31/05/2026
Ci dispiace enormemente che il pubblico abbia deciso, in maniera preventiva, di ignorare 𝐀𝐌𝐀𝐑𝐆𝐀 𝐍𝐀𝐕𝐈𝐃𝐀𝐃, il nuovo nonché bellissimo film di Pedro Almodóvar.
Sappiate che vi state perdendo un gran film, perché non si era mai visto prima un Almodóvar così lucido e trasparente, così feroce e spietato verso se stesso e i meccanismi interni da cui prendono vita i suoi film. Un'ammissione di "colpa", limpida e cristallina da parte di un uomo e di un artista notoriamente assai prolifico e insieme un atto di grande onestà e di fede e dipendenza assolute nei confronti del cinema e della creazione artistica.
Orario Spettacoli:
domenica 31 maggio • ore 15.40, 18.00 e 20.45
lunedì 1 • ore 19.00 e 21.15
martedì 2 • ore 15.40, 18.00 e 20.45
mercoledì 3 • ore 19.00 e 21.15
"Oggi tanti teorizzano l’I.A. come istanza capace di premonire e prevedere i pattern del futuro; per Almodovar è ancora il cinema il vero veggente, il vero oracolo, perché capace di contenere, tematizzare, narrare i suoi stessi fallimenti, i suoi stessi, voluti inciampi, le stesse critiche che riceverà. Tutto troppo concettuale, cervellotico, onanistico? No, perché l’approdo di Almodovar è sempre il sentimento, nascosto nell’accordo sempre più raffinato che trova tra forma e contenuto: mostra le superfici, il materico e i colori con la stessa pienezza e solidità con cui racconta gli stati emotivi. Vogliamo toccare e possedere gli interni domestici, come le interiorità pulsionali dei protagonisti. Non è solo glam post-ironico, ma voglia di tradurre in immagine e arredamento la vivida saturazione delle passioni e degli struggimenti. Un iper-costruzione che ha come risultato una paradossale semplicità ad incastro. È uno degli autori che oggi più sa raccontare quel lip sync impossibile tra reale e finzione, dove la voce non si accorda mai del tutto al labiale, dove si produce sempre uno scarto, un avanzamento, una stanza accanto ancora inesplorata. Un cinema che ha il coraggio di “tornare sempre nei luoghi in cui amò la vita”. Una vecchia canzone che non smette di emozionarci." Matteo Bonfiglioli