13/07/2026
Online la recensione di “Suspect Zero”
Ben Kingsley, Aaron Eckhart, Carrie-Anne Moss, il fatto che in qualche modo nel progetto ci sia Tom Cruise, l’intrusione provvisoria di Sylvester Stallone e un titolo parecchio intrigante, erano elementi più che sufficienti perché decidessi nell’ambito del mio rastrellamento mensile di DVD tra la rete e i negozi specializzati, di acquistare questo titolo.
Avvisando subito che a conti fatti non ne è valsa la pena, Suspect Zero ci ricorda con forza come la fine (e forse in un thriller ancora di più) abbia un’importanza capitale nel giudizio complessivo di un film. Sbagliarla nei concetti e nella realizzazione, come in questo caso, risucchia tutta la costruzione in un vortice di opacità e quindi di conseguente dimenticabilità.
Entrando nello specifico, l’incipit è molto buono: crea interesse e attesa nella giusta maniera facendo capire subito quale sia l’ambito. Sostanzialmente, le pedine in campo sono immediatamente riconoscibili e questo permette, anche per il taglio un po’ contorto che inizierà da li a poco, di avere dei punti di riferimento chiari e quindi concentrarsi sulle singole dinamiche. Ecco, qui le cose si complicano, perché se da un lato tutto ci porta alla classica caccia al killer (nel caso specifico del killer dei killer) dall’altro prende in continuazioni strade diverse cercando di confondere le idee. Soprattutto l’opinione che si crea intorno al protagonista (Thomas Mackelway) è, appunto, confusa e non è per uno sbaglio narrativo ma proprio per scelta. Questo, ovviamente, ci porta a chiederci se questa sia stata corretta e la risposta è: dipende dalla prospettiva. Se la si prende sino a circa 15 minuti dalla fine non si può non dire che qualcosa aveva trasmesso, compreso un senso opprimente di mistero (soprattutto del passato) e difficoltà (del personaggio) emotive.
Elias Merhige, la cui mano thriller/noir è evidente anche in questo progetto, cerca di riportare in Suspect Zero quel tocco sottile di soprannaturale come fatto per L’ombra del vampiro, ma mentre in quest’ultimo le caselle alla fine sono andate al loro posto qui l’impressione che non collimassero è stata invadente. Anche lo scivolo che ha portato alla resa dei conti, è stato, sempre a mio avviso, scomposto nel senso che non c’è stata una solida strada che ha unito azione e conseguenza. E’ apparso tutto irregolare, provvisorio, come se la spiegazione in se avesse avuto nel suo DNA la capacità di pulire sceneggiatura e sviluppo. Purtroppo non è stato cosi, nonostante, ribadisco, un valore di pura regia buono e pensato.
Altro grande limite di questa produzione il fatto che ti da sempre l’impressione di mostrare qualcosa di già visto. Questa sensazione va oltre la semplice sovrapposizione della classica caccia al killer (vista e rivista ma comunque se fatta bene sempre intrigante), ma riguarda le singole scene che rimandano a momenti di cinema, appunto, già visti. Questo peso ti porta, è inevitabile, ad ammorbidire la valenza dei singoli gesti che cosi passano senza quella sostanza necessaria e che evidentemente era cercata.
All’opposto di tutto quello fin qui detto, la prova di Ben Kingsley. Il suo personaggio è da subito solido, intrigante e ti trasmette quel senso di follia controllata a cui puntava. Il suo volto, le sue movenze si incastrano perfettamente con lo sfondo risultando a conti fatti l’unico elemento costante e funzionale di tutto il film.
Aaron Eckhart, invece, si smarrisce in continuazione. La sensazione, però, è che tale provvisorietà è figlia più dello script che di una vera colpa dell’attore. Se, infatti, analizziamo i singoli momenti, la prova c’è ed è quindi la dimostrazione di quanto appena detto.
Informandomi un po’, ho letto che l’idea iniziale (quella che aveva intrigato Cruise e Stallone tanto per intenderci) negli anni ha subito alcune variazioni. In particolare la scelta della soluzione, che poi ha indirizzato il finale, è uscita dopo. E’ chiaro che ora la domanda è: la scrittura iniziale era cosi peggio di quella poi decisa? Io penso di no. Penso di no perché non poteva essere cosi provvisoria come è stato. Penso di no perché quell’apertura finale che il film da è veramente campata in aria e senza nessun costrutto e non credo si potesse fare di peggio. E penso di no perché un thriller può giocare sia sull’effetto finale sorpresa che su una costruzione lineare e conseguenziale, mischiarle diventa scivoloso e, tornando al paragone, non credo che la prima idea sarebbe caduta come questa.
Suspect Zero è il classico film che una volta finito ti sbrighi a toglierlo dal lettore per rimetterlo velocemente al suo posto sapendo che non lo rivedrai mai più. La cosa paradossale è che a differenza di altri titoli meritevoli questo su trova su Netflix…misteri delle scelte.
www.cineastio.it
Voto 4.8/10
Di
Illustrazione