01/09/2026
📽️ Silvia consiglia ritorna📽️
Cinema d'essai lunedì e mercoledì
biglietto ridotto a 5,50 €
(eccetto festivi e prefestivi)
📽️ Silvia consiglia ritorna📽️
PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE DA GIOVEDI’ 3 A MERCOLEDI’ 9 SETTEMBRE 2026
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FAMMI IL PIACERE
Regia di Reem Kherici.
Genere Commedia, - Francia, 2026,
durata 90 minuti
Un film che parla d’amore, desiderio e di una seconda possibilità.
Cosa succede quando, dopo vent’anni di matrimonio, una donna trova finalmente il coraggio di dire al proprio compagno una verità mai confessata?
F***y rivela a Thomas di non aver mai provato un orgasmo. Una confessione capace di mettere in discussione certezze, abitudini e perfino il modo in cui una coppia si è sempre guardata.
Ma Thomas, invece di lasciarsi travolgere dalla crisi, decide di fare qualcosa di sorprendente: ricominciare. Insieme a F***y intraprende un viaggio alla scoperta del desiderio, del piacere e di una nuova intimità.
Ispirato alla vera storia dei creatori del Womanizer, Fammi il piacere è una commedia francese ironica e irriverente che porta sullo schermo un tema ancora poco raccontato: il piacere femminile, anche quando la giovinezza è ormai alle spalle.
Con François Cluzet e Alexandra Lamy, il film ci ricorda che non esiste un’età per mettersi in gioco, per conoscersi meglio e, soprattutto, per riscoprire la complicità con la persona che abbiamo accanto.
Tra situazioni esilaranti, imbarazzi, sorprese e momenti di tenerezza, Fammi il piacere ci invita a sorridere, ma anche a riflettere su quanto sia importante parlare dei propri desideri senza vergogna.
Perché a volte, per ritrovare l’intesa, bisogna semplicemente avere il coraggio di ricominciare.
Venite a scoprirlo al cinema: potrebbe farvi sorridere… e forse anche guardare l’amore e il desiderio con occhi nuovi.
GIOVEDI’ 03/09 21,00
VENERDI’ 04/09 21,00
SABATO 05/09 21,00
DOMENICA 06/09 18,45-21,00
MARTEDI’ 08/09 21,00
MERCOLEDI’ 09/09 21,00
SILENT FRIEND
Regia di Ildikó Enyedi
Genere Drammatico, - Germania, Francia, Ungheria, 2025,
durata 145 minuti
Silent Friend: un film sul rapporto tra uomo e natura Silent Friend, diretto dalla regista ungherese Ildikó Enyedi, è un film che parla del rapporto tra gli esseri umani e la natura. La storia si svolge in tre epoche diverse — 1908, 1972 e 2020 — ma tutte sono collegate dalla presenza di un grande ginkgo biloba, che si trova nel giardino botanico dell'università di Marburgo, in Germania. L'albero è una sorta di protagonista silenzioso del film. Rimane nello stesso luogo mentre intorno a lui cambiano le persone, le generazioni e la società. Gli esseri umani vivono la loro vita, mentre il ginkgo continua a crescere e a osservare il passare del tempo. Nella prima storia, ambientata nel 1908, conosciamo Grete, una giovane donna interessata alla botanica e alla fotografia. In un'università ancora molto dominata dagli uomini, cerca di trovare il proprio spazio e di comprendere meglio il mondo delle piante. Nel 1972 incontriamo invece Hannes, un giovane studente che sviluppa un particolare interesse per una pianta. Attraverso questa esperienza comincia a guardare la natura in modo diverso e più attento. La terza storia è ambientata nel 2020, durante la pandemia. Il protagonista è un neuroscienziato di Hong Kong, interpretato da Tony Leung, che si trova in Germania per lavoro. L'isolamento provocato dalla pandemia lo porta a riflettere sulla coscienza e sulla possibilità che anche le piante possano avere forme di percezione che ancora non siamo in grado di comprendere. Uno dei temi principali del film è quindi la comunicazione. Gli esseri umani cercano continuamente di comunicare tra loro, ma anche di capire il mondo naturale. Il film ci fa però riflettere su una domanda: se le piante comunicano in un modo diverso dal nostro, siamo davvero capaci di ascoltarle? Un altro tema importante è il tempo. Per l'uomo cento anni sono un periodo enorme, mentre per un albero possono rappresentare soltanto una parte della sua vita. Il ginkgo diventa così un testimone silenzioso della storia e dei cambiamenti dell'umanità. Silent Friend non è quindi un film d'azione o basato su una trama tradizionale. È un film più lento e riflessivo, che invita lo spettatore a fermarsi e a osservare.
Il messaggio principale è forse proprio questo: non siamo gli unici protagonisti del mondo in cui viviamo. La natura ha i suoi tempi e le sue forme di vita, che non sempre riusciamo a comprendere. Per questo il film ci invita a guardare ciò che ci circonda con più attenzione, curiosità e umiltà.
GIOVEDI’ 03/09 21,00
SABATO 05/09 21,00
DOMENICA 06/09 18,30
MERCOLEDI’ 09/09 21,00
ODISSEA
Regia di Christopher Nolan
Genere Avventura, Drammatico, Fantasy, - USA, Gran Bretagna, 2026,
durata 172 minuti.
Dopo aver rivoluzionato il cinema con opere come Interstellar, Dunkirk e Oppenheimer, il regista britannico affronta il racconto che, da quasi tremila anni, continua ad affascinare il mondo: il viaggio di Ulisse. Ma quella che state per vedere non è una semplice trasposizione del poema di Omero. È una rilettura grandiosa, intensa e sorprendentemente attuale, in cui il mito diventa il racconto di un uomo segnato dalla guerra, costretto a fare i conti con le proprie colpe prima ancora che con i mostri del suo viaggio. Dopo la caduta di T***a, Ulisse affronta Polifemo, Circe, le Sirene, Calipso e perfino il regno dei morti. Ma il nemico più difficile da sconfiggere è se stesso. Nolan trasforma così l'epopea classica in una riflessione sul peso delle scelte, sulla responsabilità della vittoria e sul desiderio universale di ritrovare la propria casa. Per dare forma a questa visione, il regista ha realizzato il film più ambizioso della sua carriera. Con un budget di 250 milioni di dollari, riprese effettuate tra Grecia, Sicilia, Scozia, Islanda e Marocco e un cast straordinario guidato da Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland e Robert Pattinson, Odissea entra nella storia del cinema come il primo lungometraggio mai realizzato interamente con cineprese IMAX 70 mm. Una tecnologia sviluppata per offrire immagini di una definizione e di un coinvolgimento senza precedenti, pensata per trasformare ogni inquadratura in un'esperienza immersiva. È il motivo per cui questo film è stato concepito per il grande schermo e trova proprio qui la sua massima espressione. L'epica, lo spettacolo e l'emozione si fondono in un racconto che parla al nostro presente, ricordandoci che anche gli eroi possono sbagliare e che il viaggio più difficile non è quello attraverso il mare, ma quello dentro sé stessi. Tra pochi istanti inizierà un'avventura destinata a lasciare il segno.
Buona visione… e buon viaggio verso Itaca.
VENERDI’ 04/09 21,00
DOMENICA 06/09 18,00-20,45
TONY - DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO
Regia di Matt Johnson
Genere Biografico, Commedia, Drammatico, - USA, 2026,
durata 106 minuti.
Tony – Prima della fama, c'era un ragazzo
Estate 1975. Anthony Bourdain ha solo 19 anni. È uno studente, sogna di diventare scrittore, è innamorato e soprattutto è convinto di essere destinato a qualcosa di grande. Ma quando perde una borsa di studio, si ritrova senza un futuro preciso e decide di partire per Provincetown, a Cape Cod.
È qui che la sua vita prende una direzione completamente inattesa.
Tony trova lavoro come lavapiatti in un ristorante. Entra così in un mondo duro, caotico e affascinante: quello delle cucine professionali. Tra chef imprevedibili, turni massacranti, piatti di pesce e amicizie improbabili, quel ragazzo che voleva diventare scrittore comincia a scoprire una nuova vocazione.
Questa non è però soltanto una storia di fantasia. Tony racconta gli anni della formazione di una persona realmente esistita: Anthony Bourdain, che sarebbe diventato uno degli chef, scrittori e divulgatori gastronomici più conosciuti e amati al mondo.
Ed è proprio questo l'aspetto più interessante del film: incontriamo Bourdain prima che diventasse Bourdain. Prima dei libri, delle televisioni, dei viaggi e della fama internazionale. Lo vediamo quando è ancora un ragazzo insicuro, impulsivo, pieno di sogni e di contraddizioni, che non sa ancora quale strada prendere.
Interpretato da Dominic Sessa, Tony è lontanissimo dall'immagine del personaggio sicuro e carismatico che il pubblico avrebbe conosciuto negli anni successivi. È un giovane che racconta storie, esagera, inventa, cerca di apparire migliore di quello che pensa di essere. Ma proprio questa fame di affermarsi lo porterà a trovare il proprio talento.
Al suo fianco c'è Antonio Banderas, nei panni di Ciro, il cuoco che rappresenta una sorta di mentore e che lo introduce definitivamente nel mondo della ristorazione.
Tony è quindi una storia vera, ma soprattutto è una storia di formazione: quella di un ragazzo che ancora non sa chi diventare e che trova quasi per caso la sua strada.
E c'è un elemento che rende la sua storia ancora più interessante.
Bourdain è arrivato alla fama prima che diventasse di moda il fenomeno degli chef-celebrità. Prima che cuochi e ristoratori diventassero vere e proprie star televisive, prima che la cucina entrasse così prepotentemente nell'intrattenimento e nella cultura popolare, Bourdain aveva già capito che dietro un piatto c'è una storia, dietro una cucina ci sono persone e dietro il cibo c'è un intero mondo da raccontare.
Non si limitò quindi a diventare uno chef famoso: trasformò il modo di raccontare la cucina, i cuochi e il viaggio, portando il pubblico dentro luoghi e culture che normalmente non avrebbe mai conosciuto.
Tony ci permette di tornare all'inizio di tutto. A quando non esistevano ancora il personaggio, la fama e il mito.
C'era soltanto un ragazzo di 19 anni, pieno di dubbi e di ambizioni, che per caso entrò in una cucina.
E da quella cucina sarebbe nato Anthony Bourdain.
VENERDI’ 04/09 21,00
DOMENICA 06/09 21,00
MARTEDI’ 08/09 21,00
KETTICE’
Regia di Giovanni Tortorici.
Genere Commedia, - Italia, 2026,
durata 107 minuti.
Ketticè – L’adolescenza quando non sai ancora chi sei
Palermo, 2012. Giulio ha 16 anni e, come spesso accade a quell'età, non ha ancora trovato il suo posto nel mondo.
Vive in una famiglia ricchissima, ma profondamente disfunzionale. A scuola non ha nessuna voglia di studiare, la fidanzata lo lascia, gli amici lo trascinano in notti di erba e sambuca e le sue giornate sembrano scorrere senza una vera direzione.
Poi incontra Ketty.
Ketty è diversa da tutti gli altri: sicura di sé, provocatoria, imprevedibile. Insieme girano per Palermo in minicar, alla ricerca dello sballo, dell'amore, del divertimento e, forse senza rendersene conto, di un modo per sfuggire a una realtà che non offre loro grandi prospettive.
Giovanni Tortorici, al suo secondo film, torna a raccontare l'adolescenza dopo Diciannove, ma questa volta fa un passo indietro: dai diciannove anni passa ai sedici. E lo fa con uno sguardo libero, irriverente e molto personale.
Tortorici fa parte della factory di Luca Guadagnino, con cui ha collaborato anche alla serie We Are Who We Are. Il suo cinema nasce proprio da una grande attenzione per i giovani, per il loro linguaggio, i loro comportamenti e soprattutto per quella sensazione di essere sospesi tra ciò che si è e ciò che si dovrebbe diventare.
In Ketticè Palermo non è semplicemente lo sfondo della storia. È una città vissuta di notte, attraversata in macchina, piena di contraddizioni, di famiglie potenti e fragili, di ragazzi che cercano di divertirsi mentre intorno a loro sembra non esserci nessuna vera prospettiva.
E mentre Giulio e Ketty cercano il loro posto nel mondo, sullo sfondo c'è l'Italia degli anni di Berlusconi, dei reality show, della televisione e di una cultura che sembra aver smesso di offrire ai ragazzi dei modelli in cui riconoscersi.
Ma Ketticè non è un film semplicemente “sulla crisi dei giovani”. È soprattutto un film sull'essere adolescenti: sul sentirsi persi, sul voler essere adulti senza sapere ancora come, sul bisogno di essere visti e compresi.
Il risultato è un film spesso divertente, provocatorio, pieno di musica, slang, dialetto e situazioni surreali. Un racconto che non cerca di rendere i suoi protagonisti migliori di quello che sono, ma li osserva con tutte le loro contraddizioni.
Al centro ci sono Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, nei panni di Giulio e Ketty. Due giovani interpreti capaci di dare ai loro personaggi una grande naturalezza e soprattutto un'energia difficile da dimenticare.
Con Ketticè, Tortorici racconta una generazione che sembra non avere una direzione, ma che proprio attraverso il caos, l'ironia e la voglia di vivere cerca disperatamente di trovare un senso.
Un film sull'adolescenza, sulla noia, sulla ribellione e sul bisogno, universale, di capire chi siamo prima che sia qualcun altro a deciderlo per noi.
GIOVEDI’ 03/09 21,00
SABATO 05/09 21,00
DOMENICA 06/09 18,30
MARTEDI’ 08/09 21,00
MERCOLEDI’ 09/09 21,00
vi aspetta da giovedì 3 al cinema Solaris
PROGRAMMAZIONEDI MERCOLEDI' 2 SETTEMBRE
THE INVITE – IL PIACERE È TUTTO NOSTRO
Mercoledì 2 settembre, alle ore 21.00, Anteprima.preparatevi a una serata all’insegna dell’ironia, della provocazione e di una buona dose di satira con The Invite – Il piacere è tutto nostro.
Una commedia brillante e irriverente che mette al centro quattro protagonisti davvero eccezionali: Olivia Wilde, Edward Norton, Seth Rogen e Penélope Cruz.
Al centro della storia troviamo Joe, interpretato da Seth Rogen, un musicista che ha messo da parte i propri sogni per insegnare jazz in conservatorio, e sua moglie Angela, interpretata da Olivia Wilde, una coppia che sta attraversando una profonda crisi matrimoniale.
A rendere la situazione ancora più complicata ci pensano i loro vicini di casa, Hawk e Pína, interpretati da Edward Norton e Penélope Cruz: una coppia decisamente fuori dagli schemi, libera, disinibita e soprattutto… rumorosa! Le loro movimentate notti mettono infatti a dura prova la pazienza di Joe.
Così Angela decide di rompere il ghiaccio e invita i vicini a cena. Un semplice gesto di cordialità che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe trasformare un difficile rapporto di vicinato in una nuova amicizia.
Ma quella che doveva essere una tranquilla cena tra vicini prende rapidamente una piega completamente inaspettata.
Hawk e Pína decidono infatti di raccontare a Joe e Angela il loro particolare stile di vita e avanzano una proposta decisamente anticonvenzionale. Da quel momento, la serata si trasforma in un susseguirsi di confessioni, provocazioni, imbarazzi e situazioni al limite dell’assurdo.
Tra risate e momenti di tensione, i quattro protagonisti si ritrovano costretti a fare i conti con i propri desideri, le proprie frustrazioni e con tutto ciò che, fino a quel momento, avevano cercato di nascondere persino a se stessi.
The Invite – Il piacere è tutto nostro gioca così con i confini della coppia, dell’amore e della libertà, trasformando una semplice cena tra vicini in una notte decisamente impossibile da dimenticare.
Diretto da Olivia Wilde, il film è il remake della commedia sp****la Sentimental di Cesc Gay, già portata sul grande schermo in Italia nel 2022 con il titolo Vicini di casa.
La pellicola è stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival 2026 e vanta una colonna sonora firmata da Devonté Hynes.
Una commedia quindi da non perdere, capace di mescolare humor, satira, imbarazzo e provocazione, con quattro interpreti che promettono di regalarci una serata davvero speciale.
L’appuntamento è per mercoledì 2 settembre, alle ore 21.00.
The Invite – Il piacere è tutto nostro.
E, questa volta, l’invito… è tutto per voi!
TONY – DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO
Mercoledì 2 settembre, alle ore 21.00, vi portiamo alla scoperta di una storia vera, ma raccontata in modo tutt’altro che convenzionale.
È la storia di un ragazzo di diciannove anni che sogna di diventare scrittore, convinto di avere talento, fascino e soprattutto qualcosa di importante da raccontare al mondo.
Il suo nome è Anthony Bourdain.
Siamo nel 1975. Tony è uno studente del Vassar College e aspira a diventare un grande romanziere. Quando però perde una borsa di studio sulla quale aveva fatto affidamento, decide di raggiungere Provincetown, a Cape Cod, anche per inseguire la ragazza di cui è innamorato.
Ed è proprio qui che la sua vita prende una direzione completamente inattesa.
Tony trova lavoro come lavapiatti in un ristorante di pesce. Quello che all’inizio sembra soltanto un ripiego si trasforma ben presto in un’esperienza destinata a cambiargli la vita.
Tra cucine caotiche, turni massacranti, piatti da preparare a ritmo serrato, amicizie improbabili e personaggi decisamente fuori dagli schemi, Tony scopre un universo che non conosceva: quello della cucina professionale.
A guidarlo in questo mondo c’è Ciro, un cuoco eccentrico e generoso interpretato da Antonio Banderas, mentre Leo Woodall veste i panni di Sal, un collega carismatico, irascibile e imprevedibile.
Nei panni del giovane Bourdain troviamo invece Dominic Sessa, già applaudito per la sua interpretazione in The Holdovers – Lezioni di vita. Sessa riesce a restituire un Tony ancora lontano dall’immagine del celebre cuoco e narratore che il pubblico avrebbe conosciuto anni dopo: un ragazzo insicuro, inquieto, impulsivo, spesso arrogante, ma soprattutto alla disperata ricerca di un'identità.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del film.
Tony – Diario di un giovane cuoco non è infatti il classico biopic che ripercorre una vita dall’inizio alla fine. È soprattutto un romanzo di formazione, il racconto di un momento preciso in cui un giovane uomo ancora non sa chi vuole diventare.
Il regista Matt Johnson sceglie di raccontarlo senza idealizzarlo, lasciandone emergere le contraddizioni, le fragilità, la rabbia e quella fame di vita che caratterizzava Bourdain.
Il film prende liberamente spunto dal celebre memoir Kitchen Confidential, trasformando la cucina in una sorta di palestra esistenziale: un luogo duro, frenetico e competitivo, ma anche capace di offrire a Tony una possibilità di riscatto e, soprattutto, una nuova forma di espressione.
Perché prima ancora di diventare uno chef, uno scrittore e una delle più amate personalità televisive del mondo della gastronomia, Anthony Bourdain è stato un ragazzo che cercava disperatamente di dimostrare di valere qualcosa.
E forse è proprio questo il cuore del film: la storia di una persona che non ha ancora trovato la propria strada, ma che la scopre quasi per caso, tra i fornelli di una cucina e attraverso incontri destinati a lasciare il segno.
Con ironia, energia e un pizzico di follia, Tony – Diario di un giovane cuoco ci accompagna quindi alle origini di un uomo che sarebbe diventato molto più di un cuoco: un narratore, un viaggiatore e un osservatore curioso del mondo.
Una storia di crescita, di ambizione, di errori e di seconde possibilità.
E soprattutto, la storia di un giovane Tony Bourdain prima che il mondo imparasse a conoscerlo.
L’appuntamento è per mercoledì 2 settembre, alle ore 21.00.
Tony – Diario di un giovane cuoco. Una storia da vivere… prima ancora di assaporarla.
ODISSEA – L'ULTIMA SERATA IN LINGUA
Mercoledì 2 settembre, alle ore 20,45, arriva l’ultima occasione per vivere sul grande schermo, in lingua originale, la straordinaria epopea di Odissea, il kolossal diretto da Christopher Nolan.
Un viaggio cinematografico imponente, spettacolare e profondamente umano, che porta sul grande schermo uno dei racconti più antichi e affascinanti della nostra cultura: il viaggio di Ulisse verso Itaca, dopo la caduta di T***a.
Interpretato da Matt Damon, Ulisse è l’eroe degli Achei, l’uomo del celebre stratagemma del cavallo di T***a. Ma la vittoria non rappresenta la fine della sua storia: è soltanto l’inizio di un lungo e tormentato viaggio verso casa.
Il mare diventa così il teatro di avventure, pericoli e incontri straordinari. Ulisse dovrà affrontare creature mitologiche, minacce soprannaturali, la discesa nell’Ade e l’incontro con la maga Circe e la ninfa Calipso. Ma soprattutto dovrà confrontarsi con se stesso, con le conseguenze delle proprie scelte e con il peso della guerra che ha contribuito a vincere.
A Itaca, intanto, Penelope, interpretata da Anne Hathaway, attende il ritorno del marito, mentre il figlio Telemaco, interpretato da Tom Holland, è ormai cresciuto e cerca di difendere la propria casa e il proprio regno dall’assedio dei pretendenti.
Nel cast troviamo un autentico parterre di grandi interpreti: Robert Pattinson, Zendaya, Lupita Nyong'o, Charlize Theron, Benny Safdie e Mia Goth, in un film che unisce mito, avventura e riflessione contemporanea.
Ma la vera sfida di Nolan è proprio questa: trasformare un racconto antico migliaia di anni in una storia capace di parlare al pubblico di oggi.
Dietro l’epica e lo spettacolo, Odissea racconta infatti la guerra, il senso di colpa, la perdita, il desiderio di tornare a casa e la difficile strada della redenzione.
Il regista affronta il mito senza trasformare Ulisse in un eroe perfetto. È un uomo intelligente e coraggioso, ma anche capace di compiere scelte terribili. Un uomo che porta sulle proprie spalle il peso delle conseguenze della guerra e che dovrà imparare a confrontarsi con ciò che ha fatto.
E proprio per questo il viaggio verso Itaca diventa qualcosa di molto più profondo di una semplice avventura: è il viaggio di un uomo che cerca di ritrovare se stesso.
Nolan porta questa storia sul grande schermo con una spettacolarità senza precedenti, utilizzando per l’intero film le straordinarie cineprese IMAX 70 mm e privilegiando, dove possibile, ambientazioni e paesaggi reali.
Il risultato è un cinema monumentale, immersivo, pensato per essere vissuto sul grande schermo.
Dalla caduta di T***a alla discesa nell’Ade, dalle creature mitologiche alle battaglie sul mare, ogni momento contribuisce a costruire un mondo antico e al tempo stesso sorprendentemente moderno.
E quale modo migliore per salutare questa straordinaria avventura se non con la sua versione in lingua originale, per ascoltare le voci degli interpreti e immergersi completamente nell’universo creato da Christopher Nolan?
Mercoledì 2 settembre, alle ore 20,45, ultima serata in lingua originale.
Un’ultima occasione per salpare verso Itaca.
Un ultimo viaggio nel mito.
Un ultimo viaggio con Ulisse.
Un’ultima, spettacolare Odissea.
Un anno da Solaris
🎬 Stiamo tornando. Ma la domanda è: siete pronti?
Quest’anno, come avete visto, è successo qualcosa che dalle nostre parti ha quasi del miracoloso: il cinema è rimasto aperto fino al 9 agosto.
Merito della bellissima parabola di presenze di Nolan.
Sì, proprio lui. L’unico uomo capace di compiere il miracolo di portare noi marittimi al cinema d’estate, strappandoci per qualche ora alla spiaggia, al mare e alla sacrosanta tintarella. 🌊🎥
Ma ora è tempo di tornare.
📅 Riapriamo il 2 settembre.
Sarà un mercoledì. Perché evidentemente anche il calendario ha deciso di iniziare con un piccolo colpo di scena.
E quest’anno non sarà un anno qualunque.
Quest’anno festeggiamo 50 meravigliosi anni cinematografici.
50 anni di film, di pubblico, di incontri, di emozioni, di discussioni all’uscita dalla sala e di quelle serate in cui si entra per vedere un film e si finisce per portarsi a casa qualcosa in più.
E allora preparatevi, perché sarà un anno pieno di ottimi film, collaborazioni, rassegne, incontri e sorprese.
Un anno importante, sì.
Ma soprattutto un anno da vivere insieme.
Un anno da Solaris.
La sala è pronta.
Il proiettore pure.
E voi siete pronti? 🍿🎬
Dal 2 settembre, si riparte.
PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE DA GIOVEDI’ 6 A DOMENICA 9 AGOSTO 2026
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ODISSEA
Regia di Christopher Nolan
Genere Avventura, Drammatico, Fantasy, - USA, Gran Bretagna, 2026,
durata 172 minuti.
Dopo aver rivoluzionato il cinema con opere come Interstellar, Dunkirk e Oppenheimer, il regista britannico affronta il racconto che, da quasi tremila anni, continua ad affascinare il mondo: il viaggio di Ulisse. Ma quella che state per vedere non è una semplice trasposizione del poema di Omero. È una rilettura grandiosa, intensa e sorprendentemente attuale, in cui il mito diventa il racconto di un uomo segnato dalla guerra, costretto a fare i conti con le proprie colpe prima ancora che con i mostri del suo viaggio. Dopo la caduta di T***a, Ulisse affronta Polifemo, Circe, le Sirene, Calipso e perfino il regno dei morti. Ma il nemico più difficile da sconfiggere è se stesso. Nolan trasforma così l'epopea classica in una riflessione sul peso delle scelte, sulla responsabilità della vittoria e sul desiderio universale di ritrovare la propria casa. Per dare forma a questa visione, il regista ha realizzato il film più ambizioso della sua carriera. Con un budget di 250 milioni di dollari, riprese effettuate tra Grecia, Sicilia, Scozia, Islanda e Marocco e un cast straordinario guidato da Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland e Robert Pattinson, Odissea entra nella storia del cinema come il primo lungometraggio mai realizzato interamente con cineprese IMAX 70 mm. Una tecnologia sviluppata per offrire immagini di una definizione e di un coinvolgimento senza precedenti, pensata per trasformare ogni inquadratura in un'esperienza immersiva. È il motivo per cui questo film è stato concepito per il grande schermo e trova proprio qui la sua massima espressione. L'epica, lo spettacolo e l'emozione si fondono in un racconto che parla al nostro presente, ricordandoci che anche gli eroi possono sbagliare e che il viaggio più difficile non è quello attraverso il mare, ma quello dentro sé stessi. Tra pochi istanti inizierà un'avventura destinata a lasciare il segno.
Buona visione… e buon viaggio verso Itaca.
GIOVEDI’ 06/08 21,00
VENERDI’ 07/08 21,00
SABATO 08/08 18,00-20,45
DOMENICA 09/08 18,00-20,45
E DOMENICA ALLA FINE DEL FILM DELLE 21 CI SALUTIAMO CON UN BRINDISI FRA AMICI PRIMA DELLE FERIE
🏖️ Silvia consiglia 🏖️
PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE DA GIOVEDI’ 29 LUGLIO A MERCOLEDI’ 5 AGOSTO 2026
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ODISSEA
Regia di Christopher Nolan
Genere Avventura, Drammatico, Fantasy, - USA, Gran Bretagna, 2026,
durata 172 minuti.
Dopo aver rivoluzionato il cinema con opere come Interstellar, Dunkirk e Oppenheimer, il regista britannico affronta il racconto che, da quasi tremila anni, continua ad affascinare il mondo: il viaggio di Ulisse. Ma quella che state per vedere non è una semplice trasposizione del poema di Omero. È una rilettura grandiosa, intensa e sorprendentemente attuale, in cui il mito diventa il racconto di un uomo segnato dalla guerra, costretto a fare i conti con le proprie colpe prima ancora che con i mostri del suo viaggio. Dopo la caduta di T***a, Ulisse affronta Polifemo, Circe, le Sirene, Calipso e perfino il regno dei morti. Ma il nemico più difficile da sconfiggere è se stesso. Nolan trasforma così l'epopea classica in una riflessione sul peso delle scelte, sulla responsabilità della vittoria e sul desiderio universale di ritrovare la propria casa. Per dare forma a questa visione, il regista ha realizzato il film più ambizioso della sua carriera. Con un budget di 250 milioni di dollari, riprese effettuate tra Grecia, Sicilia, Scozia, Islanda e Marocco e un cast straordinario guidato da Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland e Robert Pattinson, Odissea entra nella storia del cinema come il primo lungometraggio mai realizzato interamente con cineprese IMAX 70 mm. Una tecnologia sviluppata per offrire immagini di una definizione e di un coinvolgimento senza precedenti, pensata per trasformare ogni inquadratura in un'esperienza immersiva. È il motivo per cui questo film è stato concepito per il grande schermo e trova proprio qui la sua massima espressione. L'epica, lo spettacolo e l'emozione si fondono in un racconto che parla al nostro presente, ricordandoci che anche gli eroi possono sbagliare e che il viaggio più difficile non è quello attraverso il mare, ma quello dentro sé stessi. Tra pochi istanti inizierà un'avventura destinata a lasciare il segno.
Buona visione… e buon viaggio verso Itaca.
GIOVEDI’ 30/07 20,45
VENERDI’ 31/07 21,00
SABATO 01/08 17,00-17,45-21,00
DOMENICA 02/08 17,45-18,30-21,00
MARTEDI’ 04/08 20,45 VOS
MERCOLEDI’ 05/08 17,45-18,30-21,00
SOTTO LE STELLE DEL CINEMA
AMARGA NAVIDAD
Regia di Pedro Almodóvar
Genere Drammatico, - Spagna, 2026,
durata 111 minuti
Con Amarga Navidad, Pedro Almodóvar prosegue il percorso più intimo e riflessivo della sua maturità artistica, realizzando un'opera che intreccia autobiografia, finzione e meditazione sul mestiere del raccontare. Dopo aver esplorato il rapporto tra memoria e identità in Dolor y gloria, il regista spagnolo torna a interrogarsi sul confine tra vita vissuta e creazione artistica, costruendo un sofisticato gioco di specchi che coinvolge personaggi, autore e spettatore.
La narrazione si sviluppa su due piani temporali destinati a riflettersi l'uno nell'altro. Da una parte c'è Elsa, regista di spot pubblicitari che, nel dicembre del 2004, cerca di elaborare un lutto rifugiandosi nel lavoro e in un viaggio a Lanzarote. Dall'altra c'è Raúl, cineasta in piena crisi creativa che, nel 2026, scrive una sceneggiatura ispirata proprio alla vicenda di Elsa, fino a trasformarla nel proprio alter ego. È una struttura metacinematografica che permette ad Almodóvar di interrogarsi sul valore dell'autofinzione e sul prezzo etico che comporta trasformare le esperienze personali in materia narrativa.
Il cuore del film è proprio questa riflessione sul ruolo dell'artista. Raúl ed Elsa finiscono per rappresentare due facce della stessa sensibilità: entrambi cercano di dare un senso al dolore attraverso il cinema, ma scoprono che ogni opera implica inevitabilmente una forma di esposizione di sé e degli altri. Almodóvar affronta il tema con sorprendente sincerità, mettendo in discussione il proprio metodo creativo e mostrando una vulnerabilità rara, senza rinunciare alla ricchezza emotiva che caratterizza tutta la sua filmografia.
Le interpretazioni sono di altissimo livello. Bárbara Lennie conferisce a Elsa una fragilità composta, fatta di silenzi, esitazioni e improvvise esplosioni emotive, mentre Leonardo Sbaraglia costruisce un Raúl tormentato e autocritico, evidente alter ego del regista. Attorno a loro si muove un cast perfettamente calibrato, nel quale ogni personaggio contribuisce a definire il delicato equilibrio tra realtà e immaginazione.
Sul piano visivo, Amarga Navidad conserva tutti gli elementi che hanno reso inconfondibile il cinema di Almodóvar: colori intensi, scenografie ricercate, costumi espressivi e una fotografia elegante che trasforma gli ambienti in proiezioni dello stato d'animo dei protagonisti. Tuttavia, dietro la consueta raffinatezza estetica si avverte una maggiore sobrietà narrativa, quasi che il regista abbia deciso di mettere la forma al servizio della confessione.
Il ritmo, volutamente contemplativo, privilegia i dialoghi e l'osservazione psicologica rispetto ai colpi di scena. Non è un film che cerca di conquistare attraverso la suspense o il melodramma esasperato; preferisce accompagnare lo spettatore in un percorso di introspezione, chiedendogli di condividere dubbi, ricordi e fragilità dei suoi personaggi. Questa scelta rende l'opera meno immediata rispetto ai grandi classici del regista, ma anche una delle più personali e meditate.
Amarga Navidad è un film sul lutto, sulla memoria e sulla responsabilità del creare. Più che raccontare una storia, Almodóvar riflette sul perché si senta il bisogno di raccontarla e su quanto ogni opera contenga inevitabilmente una parte del suo autore. Ne nasce un lavoro elegante, malinconico e profondamente autoriflessivo, che conferma la straordinaria capacità del regista di reinventarsi senza tradire la propria identità.
GIOVEDI’ 30/07 21,00
E I FIGLI DOPO DI LORO
Regia di Ludovic Boukherma, Zoran Boukherma
Genere Drammatico, - Francia, 2024,
durata 146 minuti
Tratto dall'omonimo romanzo vincitore del Premio Goncourt di Nicolas Mathieu, E i figli dopo di loro è un intenso racconto di formazione che esplora il passaggio dall'adolescenza all'età adulta sullo sfondo di una provincia segnata dalla crisi economica e dalla perdita di prospettive. Il film riesce a trasformare una storia profondamente radicata nella realtà francese in un racconto universale sulle speranze, i desideri e le delusioni di un'intera generazione.
Ambientata negli anni Novanta, la vicenda segue Anthony, un ragazzo che trascorre un'estate destinata a cambiare la sua vita. L'incontro con Stéphanie, il confronto con gli amici, i conflitti familiari e il desiderio di emanciparsi da un ambiente che sembra offrire poche opportunità diventano le tappe di un percorso di crescita fatto di entusiasmi, errori e inevitabili disillusioni. Attraverso il suo sguardo, il film racconta un mondo in cui il futuro appare sempre più incerto e in cui le differenze sociali finiscono per determinare il destino dei giovani.
Uno degli aspetti più riusciti dell'opera è la capacità di raccontare l'adolescenza senza indulgere nella nostalgia o negli stereotipi. I registi osservano i loro personaggi con sensibilità e realismo, mostrando come i sogni giovanili si scontrino con una realtà segnata dalla disoccupazione, dalla chiusura delle industrie e da un senso diffuso di smarrimento. La crescita personale si intreccia così con quella di una società in trasformazione, rendendo il racconto tanto intimo quanto politico.
Le interpretazioni sono convincenti e naturali. Il giovane protagonista restituisce con autenticità l'insicurezza, l'impulsività e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo, mentre il resto del cast contribuisce a delineare un universo credibile, fatto di genitori disillusi, amicizie sincere e relazioni sentimentali vissute con tutta l'intensità tipica dell'adolescenza.
Dal punto di vista formale, il film predilige uno stile sobrio e realistico. La fotografia valorizza i paesaggi della provincia francese, alternando la luce delle estati giovanili ai toni più cupi delle stagioni successive, quasi a riflettere il progressivo venir meno delle illusioni. Anche la colonna sonora, ricca di brani che richiamano gli anni Novanta, accompagna il racconto senza trasformarsi in un semplice esercizio nostalgico.
Il ritmo è volutamente disteso e lascia spazio all'osservazione dei personaggi e delle loro trasformazioni interiori. Questa scelta può risultare impegnativa per chi predilige una narrazione più dinamica, ma consente di cogliere tutta la complessità emotiva dei protagonisti e del contesto in cui vivono.
E i figli dopo di loro è un film che parla di amore, amicizia, famiglia e appartenenza, ma soprattutto della difficoltà di immaginare un futuro quando il mondo degli adulti sembra aver rinunciato a costruirlo. È un'opera delicata e malinconica, capace di raccontare una generazione senza giudicarla, affidandosi alla forza dei dettagli e alla sincerità delle emozioni.
VENERDI’ 31/07 21,00
KOKUHO – IL MAESTRO DI KABUKI
Regia di Sang-il Lee
Genere Drammatico, - Giappone, 2025,
durata 174 minuti
Con Kokuho – Il maestro di Kabuki, il regista giapponese Lee Sang-il firma un'opera di grande respiro che unisce il racconto di formazione al melodramma artistico, immergendo lo spettatore nell'universo affascinante e rigoroso del teatro kabuki. Tratto dall'acclamato romanzo di Shuichi Yoshida, il film non si limita a raccontare l'ascesa di un attore, ma riflette sul rapporto tra talento, disciplina, identità e sacrificio, trasformando il palcoscenico in una metafora della vita stessa.
La storia segue Kikuo, giovane proveniente da una famiglia legata alla criminalità organizzata, la cui esistenza cambia radicalmente quando viene accolto da una prestigiosa dinastia di attori kabuki. Qui cresce accanto a Shunsuke, erede naturale della famiglia, instaurando con lui un rapporto complesso fatto di amicizia, rivalità e reciproca ammirazione. Mentre gli anni scorrono e l'apprendistato si fa sempre più duro, entrambi sono chiamati a confrontarsi con il peso della tradizione e con il desiderio di affermare la propria individualità all'interno di un'arte che richiede assoluta dedizione.
Il film colpisce innanzitutto per la profondità con cui racconta il mondo del kabuki. Lee Sang-il evita qualsiasi approccio didascalico e lascia che siano i gesti, i rituali e la preparazione degli attori a svelare gradualmente la complessità di una forma teatrale fondata sulla trasmissione del sapere da una generazione all'altra. La disciplina quotidiana, la ripetizione instancabile dei movimenti e il rispetto quasi sacrale della tradizione diventano elementi narrativi capaci di dare corpo ai conflitti interiori dei protagonisti.
Le interpretazioni sono il cuore pulsante dell'opera. Il protagonista restituisce con straordinaria intensità il percorso di un giovane costretto a conquistarsi un posto in un ambiente dominato dalle gerarchie familiari e dal peso della discendenza, mentre il suo rivale e compagno rappresenta il volto opposto dello stesso destino: chi nasce con un privilegio deve comunque dimostrare di esserne degno. Il loro rapporto evolve con naturalezza, evitando gli stereotipi del classico racconto di competizione e privilegiando una complessità emotiva che rende entrambi profondamente umani.
Dal punto di vista visivo, Kokuho – Il maestro di Kabuki è un'opera di rara eleganza. La fotografia alterna la sobrietà degli spazi dedicati all'apprendimento all'esplosione cromatica delle rappresentazioni teatrali, dove costumi, trucco e scenografie trasformano ogni spettacolo in un'esperienza di straordinaria bellezza. La macchina da presa osserva con rispetto il lavoro degli attori, soffermandosi sui dettagli dei gesti e delle espressioni, fino a fare del corpo il vero strumento narrativo del film.
Il ritmo è ampio e contemplativo, coerente con la natura del racconto. La lunga durata consente di seguire l'evoluzione dei personaggi nell'arco di molti anni, mostrando come il talento non sia mai sufficiente senza disciplina, rinuncia e dedizione assoluta. Se in alcuni momenti la narrazione può apparire lenta, questa scelta permette al film di trasmettere il senso del tempo necessario per padroneggiare un'arte che richiede una vita intera.
Più che un semplice film sul teatro, Kokuho – Il maestro di Kabuki è una riflessione sul significato dell'eredità culturale e sul prezzo dell'eccellenza. Attraverso il confronto tra tradizione e aspirazione personale, Lee Sang-il racconta il conflitto universale tra il desiderio di essere sé stessi e la responsabilità di custodire ciò che si è ricevuto da chi ci ha preceduto.
Con una regia rigorosa, interpretazioni di grande sensibilità e una straordinaria cura formale, Kokuho – Il maestro di Kabuki si impone come uno dei più raffinati drammi giapponesi degli ultimi anni. Un film che emoziona senza retorica e che offre al pubblico occidentale una preziosa occasione per avvicinarsi a una delle più antiche e affascinanti tradizioni teatrali del Giappone.
SABATO 01/08 21,00
GIOIA MIA
Regia di Margherita Spampinato
Genere Drammatico, - Italia, 2025,
durata 90 minuti
Con Gioia mia, Margherita Spampinato firma un esordio delicato e sorprendentemente maturo, capace di trasformare una storia semplice in un racconto universale sull’infanzia, la solitudine e l’incontro tra generazioni.Il film segue Nico, un bambino abituato alla frenesia del mondo contemporaneo, che viene catapultato in Sicilia per trascorrere l’estate con una parente anziana e apparentemente distante dal suo universo. L’impatto tra i due è immediato: da una parte l’energia caotica dell’infanzia moderna, dall’altra un tempo lento, fatto di abitudini antiche, silenzi e regole non scritte.Spampinato costruisce il racconto con grande sensibilità, evitando sia il sentimentalismo facile sia lo scontro generazionale stereotipato. Il film non mette mai davvero i personaggi uno contro l’altro: li osserva mentre imparano a decifrarsi, a condividere spazi, a riconoscere fragilità e bisogni reciproci. È proprio in questa gradualità che il film trova la sua forza.Uno degli elementi più riusciti è la capacità di restituire il tempo dell’infanzia senza artifici. Nico non è mai idealizzato: è vivace, a tratti scontroso, ma profondamente vero. Allo stesso modo, la figura della zia non è ridotta a un archetipo nostalgico: dietro la sua durezza si intravedono solitudini, abitudini consolidate e una necessità di controllo che nasconde vulnerabilità.La regia è sobria, attenta ai dettagli, spesso quasi invisibile. Spampinato preferisce i piccoli gesti ai grandi eventi: uno sguardo, una porta che si chiude, una conversazione interrotta. Questa scelta stilistica rende il film estremamente naturale, quasi osservativo, e rafforza la sensazione di trovarsi dentro un’estate reale più che dentro una costruzione narrativa.Dal punto di vista emotivo, Gioia mia cresce lentamente. Non cerca il colpo di scena né il momento melodrammatico, ma costruisce un legame che si percepisce per accumulo, fino a diventare evidente senza bisogno di dichiarazioni esplicite. È un cinema che chiede attenzione e restituisce intimità.Se c’è un limite, è forse nella sua stessa coerenza: la scelta della misura e della semplicità, così rigorosa, può far percepire a tratti un certo trattenimento emotivo. Ma è anche questa coerenza a definire l’identità del film.Gioia mia è un esordio che colpisce per autenticità e sensibilità. Un film che parla di crescita e di incontro, ma soprattutto della possibilità che due mondi lontani possano riconoscersi senza bisogno di cambiare completamente, solo imparando a guardarsi.
DOMENICA 02/08 21,00
LADY NAZCA - LA SIGNORA DELLE LINEE
Regia di Damien Dorsaz
Genere Drammatico, - Germania, Francia, 2025,
durata 99 minuti
"Lady Nazca – La Signora delle Linee": un viaggio tra archeologia, mistero e destino
Con "Lady Nazca – La Signora delle Linee", il cinema si addentra nel fascino senza tempo di uno dei luoghi più enigmatici del pianeta: le Linee di Nazca, gli immensi geoglifi tracciati nel deserto peruviano che da decenni alimentano interrogativi, teorie e leggende. Il film sceglie di affrontare questo patrimonio archeologico attraverso una narrazione che fonde avventura, mistero e introspezione, costruendo una storia capace di alternare il rigore della ricerca storica alla suggestione del mito. La protagonista è una donna determinata e carismatica, impegnata nella ricerca di una verità che sembra sfuggire a ogni spiegazione razionale. Il suo percorso diventa ben presto un viaggio interiore, oltre che geografico, nel quale il passato e il presente finiscono per intrecciarsi in modo sempre più intenso. Attorno a lei si muovono personaggi mossi da interessi diversi – scientifici, economici e spirituali – contribuendo ad alimentare una tensione narrativa che accompagna lo spettatore fino all'epilogo.
Il punto di forza del film è senza dubbio l'impatto visivo. Le riprese del deserto di Nazca, con le sue immense distese e i celebri geoglifi osservati dall'alto, regalano immagini di grande suggestione. La fotografia valorizza il contrasto tra l'aridità del paesaggio e la perfezione geometrica delle figure tracciate sulla sabbia, trasformando il territorio in un autentico protagonista della vicenda. La regia sceglie un ritmo misurato, privilegiando l'atmosfera rispetto all'azione. Il mistero si costruisce gradualmente attraverso piccoli indizi, simboli e riferimenti alla cultura precolombiana, senza cedere alla tentazione di offrire risposte definitive. È una scelta che lascia spazio all'immaginazione dello spettatore e invita a riflettere sul sottile confine tra scienza, fede e leggenda. Anche la colonna sonora contribuisce a creare un clima sospeso, alternando sonorità orchestrali a richiami musicali ispirati alle tradizioni andine. L'insieme accompagna efficacemente una narrazione che punta più sull'emozione e sulla meraviglia che sul colpo di scena. Pur con qualche momento in cui il racconto rallenta e alcune dinamiche narrative risultano prevedibili, "Lady Nazca – La Signora delle Linee" riesce a coinvolgere grazie alla forza del suo immaginario e alla capacità di trasformare un grande enigma archeologico in una riflessione sul rapporto dell'uomo con la memoria, il tempo e il mistero. Più che un semplice film d'avventura, è un invito a guardare con occhi nuovi uno dei più affascinanti patrimoni dell'umanità, ricordando che non tutte le domande sono destinate a trovare una risposta. Ed è forse proprio questo il fascino più autentico delle Linee di Nazca: continuare a interrogare il presente attraverso il silenzio millenario del deserto.
MARTEDI’ 04/08 21,00
DJANGO
Regia di Sergio Corbucci
Genere Western, - Italia, Spagna, 1966,
durata 87 minuti
"Django" di Sergio Corbucci torna al cinema in 4K: il capolavoro che ha rivoluzionato il western
A sessant'anni dalla sua uscita, "Django" (1966) di Sergio Corbucci torna nelle sale cinematografiche in una splendida versione restaurata in 4K, offrendo al pubblico l'occasione di riscoprire uno dei film più influenti della storia del cinema italiano. Il restauro, realizzato a partire dai materiali originali, restituisce tutta la forza visiva di un'opera che continua a sorprendere per modernità, radicalità e potenza espressiva. Il ritorno in sala dal 16 giugno 2026 celebra un anniversario importante e rende omaggio a un classico che ha lasciato un'impronta indelebile nello spaghetti western e nel cinema mondiale. Fin dalla celebre scena iniziale, con l'enigmatico pistolero interpretato da Franco Nero che trascina una bara nel fango, Corbucci dichiara la sua distanza dal western classico americano. Il suo è un mondo sporco, disperato e violento, dove gli eroi non esistono e la giustizia è sostituita dalla vendetta. Il regista costruisce un racconto cupo, attraversato da tensioni politiche e sociali che parlano di razzismo, fanatismo e sopraffazione, temi che conservano ancora oggi una sorprendente attualità. Il restauro in 4K valorizza in modo straordinario la fotografia di Enzo Barboni, fatta di paesaggi fangosi, volti segnati e atmosfere crepuscolari, mentre la celebre colonna sonora di Luis Bacalov riacquista tutta la sua intensità emotiva. La qualità dell'immagine permette di apprezzare dettagli finora poco visibili, restituendo al film il fascino materico della pellicola originale e confermando quanto la sua estetica fosse innovativa per l'epoca. L'influenza di "Django" è incalcolabile. Il film ha ispirato generazioni di registi, da Quentin Tarantino, che gli ha reso omaggio in più occasioni, fino agli autori contemporanei che continuano a guardare all'opera di Corbucci come a un modello di libertà creativa e di riscrittura del mito del West. La sua forza non risiede soltanto nell'azione spettacolare o nella violenza rivoluzionaria per il cinema degli anni Sessanta, ma nella capacità di trasformare il western in una riflessione sul potere, sull'emarginazione e sulla natura umana. Rivedere oggi "Django" sul grande schermo significa riscoprire un film che non ha perso nulla della sua capacità di coinvolgere e provocare. Il restauro in 4K non è soltanto un'operazione di recupero storico, ma un invito a riscoprire un autentico capolavoro del cinema italiano, capace di emozionare ancora il pubblico di ogni generazione. Per chi lo ha amato è un gradito ritorno; per chi non lo ha mai visto, rappresenta un'occasione imperdibile per comprendere perché il pistolero con la bara sia diventato una leggenda del grande schermo.
MERCOLEDI’ 05/08 21,00
Via Turati, 42
Pesaro
61122
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