“Nel 1962, grazie all’attivissimo Don Elio Simonelli, iniziarono i lavori, durati un anno, per il completo restauro del Cinema Teatro Sperimentale”
Con queste parole, in “Cronaca di vita cittadina, dalla raccolta di Antonio Busetti”, 1991, Carlo Alberto Berioli descrive il primo importante cambiamento, verso la forma di sala cinematografica, di uno degli edifici dal passato più incerto della citt
à. La travagliata storia della Sala Frau però comincia molto prima, all’epoca della Roma del III Sec. d.C., ma sotto un altro nome: Chiesa di San Gregoriuccio della Sinagoga:
“In progresso di tempo furono erette tre Chiese ad onore di questo Santo (San Gregorio, n.d.r.) in Spoleto, cioè una in detto Cimitero, ove fu sepolto, appresso la porta, denominata di esso S Gregorio; […] la seconda è cognominata S Gregorio piccolo a differenza della sopradetta, ch’è nominata maggiore; e ha contiguo un Monastero di Monache di S Chiara, le quali conservano una Costa di questo Santo; e la terza è Parrocchiale e fu edificata in un luogo ove da Pagani erano rinchiusi prigioni li Santi Martiri; e qui fu anche rinchiuso esso San Gregorio. Al presente quella Chiesa si chiama San Gregorio della Sinagoga per avervi già alcune famiglie d’ ebrei una Sinagoga ivi vicina.”
Come racconta Lodovico Iacobilli, in “Vite de Santi e Beati Dell’Umbria”, in onore del martirio del Santo fu eretta una chiesa nella parte alta della città, in una zona già abitata da numerose famiglie di ebrei. E anche Annie Sacerdoti, nella sua “Guida all’Italia ebraica”, 1986, ci testimonia la presenza a Spoleto di una realtà ebraica non indifferente:
“A ricordo (della comunità ebraica spoletina, n.d.r.) rimane oggi solo nella toponomastica cittadina il nome di una via: San Gregorio della Sinagoga, una strada a ferro di cavallo attorno ad un edificio che sembra avere tutti i caratteri di un'antica sinagoga, per la sua struttura compatta, aperta solo in alto da finestroni.”
“Sembra”, poiché infatti il problema del passato incerto non riguarda solamente l’edificio in Vicolo San Filippo 16, attuale Sala Frau, ma tutto il complesso che lo contorna e che, tra vicoli e viuzze in pietre, attira lo sguardo attento dell’archeologo Giuseppe Sordini, come riporta Toscano in “Spoleto in pietre”:
“Nel 1906 il Sordini scoprì sotto la chiesa (San Gregorio della Sinagoga, n.d.r.) un notevole edificio romano, un corridoio di circa 20 m. coperto a volta e fornito di un lungo sedile: le pareti sono costituite da grossi blocchi squadrati di pietra disposti ordinatamente a filari, il pavimento è ad opus spicatum. L’ambiente, di cui s’ignora l’antica destinazione, comunica da una parte con un vano pavimentato a mosaico e dall’altra è costituito da un muro composto di pietra e di pezzi di cornici provenienti da edifici romani. (L’accesso, non agevole, è presso la scaletta che saliva alla chiesa)”
Siamo “A Spoleto tra ottocento e novecento” e l’edificio ha già cambiato volto parecchie volte, passando dall’utilizzo pagano di destinazione incerta della Roma Caput Mundi, a quello religioso, prima ebraico, poi cristiano ed infine risultando come abitazione di un architetto spoletino. Comunque la strada ai giorni nostri è ancora lunga ma, dopo l’avvento di Don Elio e del suo gruppo parrocchiale, diventa più chiara e ci appare più semplice ricostruirne gli avvenimenti. Nel sito Cittadinanza Attiva leggiamo il ricordo dei giorni del gruppo giovanile del Duomo, attraverso gli occhi di chi li ha vissuti ed ha contribuito a scrivere la storia della Sala Frau:
“[…] La nostra marcia partì, casualmente, proprio da questa splendida città umbra dove un gruppo di quasi ventenni – io, Anna Rita, Adriana, Anna, Stefania ed altri – a loro volta impegnati nel Gruppo giovanile cattolico Emmaus (guidato da don Elio Simonelli, Parroco del Duomo), animarono prima quella ricerca in tutta la nostra regione e poi, nel 1979, fondarono la sezione locale del Movimento Federativo democratico ed in particolare del Tribunale per i diritti del malato. Nei locali del sottotetto di Vicolo San Filippo 10 della nostra città (grazie alla proprietaria, una signora anziana molto aperta ai giovani, lo sottolineo), venne aperta una delle primissime sedi del Movimento in Italia […]”
Già 16 anni prima, il Presidente della Repubblica, allora Antonio Segni, riconosceva, in un articolo unico, gli utili di una lotteria di beneficenza all’ “Oratorio interparrocchiale San Gregoriuccio”, a testimonianza dell’avvenuta trasformazione dell'edificio operata dal parroco del Duomo. Comunque, il primo vero passo verso la definizione di sala cinematografica avviene dopo il 25 Ottobre 1969, data in cui “Spoleto si era arricchita di un nuovo ente culturale: “Spoleto Cinema”, affiancato al Festival dei Due Mondi, come manifestazione a carattere mondiale”
Luchino Visconti, Massimo Bogiankino, Gian Luigi Rondi, Loreto Lucchetti (presidente della Azienda Turismo), Suso Cecchi D’Amico, Federico Fellini, Giancarlo Menotti e Franco Zeffirelli si incontrarono a Spoleto per fondare un Cine Club che avrebbe, negli anni seguenti, portato in città alcuni dei più grandi nomi del cinema contemporaneo: “alla cerimonia inaugurale, nella sala delle stelle del Palazzo Comunale, presente il sindaco Ercole Rossi, il rappresentante del governo, on. Franco Evangelisti, sottosegretario allo spettacolo, c’erano di fronte alla stampa italiana ed estera tutti i fondatori di “Spoleto Cinema” e numerosi esponenti della professione e dell’industria cinematografica, da Claudia Cardinale a Monica Vitti, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Robert Hossein, Luigi Zampa, Marina Cicogna, Nelo Risi, il direttore generale dello spettacolo Franz De Biase, Ethel Monaco, Luigi Beretta, Vice direttore generale della Radio Televisione Italiana, Ennio Palmitessa, sovrintendente del Teatro dell’Opera, Lidio Bozzini e Alberto Fioretti, Dirigenti di Unitalia e moltissimi altri esponenti della cinematografia italiana.”
La grande affluenza di personalità di spicco e i numerosi eventi (tra cui anche l’attribuzione di un premio internazionale, definito “Nobel del cinema”) interessarono anche la Sala Frau, l’allora Cinema Teatro Sperimentale:
“Poi, come tutte le cose belle, anche la vigoria del “Cine Club Spoleto” si affievolì fino a finire, ma non completamente. Infatti fu sostituito in qualche modo da un altro genere di attività, sempre incentrata sul cinema, il Cineforum. L’iniziativa fu avviata e portata avanti dal Dr. Pierluigi Castellani. Si trattava, dopo la visione di un determinato film, solitamente proiettato al Cinema Teatro Sperimentale, di un approfondirne i contenuti, di discuterne gli aspetti. Il risultato fu buono.” (Da “Cronaca di vita cittadina, dalla raccolta di Antonio Busetti”, di Carlo Alberto Berioli)
L’ultimo e decisivo passo verso la Sala Frau come tutti la conosciamo fu compiuto nel 1983 grazie ad un progetto dell’architetto Paolo Resmini: in collaborazione con il Festival dei Due Mondi e insieme al decisivo apporto di Poltrona Frau, l’anno seguente la sala fu trasformata, dando da una parte il via per la Frau al primo progetto della sua, poi divenuta famosa, Contract Division (con la quale ha firmato progetti per la costruzione, tra i tanti, del Royal Shakespeare Theatre a Stratford Upon-Avon, il Teatro Nazionale a Milano, la National Opera House a Oslo, un’estensione del Museo del Prado a Madrid, l’Alice Tully Hall, il MOMA e l’edifico del New York Times a New York, il Museo dell’Ara Pacis a Roma, la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles e tanto altro ancora), dall’altra la possibilità al Festival di Gian Carlo Menotti di avere uno spazio in più dove ospitare personalità e grandi eventi. Quanta e tale è stata la trasformazione è possibile comprenderlo dalle parole di Sandro Morichelli:
“Come si sa, in tempi passati il locale, battezzato con il nome di San Gregoriuccio, veniva chiamato "Pidocchietto", per il fatto che si trattava di un ambiente privo di comodità, di servizio igienico e di riscaldamento e con scricchiolanti sedie di legno, che veniva utilizzato dai teatranti della parrocchia di Sant'Ansano e dalle organizzazioni di ispirazione cattolica. Il pavimento era di corroso legno che veniva pulito una volta al mese con la nafta, cosa questa che impediva di fumare per non mandare a fuoco tutto il complesso. Ricordo perfettamente sulla scena del Pidocchietto bravissimi artisti, vedi i fratelli Marcello e Paolino De Angelis, in rare occasioni Alberto Talegalli e il fantasioso Franco Nicoletti, un talento naturale di primo piano. Il coordinatore e l'organizzatore numero uno fu il non dimenticato Enrico Orsini, un esperto di teatro che nei primi anni del Festival dei Due Mondi fu avvicinato anche dal maestro Menotti che ne apprezzò le sue doti e la competenza cinematografica. La disadorna sala risultava sempre affollatissima. Tra coloro che recitavano, cito anche il mio nome e cognome, che feci parte con i fratelli De Angelis dello spettacolo in cui rappresentavo l'indiano Yanko Peripe, aiuto stregone di una tribù di antica data. Successivamente sul palcoscenico salirono rappresentanti spoletini molto seguiti dal pubblico come il polivalente Pino Codini, detto Pinotto, il senatore Domenico Benedetti Valentini, l'intramontabile Gianfranco Marignoli. Con l'avvento del festival dei Due Mondi Gian Carlo Menotti trasformò l'ex Pidocchietto in un locale comodo e accogliente, sponsorizzato dalla ditta Frau che donò le rinomate poltrone che vennero messe in loco. [...]”