13/08/2025
DFFF 2025 | DIARIO DI BORDO | 9 AGOSTO
C’è sempre un momento, alla fine di un festival, in cui l’aria sembra vibrare di ciò che si è vissuto. Al Castello di Donnafugata, la 17ª edizione del Donnafugata Film Festival si è chiusa così: con musica, immagini e parole che hanno trasformato ogni pietra del maniero in un palcoscenico d’emozioni. E, quest’anno più che mai, la sensazione era chiara: è stata un’edizione memorabile, forse la più intensa di sempre.
La serata nel cortile grande si è aperta con i saluti istituzionali, introdotti dal direttore artistico Andrea Traina, anima e voce di questo festival. Il sindaco di Ragusa Peppe Cassì ha ricordato come, negli ultimi anni, il DFFF abbia saputo reinventarsi e raccontarsi con forza anche sui social. Maria Rita Schembari, presidente del Libero Consorzio di Ragusa, ha parlato di un evento che è ormai a pieno titolo turismo culturale, da sostenere e far crescere. L’onorevole Stefania Campo ha annunciato con orgoglio il finanziamento regionale, promettendo di accompagnare il festival verso la sua “maggiore età” e riconoscendo che se il DFFF oggi ha una marcia in più, il merito è del suo direttore artistico.
Andrea Traina ha ripercorso un’edizione che è stata anche una scuola a cielo aperto: i workshop di doppiaggio, di linguaggio cinematografico – da cui è nato, in sole nove ore, "Talia dda", girato nel labirinto del castello sotto la guida di Mourad Ben Cheikh con Aymen Mabrouk – e quello per i bambini su architettura e paesaggio.
Poi, il cortile è tornato alla parola con il DonnafugaTalk insieme a Marianna Sciveres, scenografa e regista, in dialogo con Traina e il guest director Bruno Roberti per presentare il suo ultimo film "L’acqua fresca". Tra ricordi e aneddoti di lavorazione, il racconto di un sogno custodito a lungo prima di arrivare sullo schermo.
Ma prima che la musica prendesse il sopravvento, la sezione Il doppio nel cinema ha regalato un momento che resterà negli occhi di molti: la proiezione di "La donna che visse due volte" di Alfred Hitchcock. Un capolavoro intramontabile, tornato a vivere sul grande schermo davanti a una sala gremita, con persone in piedi pur di esserci. Vederlo lì, proiettato sotto le stelle e circondato dal silenzio attento del pubblico, ha avuto il sapore di un rito collettivo: in un’epoca di streaming compulsivo, ci si può ancora lasciare catturare dalla vertigine perfetta di immagini e suoni.
E poi il gran finale: il concerto dei Chroma Ensemble, diretti da Marco Cascone. Note e immagini si sono fuse in un unico respiro, con celebri colonne sonore di film che scorrevano sullo schermo mentre la musica le rendeva vive davanti ai nostri occhi. Gli applausi, lunghi e caldi, erano più di un ringraziamento: erano un atto di appartenenza, il segno che qui il cinema ha trovato la sua casa.
“Lunga vita al festival” è stato l’augurio che ha riecheggiato nella notte. Qualcuno sorridendo ha proposto di aggiungere una “F”: più che un festival, ormai, è una festa del cinema. E guardando i volti illuminati, è stato chiaro che questa non è solo la chiusura di un’edizione: è il segno che il cinema, qui, continua a vivere. Sempre.
Ph: Marcello Bocchieri