06/07/2026
L'Arte dei Sartori in Verona: un viaggio lungo sei secoli tra regole, segreti e corporazioni
La storia di Verona è fatta di grandi casate e monumenti intramontabili, ma anche del lavoro silenzioso e fondamentale delle sue corporazioni artigiane. Attraverso lo studio dettagliato dell'opera "L'arte dei sartori in Verona" di Magnano, possiamo riscoprire la vita quotidiana, i doveri e i segreti di una delle arti più affascinanti della città, analizzandone l'evoluzione attraverso i suoi statuti.
Il "corpo" degli statuti delle Arti veronesi ha vissuto quattro grandi redazioni storiche nel corso dei secoli: nel 1260, nel 1319, nel 1493 e nel 1711. Di queste, la primissima redazione del 1260 ci è pervenuta in forma ridotta: sono sopravvissuti soltanto gli statuti dei Sartori e dei Radaroli. Questo preziosissimo testo ci è stato tramandato grazie alla trascrizione in copia dall'abate Giuseppe Venturi, il quale ebbe la fortuna di stringere tra le mani il codice membranaceo originale prima che andasse misteriosamente smarrito, lasciandoci un'eredità storica poi edita da Egidio Rossini nel 1961.
Le successive riforme testimoniano il profondo legame con la politica cittadina:
La redazione del 1319: Venne affidata a una commissione di dieci membri nominati direttamente da Cangrande della Scala, integrando e ridefinendo i vecchi capitoli.
La redazione del 1493: Sostanzialmente una copia della precedente, ma arricchita nel tempo dall'aggiunta di nuovi capitoli, come i tredici inseriti nel 1608 e un ulteriore nel 1681.
L'ultima del 1711: Una copia aggiornata che fissa definitivamente i rapporti tra il Comune, la Domus (la Casa dei mercanti), i maestri iscritti e la loro clientela.
Ma come funzionava la vita interna di questi maestri d'ascia e di ago nel Medioevo? Il punto di partenza è lo Statuto del 1260, le cui regole prendevano le mosse dal solenne "Giuramento dei consiglieri".
I consiglieri eletti si impegnavano singolarmente, giurando sui Santi Vangeli ("sancta Evangelia"), a consigliare la corporazione in buona fede, senza inganno e nell'esclusivo interesse dell'Arte, del gastaldo e del fidejussore. Questo giuramento imponeva obblighi rigidissimi, tra cui il massimo riserbo: era tassativamente vietato rivelare a terzi la natura dei consigli richiesti e delle decisioni prese all'interno della corporazione, a meno di un'esplicita autorizzazione.
Inoltre, i membri avevano il dovere di vigilare costantemente sull'operato dello stesso gastaldo e del fidejussore, assicurandosi che difendessero l'onore della corporazione e della Casa dei mercanti, e impegnandosi a restituire qualsiasi bene o documento di pertinenza dell'Arte fosse finito nelle loro mani.