11/05/2026
𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐋𝐢𝐜𝐞𝐨 𝐀𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚 #𝟔
CLASSE 5G
Autrice: 𝐒𝐞𝐫𝐞𝐧𝐚 𝐂𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧𝐢
Titolo: 𝑨 𝒖𝒏 𝒑𝒂𝒍𝒎𝒐 𝒅𝒊 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂
Motivazione: Una reinterpretazione creativa del tema del contatto e della separazione. L'originalità risiede nella scelta di non mostrare i volti, lasciando che sia esclusivamente la tensione muscolare delle mani e la texture del muro scrostato a raccontare il conflitto tra desiderio di abbracciarsi e isolamento. La luce che colpisce la mano a sinistra contrasta con l'ombra profonda in cui è immersa la mano a destra, sottolineando visivamente l'impossibilità del contatto. La composizione tripartita (mano-muro-mano) crea un ritmo visivo che guida l'occhio direttamente sul "vuoto" incolmabile tra le due estremità. L'immagine riesce a rendere tangibile il senso di condizione forzata citato nell'abstract. Il fiore viola, posto esattamente al centro della barriera, diventa un simbolo potente di resistenza: un fragile tentativo di bellezza che sfida il controllo e la dipendenza. La foto non è solo una rappresentazione di un limite, ma un manifesto visivo della volontà di superarlo. La fotografia cattura bene l'essenza del corto 𝑫𝒐𝒏’𝒕 𝑳𝒆𝒂𝒗𝒆 𝑯𝒐𝒎𝒆, traducendo lo spazio domestico claustrofobico in una metafora universale. Il "palmo di distanza" del titolo può diventare anche una misura poetica dell'incomunicabilità umana.
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𝐿𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑢𝑟𝑜, 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑖𝑐𝑜. 𝐿𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒̀ 𝑡𝑒𝑠𝑎, 𝑠𝑜𝑠𝑝𝑒𝑠𝑎 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑓𝑜𝑟𝑧𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎. 𝑂𝑔𝑛𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑢𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑟𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒, 𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑒𝑝𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑢𝑟𝑔𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑙𝑜.
𝐿’𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑔𝑎 𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑫𝒐𝒏’𝒕 𝑳𝒆𝒂𝒗𝒆 𝑯𝒐𝒎𝒆 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑝𝑎𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑚𝑖𝑡𝑒. 𝑁𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑡𝑜, 𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜 𝑑𝑜𝑚𝑒𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎, 𝑢𝑛 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑒 𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 “𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒” 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎𝑡𝑎. 𝐴𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑚𝑜𝑑𝑜, 𝑙𝑎 𝑏𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜: 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎, 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑜.
𝐿𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎, 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎. 𝐸̀ 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑠𝑐𝑖𝑟𝑒, 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒, 𝑑𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑎. 𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑡𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎 𝑛𝑒́ 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒: 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙’𝑜𝑏𝑏𝑙𝑖𝑔𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜.
[ 𝑆𝑒𝑟𝑒𝑛𝑎 𝐶𝑎𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎𝑛𝑖 ]
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