ARACELI CINEMAdiCITTA'

Indicazioni Sito Web Contatta l'azienda

ARACELI CINEMAdiCITTA' Cinema del presente e del passato.

🎭 AL VIA LA NUOVA STAGIONE DEL CINEMATEATRO ARACELI! 🌟Siamo felici di presentarvi la nostra nuova rassegna teatrale: un ...
13/10/2026

🎭 AL VIA LA NUOVA STAGIONE DEL CINEMATEATRO ARACELI! 🌟
Siamo felici di presentarvi la nostra nuova rassegna teatrale: un cartellone ricco di appuntamenti pensato per emozionare i grandi e far sognare i più piccoli!
Dai grandi classici della commedia agli spettacoli contemporanei, fino alle domeniche dedicate interamente alle famiglie. Scopri tutti gli appuntamenti e segna le date in calendario:
✨ GLI SPETTACOLI SERALI (ore 20:30)
• 🗓️ 05/11/2026 (Giovedì) – Divorzio con sorpresa – Astichello
• 🗓️ 26/11/2026 (Giovedì) – Loop – Teatro da Ponte
• 🗓️ 10/12/2026 (Giovedì) – Terra de mari de laghi e de monti
• 🗓️ 14/01/2027 (Giovedì) – Il metodo Hudini – For.The.
• 🗓️ 28/01/2027 (Giovedì) – I 39 scalini – Amici Teatro Pianiga
• 🗓️ 18/02/2027 (Giovedì) – Malabrenta – Teatro Bresci
🎈 IL TEATRO PER BAMBINI E FAMIGLIE (Domenica ore 15:30)
• 🍭 15/11/2026 – Layana, la piccola principessa
• 🍭 06/12/2026 – Lalla la farfalla
• 🍭 17/01/2027 – Camilla e il drago dei rifiuti
📍 Dove: CinemaTeatro Araceli
🎟️ Info e biglietti sul nostro sito
📞 Contatti: 0444 514253

Auguri a SASHA BARON COHEN che oggi compie 56 anni (Hammersmith, Londra, Regno Unito, 13 ottobre 1971).Proveniente da un...
12/10/2026

Auguri a SASHA BARON COHEN che oggi compie 56 anni (Hammersmith, Londra, Regno Unito, 13 ottobre 1971).
Proveniente da un background di tutto rispetto, Sasha Baron Cohen è il secondo dei tre figli - Amnon ed Erran - di Gerald e Daniella. Il padre, originario del Galles, è un addetto agli acquisti nella celebre Piccadilly (rinomata strada riservata allo shopping). Sua madre è, invece, un'insegnante israeliana dalle radici persiane.
Cresciuto nell'area tra Staines e Spelthorne - con una rigida educazione ebraica - studia in una scuola privata maschile di Elstree, per poi frequentare il Saint Columba's College di St Albans.
Molto popolare tra i coetanei del quartiere, il ragazzaccio è il leader dei West Staines Massive, il maggiore clan di Staines. Cugino del Professor Simon Baron Cohen (stimato docente di psicopatologia), Sacha si inscrive all'Università di Cambridge nel 1991. Studente modello, il giovane diviene un attivista del movimento Socialist-sionista "Habonim Dror", nonché un ottimo giocatore di ga-ga-ball.
Durante il periodo del college, inoltre, si appassiona al teatro recitando in "Il Violinista sul Tetto" e "Cyrano de Bergerac".
Tre anni dopo consegue la laurea in storia, realizzando una tesi sugli ebrei in America. Successivamente, l'artista va in cerca di ingaggi presso i numerosi locali della capitale britannica. Esordisce come DJ resident al 'The Crooked Billet' di Iver Heath, dove lavora ogni domenica per qualche misera sterlina.
Le sue performance demenziali, pungenti e dissacratorie vertono spesso su argomenti politici e sessuali.
Più tardi, la sua geniale testolina partorisce l'irresistibile personaggio di Ali G: un gangster- rapper fanfarone - proviene da Staines - che si atteggia da jamaicano-londinese.
È il 1998 quando il comico debutta nel programma inglese 'The 11 O'Clock Show' di Channel 4, riscuotendo un successo inaspettato tanto che bizzarre espressioni, quali 'booyakasha', 'aaaiii' e 'minger', entrano a far parte del vocabolario nazionale.
Gli viene cosi proposto di realizzare una sitcom tutta sua dal titolo 'Da Ali G Show'. Ben presto diventa una star planetaria: persino la divina Madonna si invaghisce del nostro pischello, tanto da volerlo nel videoclip di "Music". Il fenomeno Ali G è inarrestabile a tal punto che nel 2002 si tramuta in film. Il tempo passa e il divo si reinventa, creando una nuova macchietta: Borat, il reporter kazako con la fissa per la pornografia e la tendenza a esternare un insolito umorismo anti-semita.
Nel 2006, Borat arriva sul grande schermo nel pluripremiato Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan che gli frutta, addirittura, il Golden Globe come Miglior Attore Protagonista in una Commedia.
Nello stesso anno, Baron Cohen viene scritturato nel cast di Ricky Bobby: La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno, al fianco di Will Ferrell.
Sacha ha, ancora una volta, dato vita a un altro insolito individuo: Brüno, giornalista gay esperto di moda. Nel 2007, eccolo intento ad affilare il suo rasoio nei panni dell'italiano Adolfo Pirelli, nel musical gotico Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street. In seguito, è accusato di contraffazione in The Trial of the Chicago 7 di Spielberg, non se lo fila nessuno nella comedy Dinner for Schmucks (remake del francese La cena dei cretini) e si da al rock in Curly Oxide and Vic Thrill.
Nel 2012 arriva un ruolo importante: interpreta il capostazione che dà del filo da torcere al giovane protagonista in Hugo Cabret, di Martin Scorsese, oltre a Monsieur Thénardier in Les Misérables, ma soprattutto è nuovamente in un provocatorio film di Larry Charles, Il dittatore, presentato al Festival di Cannes. Nel 2016 torna a dar vita ad un nuovo personaggio nel film Grimsby - Attenti a quell'altro, in cui interpreta Nobby Grimsby, un disoccupato entusiasta della vita, che ha come unici obiettivi l'avere nove figli dalla sua 'geniale' compagna e ritrovare il fratello scomparso.
Nel 2020 torna col suo personaggio più famoso in Borat: Subsequent Moviefilm, grazie al quale vince i Golden Globe come miglior commedia e miglior attore in una commedia, è lo splendido Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin.
Contrariamente ai suoi personaggi volgari, il divo ha la fama di gentleman. È sposato con l'attrice australiana Isla Fisher dalla quale ha avuto due figlie, Olive e Elula Lottie Miriam.

84 anni fa nasceva PAMELA TIFFIN (Oklahoma City, Oklahoma, USA, 13 ottobre 1942 - Manhattan, New York, USA, 2 dicembre 2...
12/10/2026

84 anni fa nasceva PAMELA TIFFIN (Oklahoma City, Oklahoma, USA, 13 ottobre 1942 - Manhattan, New York, USA, 2 dicembre 2020).
Figlia di Grace e di Stanley Wonso, architetto, e di origini anche britanniche e russe, nacque a Oklahoma City e in seguito si trasferì a Chicago, ove iniziò a fare la modella all'età di 13 anni per pagarsi i corsi all'Hunter College. Una volta diplomata, emigrò a New York dove proseguì la sua carriera; successivamente posò come ragazza copertina per Vogue e divenne una tra le più celebri modelle della Grande mela, arrivando a guadagnare fino a 1 500 dollari alla settimana. Nel 1960 si avvicinò al mondo dello spettacolo, con un'apparizione nel cortometraggio Music of Williamsburg.
Nel 1961, durante una vacanza a Hollywood in occasione del Giorno del ringraziamento, venne notata dal produttore Hal B. Wallis, marito dell'attrice Martha Hyer, che le propose un provino per il film drammatico, allora in produzione, Estate e fumo di Peter Glenville, tratto da una pièce di Tennessee Williams. Inizialmente riluttante poiché troppo giovane e convinta di non sapere recitare, fu infine convinta dallo stesso Wallis e affiancata ai protagonisti Geraldine Page e Laurence Harvey; per questa pellicola, presentata l'anno seguente anche alla 23ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, la Tiffin ottenne una candidatura al Golden Globe come migliore attrice debuttante. Sempre nel 1961 venne scelta dal regista Billy Wilder per prendere parte alla commedia satirica Uno, due, tre! accanto a James Cagney, Arlene Francis e Horst Buchholz, pellicola non troppo apprezzata alla sua uscita ma in seguito celebrata dalla critica tanto da diventare un film di culto, e per il quale l'attrice ebbe altre due candidature al Golden Globe, come migliore attrice non protagonista e, ancora, come migliore attrice debuttante.
Pur continuando a fare la modella, fu impiegata in altri film di genere brillante, come Alla fiera per un marito (1962) di José Ferrer, Appuntamento fra le nuvole (1963) di Henry Levin e Mentre Adamo dorme (1964) di Jean Negulesco. La sua carriera proseguì con film più impegnativi, come Detective's Story (1966) di Jack Smight, ove apparve accanto a Paul Newman, e al fianco di Burt Lancaster e Lee Remick nel western La carovana dell'alleluia (1965) di John Sturges. In quel periodo l'attrice fu ospite di varie trasmissioni televisive, e nel 1966 le venne riservato anche un significativo ruolo teatrale a Broadway nel dramma Dinner at Eight di George S. Kaufman, grazie al quale ottenne un riconoscimento al Theatre World Award.
Nel 1962 si sposò con l'editore Clay Felker, di lì a pochi anni (1968) tra i fondatori del periodico New York Magazine, dal quale divorziò nel 1969. A metà del decennio l'attrice si trasferì in Italia per recitare in vari film, pur di diseguale valore artistico: rimasta affascinata dall'ambiente di Cinecittà oltreché di Roma, vi si stabilì fino al 1974. Apprezzata per la freschezza, la sensualità e anche una certa dose di ironica ingenuità, nel Bel paese la Tiffin partecipò a pellicole come Delitto quasi perfetto (1966) di Mario Camerini accanto a Philippe Leroy, L'arcangelo (1969) di Giorgio Capitani insieme a Vittorio Gassman, e Il vichingo venuto dal sud (1971) di Steno in coppia con Lando Buzzanca.
La sua interpretazione più nota e riuscita in questi anni è probabilmente quella dell'operaia marchigiana Marisa Di Giovanni nel film Straziami ma di baci saziami (1968) di Dino Risi, ove recitò accanto a Nino Manfredi e Ugo Tognazzi; in precedenza, assieme a Marcello Mastroianni aveva preso parte a uno degli episodi del film Oggi, domani, dopodomani (1965), diretto da Luciano Salce e prodotto da Carlo Ponti. Nel febbraio 1969 posò senza veli sulla rivista Pl***oy, coperta solo dai lunghi capelli dorati. Nello stesso anno rientrò temporaneamente negli Stati Uniti per apparire al fianco di Peter Ustinov nel film satirico Riprendiamoci Forte Alamo! di Jerry Paris, parzialmente girato a Roma anche per volere della stessa attrice. Nel 1972 si cimentò con il western picaresco, genere allora piuttosto popolare, con la pellicola Los amigos di Paolo Cavara, ove recitò con Franco Nero e Anthony Quinn.
Tiffin sul set di Giornata nera per l'ariete (1971)
Durante la sua permanenza in Italia la Tiffin conobbe l'intellettuale e filosofo Edmondo Danon, figlio del produttore cinematografico di origini bulgare Marcello Danon, che sposò nel 1974 e al quale diede due figlie, Echo Angelica nel 1976, che in parte seguì le orme della madre, e Aurora nel 1981. Allontanatasi da Hollywood, in Italia apparve spesso in pellicole di modesto valore artistico e commerciale e relegata perlopiù a ruoli sexy. Dopo il film Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Maria, Florinda, Barbara, Claudia e Sofia, le chiamo tutte "anima mia" (1974) di Mauro Ivaldi decise di abbandonare la recitazione per tornare a vivere a New York e dedicarsi alle figlie e al marito, il quale presiedeva il locale Istituto Hesperia per il Medioevo e il Rinascimento.
Ritiratasi a vita privata, da allora apparve sporadicamente sia sugli schermi sia in pubblico. Nel 1982 intervenne per la televisione statunitense in uno show tributo a Billy Wilder; di nuovo in Italia, nel 1986 recitò nel film televisivo Rose di Tomaso Sherman, tratto da un soggetto di Ennio De Concini e di cui era protagonista Valerie Perrine; nel 2003 apparve nel ruolo di se stessa, insieme alla figlia Echo Angelica, nel documentario Not Guilty di Abel Ferrara.
È morta a New York il 2 dicembre 2020 all'età di 78 anni.

105 anni fa nasceva Ivo Livi, per tutti YVES MONTAND (Monsummano Terme, 13 ottobre 1921 - Senlis, Francia, 9 novembre 19...
12/10/2026

105 anni fa nasceva Ivo Livi, per tutti YVES MONTAND (Monsummano Terme, 13 ottobre 1921 - Senlis, Francia, 9 novembre 1991).
Yves Montand, al secolo Ivo Livi, nacque in provincia di Pistoia, italianissimo dunque, anche se nel 1924 fu costretto con la famiglia a emigrare a Marsiglia, in fuga dal regime fascista; tutta la sua storia artistica si è poi svolta in Francia, diventando a tutti gli effetti un oriundo di quel Paese.
A qualche anno dal suo trasferimento forzato Montand ha modo di mettere in luce, nella ricca e articolata vita parigina (che offriva da questo punto di vista più possibilità della provinciale Italia) le sue qualità di fine attore e chansonnier suadente, che lo imporranno al grande pubblico come figura alta e rispettabile.
Artista versatile, recita nel suo primo film "Mentre Parigi dorme" nel 1946, sotto la regia di Marcel Carné, un nume tutelare della settima arte e Nathalie Nattier. In quegli anni avviene il colpo di fortuna: Joseph Kosma compone per il film, su parole di Prévert, la canzone "Les feuilles mortes" e lui la porta al successo nel mondo intero. Un brano malinconico e delicato che ha fatto storia, poi sfruttato fino all'inverosimile come "standard" da centinaia di jazzisti.
Amico di star come Edith Piaf e Simone Signoret, fu introdotto da queste nel giro del grande cinema e si mosse con disinvoltura dalla commedia al dramma fino a diventare l'invidiatissimo partner di Marilyn Monroe in "Facciamo l'amore" (1960). Tra gli anni '70 e gli anni '80 tratteggerà figure di uomini un po' segnati dalla vita ma mai del tutto vinti con la regia di Sautet. Il regista Costa Gavras lo volle per i suoi film "Z L'orgia del potere", "La confessione" e "L'Amerikano".
Come scrive mirabilmente Giancarlo Zappoli nel dizionario Farinotti "Per chi aveva vent'anni nel '68, il volto di Montand (trasmutante da un sorriso disarmante a una pensosità matura) era strettamente legato ai personaggi dal contenuto altamente politico offertigli da Costa Gavras. Dalla sua recitazione emergeva una passione politica orientata a sinistra ma già pronta al disincanto onesto quello cioè che vede gli errori commessi ma non per questo rinnega gli ideali".
Anche i suoi amori sono stati celebri, a partire da Edith Piaf, che dal 1944 gli è stata accanto per tre anni, guidandolo con intelligenza e avviandone l'evoluzione verso la canzone popolare parigina, fino a Simone Signoret che sposò nel 1951 e con cui formò nella vita - come in scena - una coppia leggendaria. Yves Montand è morto il 9 novembre 1991, all'età di 70 anni.

114 anni fa nasceva CORNEL WILDE, pseudonimo di Kornél Lajos Weisz (Prievidza, Slovacchia, 13 ottobre 1912 – Los Angeles...
12/10/2026

114 anni fa nasceva CORNEL WILDE, pseudonimo di Kornél Lajos Weisz (Prievidza, Slovacchia, 13 ottobre 1912 – Los Angeles, California , USA, 16 ottobre 1989).

Cornel Wilde (Cornelius Louis Wilde) nacque in Ungheria da famiglia ebraica, in una cittadina che poi venne integrata in territorio cecoslovacco (attualmente si trova in Slovacchia). Nel 1920 emigrò negli Stati Uniti con i genitori e la sorella Edith. Nel 1940 venne notato dai produttori di Hollywood mentre recitava a Broadway in Romeo e Giulietta, nel ruolo di Tebaldo. Sposato dal 1937 con Patricia Knight, il matrimonio durò fino al 1951, quando Wilde incontrò l'attrice Jean Wallace, che sposò in seconde nozze e con la quale interpretò diversi film negli anni cinquanta.
Tra le sue interpretazioni, sono da ricordare il ruolo di Fryderyk Chopin in L'eterna armonia (1945), per il quale venne candidato all'Oscar, il melodramma Femmina f***e (1945), accanto a Gene Tierney, e il ruolo dell'acrobata Sebastian in Il più grande spettacolo del mondo (1952) di Cecil B. DeMille. Nel 1950 fondò una propria casa di produzione, con la quale produsse il film noir La polizia bussa alla porta (1955) che interpretò accanto alla moglie Jean Wallace. Tra i vari film in cui fu regista e interprete, La preda nuda (1966), girato in Sudafrica. Divorziò da Jean Wallace nel 1981.
Wilde morì sul finire degli anni ottanta, di leucemia.

12/10/2026

Da Giovedì 15 al Vostro CINEMAdiCITTÀ
"IL TEMPO DI ANNE" di Lisa Azuelos con Sophie Marceau

🎭 AL VIA LA NUOVA STAGIONE DEL CINEMATEATRO ARACELI! 🌟Siamo felici di presentarvi la nostra nuova rassegna teatrale: un ...
12/10/2026

🎭 AL VIA LA NUOVA STAGIONE DEL CINEMATEATRO ARACELI! 🌟
Siamo felici di presentarvi la nostra nuova rassegna teatrale: un cartellone ricco di appuntamenti pensato per emozionare i grandi e far sognare i più piccoli!
Dai grandi classici della commedia agli spettacoli contemporanei, fino alle domeniche dedicate interamente alle famiglie. Scopri tutti gli appuntamenti e segna le date in calendario:
✨ GLI SPETTACOLI SERALI (ore 20:30) Biglietto singolo euro 15, Abbonamento ai 6 spettacoli euro 60
• 🗓️ 05/11/2026 (Giovedì) – Divorzio con sorpresa – Astichello
• 🗓️ 26/11/2026 (Giovedì) – Loop – Teatro da Ponte
• 🗓️ 10/12/2026 (Giovedì) – Terra de mari de laghi e de monti
• 🗓️ 14/01/2027 (Giovedì) – Il metodo Hudini – For.The.
• 🗓️ 28/01/2027 (Giovedì) – I 39 scalini – Amici Teatro Pianiga
• 🗓️ 18/02/2027 (Giovedì) – Malabrenta – Teatro Bresci
🎈 IL TEATRO PER BAMBINI E FAMIGLIE (Domenica ore 15:30) Biglietto euro 5
• 🍭 15/11/2026 – Layana, la piccola principessa
• 🍭 06/12/2026 – Lalla la farfalla
• 🍭 17/01/2027 – Camilla e il drago dei rifiuti
📍 Dove: CinemaTeatro Araceli
🎟️ Info e biglietti sul nostro sito
📞 Contatti: 0444 514253

DOMANI, Martedì 13, alle ore 21,00 "IL DOTTOR STRANAMORE" di Stanley Kubrick A distanza di 62 anni, Il Dottor Stranamore...
12/10/2026

DOMANI, Martedì 13, alle ore 21,00
"IL DOTTOR STRANAMORE" di Stanley Kubrick

A distanza di 62 anni, Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick torna al cinema in versione restaurata 4K. Riguardandolo si ride ancora molto. E ci si incupisce di aver riso, come allora. L’approfondimento di Alessandro Trocino ci ricorda la sua impressionante attualità.
Nel maggio scorso, Donald Trump ha spiegato che se il cessate il fuoco dovesse fallire, «non resterebbe che assistere a un unico grande bagliore proveniente dall’Iran». La risposta di Teheran è arrivata su X, dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, che ha postato una clip del Dottor Stranamore, con il maggiore Kong (Slim Pickens) che m***a sulla bomba H, piazzata nel portello del B52, agitando il cappellone da cowboy come in un rodeo, mentre si schianta sull’Unione sovietica e provoca una catastrofe nucleare. Bisogna immaginarsi Trump a cavallo dell’apocalisse, con la capigliatura bionda che sventola mentre provoca trionfante l’unico grande bagliore che ci avvolgerà per sempre.
Riguardando Dr. Strangelove, uscito nel 1964, si ride ancora molto. E ci si incupisce di aver riso, come allora. Stanley Kubrick, ossessionato dall’incubo nucleare, ha in mente di girare un thriller politico drammatico, tratto dal romanzo «Red Alert» di Peter George, ex pilota della Raf e ufficiale dei servizi segreti britannici. Si studia quarantasei libri sulla strategia nucleare e si consulta con esperti come lo stratega Herman Kahn. Ma quando inizia a lavorare sulla sceneggiatura, cambia i suoi piani: «L’idea di farne una commedia da incubo mi è venuta nelle prime settimane di lavoro sulla sceneggiatura. Mi sono reso conto che, cercando di dare sostanza alla storia e di immaginare appieno le scene, bisognava tralasciare elementi assurdi o paradossali, per evitare che risultassero divertenti; ma questi elementi sembravano essere al centro delle scene in questione… Le cose che fanno ridere sono in realtà il cuore delle pratiche paradossali che rendono possibile una guerra nucleare».
C’è chi trovò irrispettoso e anti-americano il film. Come Bosley Crowther, che scrisse sul New York Times: «Sono turbato dal sentimento di discredito e persino di disprezzo per l’intero apparato di difesa. È la più devastante e malata beffa in cui mi sia mai imbattuto». Lo storico Lewis Mumford lo difese e scrisse che «se lo spettatore non fosse purificato dalle risate, sarebbe paralizzato dall’insopportabile ansia che questa politica, una volta valutata onestamente, produrrebbe». Susan Sontag scrisse che «Il Dottor Stranamore è nichilismo per le masse, un nichilismo filisteo». Dr. Strangelove ci scava ancora dentro, a 62 anni di distanza. Sul New Yorker, per il cinquantesimo anniversario, David Denby scrisse che «il film prende in giro i molti americani che acconsentono a una logica f***e». E prende in giro molti di noi, anche oggi. Mentre deridiamo quelle figurine patetiche e grottesche, loro giocano con il mondo come Charlie Chaplin ne Il Grande Dittatore. E potrebbe esplodere in qualunque momento, per un capriccio, un calcolo sbagliato o una goffaggine.
Gli elementi di farsa e di tragedia che ci porteranno all’apocalisse – e fin quando non si verifica, certo, è catastrofismo – sono tutti sul tavolo. Il 15 luglio il segretario alla Guerra Pete Hegseth, quello che ha annunciato una fucilazione in streaming, ha detto di voler verificare i livelli di testosterone delle truppe. Un alto livello di testosterone, ha spiegato, è un vantaggio tattico e «abbiamo il sacro dovere di mantenere tale vantaggio». Come non vedere assonanze nelle parole del colonnello Jack D. Ripper, che teme di essere stato contaminato dai russi e che pensa che l’inquinamento dei suoi «preziosi fluidi corporei» lo abbia portato all’impotenza? Sarà questa défaillance sessuale a spingerlo a lanciare l’attacco nucleare contro l’Unione sovietica – il film è pieno di riferimenti erotici, e anche la bomba è stata vista come un gigantesco fallo -, mentre il presidente cerca invano di fermarlo. Un complottismo virile e fascistoide, quello di Ripper, non molto dissimile dai deliri di Trump, secondo il quale gli immigrati stanno «avvelenando il sangue» degli Stati Uniti, cioè la purezza dei fluidi corporei degli americani bianchi.
La fluorizzazione dell’acqua potabile, del latte e del gelato dei bambini – dice Ripper – «è stato il complotto comunista più mostruoso che sia mai avvenuto». I complottisti hanno da tempo conquistato la Casa Bianca, attraversando le menti no vax della base Maga (Make America Great Again) e inventando teorie più strampalate di quella di Ripper, come il pizzagate che collegava i Democratici a un giro di pedofilia.
L’elenco delle assonanze con l’attualità politica è impressionante. Hegseth si concentra nel far saltare in aria le barche dei narcotrafficanti e ha la stessa serietà esaltata del generale Turgidson – generale dell’Aeronautica, interpretato da George C. Scott – che si entusiasma perché con il gas di scarico dei B52 ci si possono friggere i polli in un cortile. Il segretario alla Guerra indottrina così le sue truppe, a Quantico: «Niente ciccioni, niente trans, niente barbuti, strambi, smidollati, radicali. Solo guerrieri. Fuori i pagliacci ideologici, dentro i cowboy patriottici». Si possono immaginare le sue vene del collo tendersi, i bicipiti scoppiare, come quelli del generale Turgidson, sempre stentoreo, in pose macho e militaresche.
Negli anni Sessanta l’equilibrio si reggeva sulla deterrenza, la teoria della mutua distruzione assicurata (acronimo, Mad, come matto). L’uso di armi nucleari, si teorizzava, avrebbe comportato la completa distruzione sia dell’attaccante sia del difensore. Questo creava una paralisi vitale. Lo spiega lo stesso dottor Stranamore nel film: «La deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare». Kubrick immagina un sistema automatico di risposta a un attacco del nemico messo a punto dai sovietici, non disinnescabile dagli uomini: nel caso un aereo americano sganciasse una bomba sul territorio nemico, ci sarebbe l’inevitabile risposta nucleare. Ma i sovietici si dimenticano di avvertire gli americani di avere architettato «la macchina dell’apocalisse», vanificando la deterrenza. Per tutto il film, i due presidenti cercano invano di fermare la catastrofe. Ma ormai è troppo tardi, l’uomo non può fare più nulla, è superato dalla tecnologia. Eppure Turgidson, emblema del militare che ha perso il senso della realtà, difende ancora il sistema: «Non credo sia giusto condannare l’intero programma per un singolo errore, signore». La fine del mondo è dunque un «errore», un «singolo errore». Come quello dell’intelligenza artificiale, che ci ucciderà tutti, come stanno dicendo molti di quelli che l’hanno creata. Per errore. Che probabilità hanno i robot di distruggere l’umanità, hanno chiesto a Elon Musk? E lui serio, neanche troppo preoccupato: «Il 20 per cento».
L’aspetto più agghiacciante ed esilarante del film è lo scarto tra gli egoismi di leader inetti e grotteschi e il grado di potenza schiacciante che maneggiano. L’apparato ideologico non era molto diverso da quello di oggi. Era un’America omofoba, ossessionata dai comunisti, dai confini nazionali, dal patriottismo, dal dominio del mondo. Allora la gara era con l’Unione sovietica, oggi con la Cina. Non possiamo fermare l’intelligenza artificiale, dice Trump, perché «chi vince sull’AI vince». Ma chi vince trascina tutti nel baratro. Anche a noi daranno, come ai piloti di Dr. Strangelove, una razione di sopravvivenza con una pi***la, gomme da masticare, la sacra Bibbia e preservativi? La censura, tra l’altro, provò a convincere Kubrick a escludere questi ultimi, per nulla preoccupata della Bomba.
Ai potenti pazzoidi – Ripper, Turgidson e il dottor Stranamore – si contrappongono alcuni personaggi che rappresentano la ragionevolezza, la serietà, la razionalità. Come il presidente (il formidabile Peter Sellers), rigido, paziente e patetico nel tentativo di compiacere il nemico russo. O come Mandrake (di nuovo Sellers, che interpreta anche il dottor Stranamore) che prova con la gentilezza e il buon senso a convincere Ripper a desistere e a dargli il codice nucleare. È particolarmente straziante nel film assistere alla disfatta della ragionevolezza di fronte al potere della follia. Un po’ come nei Predatori dell’arca perduta, quando il nemico tira fuori una scimitarra e la fa roteare con grande virtuosismo: Indiana Jones vede l’arma bianca, residuo del passato come la ragione, estrae la pi***la con aria annoiata e chiude la partita.
Il dottor Stranamore è il direttore della ricerca, un tedesco con gli occhiali scuri e il sorriso stampato in faccia e un braccio meccanico, guantato di nero, che ha la tendenza incontrollabile a scattare in alto nel saluto nazista o a stringerlo in una morsa mortale alla gola. A essere inquietante non è solo che sia nazista, ma che sia perfettamente integrato all’interno del comando militare americano (anche se ogni tanto gli scappa un Mein Führer). Proprio come Wernher von Braun, il nazista creatore del razzo V-2 che terrorizzò Londra alla fine della guerra, e che diventò uno dei più importanti scienziati missilistici americani.
Il dottor Stranamore ha un piano: far scendere in miniera una parte della popolazione, dove si potrà sopravvivere fino a 93 anni, protetti dalla distruzione provocata dalla bomba. Come si sceglieranno i fortunati? Lo deciderà il computer. Saranno scelti tra militari, politici, e ci saranno dieci donne per ogni uomo: la priorità sarà per quelle più seducenti, perché anche sepolti nelle miniere bisogna pensare a fare figli e a non farsi sorpassare dai russi. Non ricorda gli allarmi sulla denatalità, le teorie razziste della Grande sostituzione, il timore di genocidio dei bianchi e degli occidentali e la paura che il miliardo e mezzo di cinesi ci sconfigga con la forza dei numeri?
Oggi, il dottor Stranamore potrebbe essere coinvolto nell’eterno dibattito sul pacifismo, contro il riarmo e contro la logica della deterrenza. Nella base militare americana, nel film, campeggia il cartello: «La pace è il nostro mestiere». Un paradosso, del tipo «se vuoi la pace prepara la guerra». A un certo punto, il generale Turgidson spiega: «Non dico che con la bomba non ci ritroveremmo con i capelli spettinati. Ma dico che saranno non più di dieci o venti milioni di morti». Un sacrificio necessario, un dettaglio della storia. Trump, parlando dell’Iran in Nebraska, pochi giorni fa ha detto: «Che facciano fuori Los Angeles. Che facciano fuori San Diego. Sarebbe un piccolo prezzo da pagare». Il suo braccio è rimasto fermo, ma quello del suo sodale Musk, ogni tanto, si alza irresistibilmente.
Alessandro Trocino

DOMANI, Martedì 13, alle ore 18,45 "CALLE MALAGA" di Maryam Touzani con Carmen Maura L’impulso vitale, la (ri)scoperta d...
12/10/2026

DOMANI, Martedì 13, alle ore 18,45
"CALLE MALAGA" di Maryam Touzani con Carmen Maura

L’impulso vitale, la (ri)scoperta del sesso, la sfida alle scelte imposte da altri, la gioia di aver raggiunto l’indipendenza con le proprie forze: sembrerebbe la parabola formativa di un giovane adulto, invece è la storia di un’anziana signora in “Calle Malaga”, l’ultimo film diretto da Maryam Touzani e presentato alla sezione Venezia Spotlight della Mostra di Venezia.
Maria Angeles/Carmen Maura vive da quarant’anni in un bell’appartamento a Tangeri, in Marocco, patria di una numerosa comunità di spagnoli. La sua tranquilla routine viene interrotta dall’arrivo della figlia Clara/Marta Etura, che le comunica la decisione irrevocabile di vendere la casa, intestata a suo nome: Maria Angeles deve allora trovare nuove strategie per proseguire la propria vita a modo suo.
E’ una storia che sfida le convenzioni del pensiero comune, ribaltando la prospettiva del confronto generazionale: mette alla berlina la mentalità chiusa, violenta e giudicante della figlia, insieme ad un sistema che condanna l’anziano a cibi sciapi, a tagli di capelli non voluti e a una vita irregimentata in orari da collegio e attività noiose, nel nome ipocrita della salute e a discapito del rispetto tanto proclamato delle libertà personali.
La regista infrange anche il tabù di mostrare l’eros nella terza età: l’ottantenne Maria Angeles si innamora, fa sesso, e ne chiacchiera in dettaglio con la sua migliore amica, in uno dei dialoghi più gustosi e divertenti del film.
Insieme alla prorompente Carmen Maura, la casa è anch’essa protagonista: arredi e suppellettili sono stati scelti con cura dalla regista, che riesce a far percepire l’affetto di Maria Angeles per le piccole cose, il pestello della nonna, il giradischi che diventa oggetto mitologico, restituendo la qualità tattile di superfici e cianfrusaglie care alla memoria.
Tanto l’interno è avvolto da una luce calda e accogliente, così la fotografia degli esterni rende l’abbraccio morbido del sole, l’azzurro del mare in lontananza, in una città intrisa di profumi di fiori e di spezie, laddove due culture si fondono in maniera armoniosa e pacifica.
Il ritmo cala un po’ nella seconda parte, fra il recupero dei vari mobili e l’incrocio con tanti personaggi di contorno osservati con uno sguardo fin troppo benevolo, ma sono peccati veniali, che non inficiano la qualità poetica del film, animato da una sceneggiatura briosa, ricca di sfumature, e sostenuto da ottimi interpreti. Fra questi meritano una menzione anche il bravo Ahmed Boulane nel ruolo di Abslam e Maria Alfonso Rosso nei panni di Josefa, l’amica suora votata al silenzio ma non per questo meno espressiva.
Stefania De Zorzi, World Press

Indirizzo

Borgo Scroffa, 20
Vicenza
36100

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando ARACELI CINEMAdiCITTA' pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a ARACELI CINEMAdiCITTA':

Scelte rapide

Condividi

Categoria