23/04/2026
Online la recensione di “Il domani tra di noi”
Ci sono film che almeno sbagliano con convinzione, e altri che sembrano non credere mai davvero a ciò che mettono in scena.
Il domani tra di noi appartiene con una certa evidenza alla seconda categoria: usa il Survival Movie come cornice, il mélo romantico come destinazione finale, ma non riesce a dare piena consistenza né all’uno né all’altro.
Il risultato è un ibrido patinato che si lascia guardare senza troppo fastidio, salvo poi evaporare quasi subito, come se l’intera vicenda fosse stata concepita più come esercizio di confezione che come racconto da vivere.
L’innesco è da manuale. Alex Martin (Kate Winslet), fotoreporter in procinto di sposarsi, e Ben Bass (Idris Elba), neurochirurgo atteso da un delicato intervento, restano bloccati in aeroporto a causa del maltempo. Decidono allora di dividere un volo privato, ma durante il tragitto il pilota viene colto da un malore e il piccolo aereo precipita sulle montagne. I due sopravvivono, feriti e isolati in un paesaggio di neve, ghiaccio e rocce, accompagnati soltanto dal cane del pilota. Da qui in avanti il film dovrebbe costruire insieme tensione fisica, lotta per la sopravvivenza e progressiva intimità tra due sconosciuti costretti a dipendere l’uno dall’altra. Dovrebbe, appunto.
Per un buon tratto, in realtà, qualcosa funziona. La sequenza dello schianto è efficace, secca, persino inquietante nel suo caos improvviso. Il regista palestinese Hany Abu-Assad sa sfruttare bene la spettacolarità naturale delle location innevate, e nelle prime tappe dell’odissea tra i monti si avverte almeno il tentativo di tenere insieme avventura e vulnerabilità. Il paesaggio, del resto, è la presenza più credibile del film: ostile, maestoso, bellissimo da guardare. Anche il cane (presenza scopertamente ruffiana, ma inevitabilmente simpatica) finisce per lasciare un’impressione più viva di molti comprimari umani.
Il problema è che Il domani tra di noi non ha quasi mai il coraggio della propria situazione estrema.
Ben e Alex dovrebbero essere due corpi messi alla prova dal gelo, dalla fame, dal dolore, dalla paura. Invece restano quasi sempre figure levigate, troppo composte, troppo fotogeniche, troppo poco segnate da ciò che stanno attraversando. Lui ha le qualità del maschio impeccabile: medico, resistente, lucido, altruista, capace di fare tutto nel momento giusto. Lei è tenace, indipendente, vulnerabile quanto basta. Sono personaggi concepiti per piacere, non per sorprendere. E nei dialoghi questa artificiosità diventa ancora più evidente: invece di scavare davvero nei rispettivi mondi interiori, i due si scambiano confessioni schematiche, frasi da romanzo rosa, piccoli dettagli biografici che dovrebbero creare empatia e finiscono invece per ribadire quanto la scrittura sia elementare.
Qui si consuma anche il vero fallimento del film: la relazione tra i protagonisti non trova mai una temperatura emotiva convincente. La Winslet e Elba fanno il possibile con mestiere e presenza, ma tra loro non scatta quasi nulla che somigli a una necessità profonda.
Il film insiste sulla crescente vicinanza, sul reciproco affidamento, poi sull’attrazione, ma tutto appare previsto, programmato, obbligatorio. Come se la montagna, più che separarli dal mondo, li avesse infilati in un meccanismo narrativo già deciso in partenza.
Abu-Assad, che in passato aveva mostrato ben altra urgenza in film come Paradise Now e Omar, qui sembra piegarsi senza resistenza alle convenzioni del prodotto hollywoodiano medio. La sopravvivenza resta spesso superficie, il melodramma non trova vera forza, e il film si muove tra cliché accumulati con una leggerezza involontariamente comica: cellulari dalla batteria inesauribile, ferite che pesano solo quando serve, attimi di intimità che arrivano nel mezzo del nulla con la naturalezza di una vacanza avventurosa. E se già la parte montana soffre di una credibilità intermittente, è il finale a far crollare definitivamente tutto: quando la vicenda lascia il terreno del survival e si consegna senza più difese al romanzetto sentimentale, il film smette di reggersi in piedi.Il domani tra di noi Interna 4
Resta allora la sensazione di un’occasione mancata.
C’era la possibilità di fare un survival asciutto e duro, o al contrario un mélo estremo sul desiderio che nasce nel trauma. Il domani tra di noi sceglie entrambe le strade e non ne percorre davvero nessuna. Rimangono la neve, qualche scorcio notevole, due star di peso e un puma che fa la sua comparsa con più dignità di molti passaggi di sceneggiatura.
Troppo poco, francamente, per lasciare traccia.
www.cineastio.it
Voto 4/10
Di
Illustrazione