11/08/2026
Il testo del discorso di Roberto Saviano al funerale di Michela Murgia: «Proteggeva tutti noi»
di Roberto Saviano
«Michela aveva voluto che questa giornata fosse per tutti: tutti coloro che hanno percorso la sua strada, leggendola, ascoltandola, ritrovandosi nelle stesse lotte. Mettere insieme tutti coloro che hanno avuto il suo sentire. Me l’aveva detto esplicitamente: «Che cosa mi perderò... Immagina che gran casino di bene…». Vedendo tutto l’amore che riempie questa chiesa, Michi aveva ragione.
Michela aveva un talento magnifico che le permetteva di ribaltare le cose. Era questo che la rendeva così pericolosa nei confronti dei poteri. Sapeva mostrarti velocemente come dietro l’accusato ci fosse innocenza, come dietro un colpevole ci fosse una manipolazione del carnefice, come dietro un aggettivo ci fosse un intero modo di criminalizzare una libertà. Con lei capivi che l’ombra è data dalla luce e che non esiste abisso senza superficie. Il conforto non sta nell’edulcorare il dolore, il conforto sta nell’indicare un sentiero che attraversa il dolore e ti permette di uscirne. Scrivere era questo, per Michela Murgia: la strada che, attraversando il dolore, porta fuori, alla ricerca della felicità.
Quando le cose non andavano, ti rispondeva sempre: «Non stare solo, vieni qui». Era la prima cosa che diceva quando al telefono sfogavi dolore, rabbia o tristezza: «Dove sei? Non stare solo». Le scelte di Michela possono essere sintetizzate in questo non essere soli, nel non far sentire soli e nel riconoscere le differenze è il primo atto per capire che non siamo soli.
Michela ha reso pubblica la sua malattia per mostrare e difendere la dignità. Diceva: «Il tuo valore non si esaurisce in quanto vieni pagato», così la malattia non ti fa smettere di essere quello che sei. Anzi: la prospettiva della fine intensifica la possibilità di reinventare la vita. Perché l’ha reso pubblico? Per non sentirsi sola e non far stare soli chi vive nella stessa condizione.
Michela ha protetto tutti fino alla fine. Persino nei suoi ultimi, dolorosissimi, atroci momenti, non ha voluto nemmeno per un attimo che qualcuno portasse su di sé la sua sofferenza, perché ci avrebbe potuto isolare, farci sentire impotenti. E lei è stata abile a non comunicarci il dolore delle sue scelte di lotta, delle sue scelte pubbliche che le fecero pagare un prezzo altissimo di sofferenza.
In questo Paese è stato possibile che si considerasse una scrittrice, un’intellettuale, un’attivista come rivale politica, una nemica politica. Ma tra chi ha potere e un intellettuale non c’è reciprocità: al contrario, c’è sproporzione. Un parlamentare ha l’immunità e un potere reale, ha il Parlamento stesso a proteggerlo, mentre l’intellettuale ha soltanto la propria voce: può offrirla o sottrarla. Non ha che le proprie parole e il suo corpo. Attaccare sistematicamente Michela aveva, e ha, il solo scopo di intimidire chiunque decida di esporsi. E vi hanno fatto credere, spargendo infamia, che fossimo noi a diffondere odio, noi che avevamo invece deciso, con fermezza, di reagire a tutto questo orrore.
Di fronte agli attacchi, lei era abilissima a ribaltare la questione: «Non sei contento?». «Ma in che senso contento? Questi ci stanno riversando tutti gli hater possibili...». «Beh, innanzitutto non sei solo: siamo io e te. Già in due ci smezziamo tutta la m***a, tutto l’orrore… E poi, lo vedi?, ci stanno venendo dietro: siamo noi a dettare l’agenda delle cose di cui parlare, perché il racconto della realtà stiamo riuscendo a farlo noi. Devi avere fiducia in chi legge: sa distinguere».
Michela ha saputo lottare e lottare significa avere sempre nuovi orizzonti di felicità. E lei sceglieva di prendere parte, perché il silenzio dinanzi all’orrore l’avrebbe resa infelice. Sapeva perfettamente che prima o poi avrebbe pagato un prezzo. Lo sapeva. Ma scegliere di battersi per i diritti, di smontare le menzogne, di parteggiare per percorsi politici giusti, era l’unico modo per sentirsi in asse con sé stessa. Il percorso di Michela è sempre andato nella direzione della libertà, di tutti, anche e soprattutto di chi viveva e pensava diversamente da lei, perché i diritti moltiplicano le libertà.
I diritti non impongono ad altri di agire. Permettono a chi vuole scegliere, semplicemente, di avere riconosciuta la possibilità di vita. Alla vita Michela ha dedicato ogni energia: «Perché strade sicure le fanno le persone che le attraversano, le case sicure le fanno le luci dentro accese, i Paesi sicuri li fanno i popoli che rispettano i diritti degli ultimi, e un mare è sicuro non quando un confine lo divide ma quando una nave lo attraversa da sola». Buona traversata, Michela mia.».
Lo ripostiamo integrale.
Per lei che andata via nella notte delle stelle.
Per lei che ci manca ogni giorno.
Per lei che non ha mai arretrato di un passo, con l’unica arma della parola in tasca.
Usata a volte come una lama sottile,
A volte come un’accetta,
A volte come una leva potente, come un grimaldello che scardina il piombo, l’oro e l’argento delle gabbie che ci hanno costruito intorno.
Grazie Michela.
Grazie sempre e per sempre di te.