Tutto ciò può trovarsi tra le pagine di un libro o tra le pieghe suggestive di un video. Immagini, parole, tormento, certezze e dubbi, anima, paura e indecisioni celate dal limite del linguaggio. Nei cortometraggi di Carlo de Lauro c’è un mondo profondo, infinito, di non materia, che nessuno può conoscere. C’è tanta sofferenza, ma anche tanta dignità in essa. La produzione video di Carlo de Lauro
è un inno alla donna e alla dignità delle lacrime di diamante. Il mare e il suo impeto rappresentano una costante ricorrente, ridondante, lo specchio agitato e terribile che riflette i mali del mondo, che sferza la terra, quella degli uomini. Un mare rosso di passione e di sangue, piangente e gemente per un giorno giunto alla fine, tinto del rosso di un Sole ormai stanco. Il profilo dormiente dei monti si alterna alle spighe di grano, simbolo maschile per eccellenza, simbolo di fertilità, di fecondità, pane per la vita dell’umanità. L’uomo incontra la natura. Due specie diverse che decidono di percorrere un tratto di strada assieme, ma con un unico scopo: meravigliarsi le une delle altre, meravigliare le une nelle altre. Ricorrenti sono le ali, che si spiegano in un giorno giunto alla fine, quando le acque si tingono dell’oro dell’ultimo Sole, come ultimo gesto di generosità della Natura. L’oro del mare è prezioso per le creature che di esso si nutrono e con esso sopravvivono e che si abbandonano infine allo spettacolo dell’ultimo tocco di Dio, delusi per la fine. Maestosa Terra, maestosa Natura, maestosa Vita. L’artista dirige la Vita stessa come fosse un’orchestra, una danza passionale tra cielo e terra, tra Sole e mare, tra acqua e fuoco. Un ultimo abbraccio, un’ultima danza prima di cedere il posto alla notte, alla Luna, testimone della metà oscura degli uomini. Uomini, che, dietro gli steccati e i cancelli, sentono che forse, per quanto possano sforzarsi, per loro natura non ne saranno mai parte integrante come il resto delle creature. Agli uomini è dato soltanto guardare a distanza, distanza che loro stessi hanno creato, uscendo dal cerchio della Vita. Ormai l’essere umano vive oltre quel cancello, che forse mai nessuno avrà il coraggio di aprire. (Diletta Nespeca)