Cinema Solaris Pesaro

Cinema Solaris Pesaro Cinema d'essai lunedì e mercoledì
biglietto ridotto a 5,50 €
(eccetto festivi e prefestivi)

16/07/2026

🎞️ Silvia consiglia 📽️

PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE DA GIOVEDI’ 16 LUGLIO A MERCOLEDI’ 22 LUGLIO 2026Consultate la programmazione completa sul no...
15/07/2026

PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE DA GIOVEDI’ 16 LUGLIO A MERCOLEDI’ 22 LUGLIO 2026
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ODISSEA
Regia di Christopher Nolan
Genere Avventura, Drammatico, Fantasy, - USA, Gran Bretagna, 2026,
durata 172 minuti.
Da domani arriva in sala uno degli eventi cinematografici più attesi degli ultimi anni: Odissea, il nuovo kolossal di Christopher Nolan Dopo aver rivoluzionato il cinema con opere come Interstellar, Dunkirk e Oppenheimer, il regista britannico affronta il racconto che, da quasi tremila anni, continua ad affascinare il mondo: il viaggio di Ulisse. Ma quella che state per vedere non è una semplice trasposizione del poema di Omero. È una rilettura grandiosa, intensa e sorprendentemente attuale, in cui il mito diventa il racconto di un uomo segnato dalla guerra, costretto a fare i conti con le proprie colpe prima ancora che con i mostri del suo viaggio. Dopo la caduta di T***a, Ulisse affronta Polifemo, Circe, le Sirene, Calipso e perfino il regno dei morti. Ma il nemico più difficile da sconfiggere è se stesso. Nolan trasforma così l'epopea classica in una riflessione sul peso delle scelte, sulla responsabilità della vittoria e sul desiderio universale di ritrovare la propria casa. Per dare forma a questa visione, il regista ha realizzato il film più ambizioso della sua carriera. Con un budget di 250 milioni di dollari, riprese effettuate tra Grecia, Sicilia, Scozia, Islanda e Marocco e un cast straordinario guidato da Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland e Robert Pattinson, Odissea entra nella storia del cinema come il primo lungometraggio mai realizzato interamente con cineprese IMAX 70 mm. Una tecnologia sviluppata per offrire immagini di una definizione e di un coinvolgimento senza precedenti, pensata per trasformare ogni inquadratura in un'esperienza immersiva. È il motivo per cui questo film è stato concepito per il grande schermo e trova proprio qui la sua massima espressione. L'epica, lo spettacolo e l'emozione si fondono in un racconto che parla al nostro presente, ricordandoci che anche gli eroi possono sbagliare e che il viaggio più difficile non è quello attraverso il mare, ma quello dentro sé stessi. Tra pochi istanti inizierà un'avventura destinata a lasciare il segno.
Buona visione… e buon viaggio verso Itaca.
GIOVEDI’ 16/07 21,00
VENERDI’ 17/07 17,45-21,00
SABATO 18/07 17,45-21,00
DOMENICA 19/07 17,45-21,00
MARTEDI’ 21/07 21,00
MERCOLEDI’ 22/07 17,45-21,00

AGENT OF HAPPINESS – IL BHUTAN E LA FELICITÀ
Registi Arun Bhattarai, Dorottya Zurbó
Genere documentario
Durata 94 minuti
Dal 16 luglio arriva nelle sale italiane un documentario capace di offrire uno sguardo originale su una delle domande più antiche e universali: che cosa significa essere felici?
Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, Agent of Happiness – Il Bhutan e la felicità, diretto da Arun Bhattarai e Dorottya Zurbó, accompagna gli spettatori in un viaggio nel cuore del Bhutan, il piccolo regno himalayano che ha fatto della Felicità Interna Lorda il principio guida del proprio modello di sviluppo. Un'idea che ha reso questo Paese unico al mondo: valutare il progresso non soltanto attraverso la ricchezza economica, ma soprattutto attraverso il benessere delle persone, la qualità delle relazioni, la tutela dell'ambiente, la cultura e l'equilibrio della vita quotidiana. La guida di questo viaggio è Amber Kumar Gurung, un uomo incaricato dal governo di attraversare il Paese per raccogliere dati sul livello di felicità della popolazione. Casa dopo casa, villaggio dopo villaggio, incontra persone molto diverse tra loro, ascolta le loro storie, i loro desideri, le loro paure e le loro speranze. Ma, mentre cerca di comprendere la felicità degli altri, è inevitabilmente chiamato a interrogarsi sulla propria. Nasce così un documentario delicato e profondamente umano, che supera la dimensione del reportage per trasformarsi in un autentico viaggio tra emozioni, fragilità e aspirazioni universali. Attraverso paesaggi di straordinaria bellezza e incontri ricchi di autenticità, Agent of Happiness racconta un Bhutan lontano dagli stereotipi, mostrando una società che continua a interrogarsi sul significato del benessere in un mondo sempre più orientato alla competizione e alla produttività. Più che offrire risposte, il film invita lo spettatore a porsi alcune domande essenziali: che cos'è davvero la felicità? È possibile misurarla? E quali sono i valori che rendono piena una vita? Con uno sguardo sensibile e rispettoso, Arun Bhattarai e Dorottya Zurbó realizzano un'opera che parla del Bhutan, ma che in realtà parla di ciascuno di noi. Un documentario che invita a rallentare, ad ascoltare e a riflettere, ricordandoci che, forse, la felicità non è una meta da raggiungere, ma un percorso da vivere giorno dopo giorno. Un'esperienza cinematografica intensa e sorprendente, capace di lasciare nello spettatore non solo immagini di grande bellezza, ma anche domande destinate ad accompagnarlo ben oltre i titoli di coda.
GIOVEDI’ 16/07 21,00
VENERDI’ 17/07 21,00
SABATO 18/07 18,30
DOMENICA 19/07 18,30
MERCOLEDI’ 22/07 21,00

L'HANGAR ROSSO
Regia di Juan Pablo Sallato. Genere Drammatico, - Italia, Cile, 2026, durata 83 minuti L'Hangar Rosso affronta uno dei momenti più drammatici della storia cilena scegliendo una prospettiva insolita: non quella delle vittime né dei grandi protagonisti del golpe dell'11 settembre 1973, ma quella di un ufficiale dell'aeronautica chiamato, nel giro di poche ore, a confrontarsi con il conflitto tra disciplina militare e responsabilità morale. Juan Pablo Sallato costruisce un'opera di grande rigore formale, ambientata quasi interamente negli spazi chiusi di una base militare, trasformandoli in un luogo di crescente tensione psicologica. Il bianco e nero, la misura della regia e il controllo dei tempi narrativi contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa, in cui il dramma nasce soprattutto dall'attesa, dai silenzi e dai dubbi dei personaggi. Pur raccontando l'inizio di una delle dittature più violente del Novecento, il film rinuncia consapevolmente a mostrare la violenza in modo esplicito. Le torture e le uccisioni rimangono quasi sempre fuori campo: una scelta stilistica che non attenua l'orrore, ma lo rende ancora più inquietante, affidando allo spettatore il compito di percepirne il peso attraverso ciò che viene suggerito anziché mostrato. Ne emerge una riflessione lucida sul consenso, sull'obbedienza e sulla responsabilità individuale nei momenti in cui la Storia impone scelte dalle quali non è possibile sottrarsi. Il protagonista non è un eroe senza macchia, ma un uomo attraversato da dubbi e contraddizioni, la cui esitazione diventa il centro emotivo del racconto. L'Hangar Rosso è un'opera che evita ogni enfasi retorica e invita a interrogarsi su una domanda che attraversa ogni epoca: quale spazio resta alla coscienza individuale quando il potere pretende obbedienza assoluta? È proprio questa capacità di parlare del presente attraverso la memoria del passato a rendere il film particolarmente significativo e a offrirci un'importante occasione di confronto e discussione.
VENERDI’ 17/07 19,00
SABATO 18/07 21,00
DOMENICA 19/07 21,00
MARTEDI’ 21/07 21,00
MERCOLEDI’ 22/07 18,30

MINIONS & MONSTERS
Regia di Pierre Coffin, Patrick Delage
Genere Animazione, - USA, 2026,
durata 90 minuti.
💛💜 MINIONS & MONSTERS: PREPARATEVI ALLA PIÙ PAZZA AVVENTURA DELL’ESTATE! 💜💛
Se pensate di conoscere già i Minions, preparatevi a cambiare idea! In Minions & Monsters, gli irresistibili omini gialli combinano il loro guaio più grande di sempre in un’avventura travolgente fatta di risate, mostri giganteschi, inseguimenti incredibili e tantissimo divertimento.
Molto tempo prima di incontrare Gru, i Minions sognano di conquistare Hollywood e diventare delle vere star del cinema. Tra set cinematografici, effetti speciali e idee strampalate, decidono di realizzare un film sui mostri. Ma quando le cose sfuggono di mano – come accade quasi sempre con loro! – il risultato è un disastro epico: mostri liberati nel mondo, caos ovunque e un pianeta intero da salvare!
Tra gag irresistibili, situazioni assurde e l’inconfondibile linguaggio dei Minions, il film regala un’avventura spettacolare pensata per far ridere grandi e piccoli. Un concentrato di energia, amicizia e follia che dimostra come, anche quando combinano pasticci enormi, i Minions trovano sempre il modo di restare uniti.
Diretto da Pierre Coffin, il nuovo capitolo della saga porta sul grande schermo tutto ciò che i giovani spettatori amano: umorismo, azione, personaggi irresistibili e creature mostruosamente divertenti.
🎬 Mostri, risate e Minions come non li avete mai visti!
Una festa di colori e divertimento da vivere insieme sul grande schermo, perché alcune avventure sono troppo grandi per essere viste solo a casa.
🍌 Banana? No, stavolta... MONSTER BANANA! 🍌👾
VENERDI’ 17/07 18,30
SABATO 18/07 18,30
DOMENICA 19/07 18,3021,00
MERCOLEDI’ 22/07 18,30

SOTTO LE STELLE DEL CINEMA

DJANGO
Regia di Sergio Corbucci
Genere Western, - Italia, Spagna, 1966,
durata 87 minuti

"Django" di Sergio Corbucci torna al cinema in 4K: il capolavoro che ha rivoluzionato il western
A sessant'anni dalla sua uscita, "Django" (1966) di Sergio Corbucci torna nelle sale cinematografiche in una splendida versione restaurata in 4K, offrendo al pubblico l'occasione di riscoprire uno dei film più influenti della storia del cinema italiano. Il restauro, realizzato a partire dai materiali originali, restituisce tutta la forza visiva di un'opera che continua a sorprendere per modernità, radicalità e potenza espressiva. Il ritorno in sala dal 16 giugno 2026 celebra un anniversario importante e rende omaggio a un classico che ha lasciato un'impronta indelebile nello spaghetti western e nel cinema mondiale.
Fin dalla celebre scena iniziale, con l'enigmatico pistolero interpretato da Franco Nero che trascina una bara nel fango, Corbucci dichiara la sua distanza dal western classico americano. Il suo è un mondo sporco, disperato e violento, dove gli eroi non esistono e la giustizia è sostituita dalla vendetta. Il regista costruisce un racconto cupo, attraversato da tensioni politiche e sociali che parlano di razzismo, fanatismo e sopraffazione, temi che conservano ancora oggi una sorprendente attualità.
Il restauro in 4K valorizza in modo straordinario la fotografia di Enzo Barboni, fatta di paesaggi fangosi, volti segnati e atmosfere crepuscolari, mentre la celebre colonna sonora di Luis Bacalov riacquista tutta la sua intensità emotiva. La qualità dell'immagine permette di apprezzare dettagli finora poco visibili, restituendo al film il fascino materico della pellicola originale e confermando quanto la sua estetica fosse innovativa per l'epoca.
L'influenza di "Django" è incalcolabile. Il film ha ispirato generazioni di registi, da Quentin Tarantino, che gli ha reso omaggio in più occasioni, fino agli autori contemporanei che continuano a guardare all'opera di Corbucci come a un modello di libertà creativa e di riscrittura del mito del West. La sua forza non risiede soltanto nell'azione spettacolare o nella violenza rivoluzionaria per il cinema degli anni Sessanta, ma nella capacità di trasformare il western in una riflessione sul potere, sull'emarginazione e sulla natura umana.
Rivedere oggi "Django" sul grande schermo significa riscoprire un film che non ha perso nulla della sua capacità di coinvolgere e provocare. Il restauro in 4K non è soltanto un'operazione di recupero storico, ma un invito a riscoprire un autentico capolavoro del cinema italiano, capace di emozionare ancora il pubblico di ogni generazione. Per chi lo ha amato è un gradito ritorno; per chi non lo ha mai visto, rappresenta un'occasione imperdibile per comprendere perché il pistolero con la bara sia diventato una leggenda del grande schermo.

GIOVEDI’ 16/07 21,00

LADY NAZCA - LA SIGNORA DELLE LINEE
Regia di Damien Dorsaz
Genere Drammatico, - Germania, Francia, 2025,
durata 99 minuti
"Lady Nazca – La Signora delle Linee": un viaggio tra archeologia, mistero e destino
Con "Lady Nazca – La Signora delle Linee", il cinema si addentra nel fascino senza tempo di uno dei luoghi più enigmatici del pianeta: le Linee di Nazca, gli immensi geoglifi tracciati nel deserto peruviano che da decenni alimentano interrogativi, teorie e leggende. Il film sceglie di affrontare questo patrimonio archeologico attraverso una narrazione che fonde avventura, mistero e introspezione, costruendo una storia capace di alternare il rigore della ricerca storica alla suggestione del mito. La protagonista è una donna determinata e carismatica, impegnata nella ricerca di una verità che sembra sfuggire a ogni spiegazione razionale. Il suo percorso diventa ben presto un viaggio interiore, oltre che geografico, nel quale il passato e il presente finiscono per intrecciarsi in modo sempre più intenso. Attorno a lei si muovono personaggi mossi da interessi diversi – scientifici, economici e spirituali – contribuendo ad alimentare una tensione narrativa che accompagna lo spettatore fino all'epilogo. Il punto di forza del film è senza dubbio l'impatto visivo. Le riprese del deserto di Nazca, con le sue immense distese e i celebri geoglifi osservati dall'alto, regalano immagini di grande suggestione. La fotografia valorizza il contrasto tra l'aridità del paesaggio e la perfezione geometrica delle figure tracciate sulla sabbia, trasformando il territorio in un autentico protagonista della vicenda. La regia sceglie un ritmo misurato, privilegiando l'atmosfera rispetto all'azione. Il mistero si costruisce gradualmente attraverso piccoli indizi, simboli e riferimenti alla cultura precolombiana, senza cedere alla tentazione di offrire risposte definitive. È una scelta che lascia spazio all'immaginazione dello spettatore e invita a riflettere sul sottile confine tra scienza, fede e leggenda. Anche la colonna sonora contribuisce a creare un clima sospeso, alternando sonorità orchestrali a richiami musicali ispirati alle tradizioni andine. L'insieme accompagna efficacemente una narrazione che punta più sull'emozione e sulla meraviglia che sul colpo di scena. Pur con qualche momento in cui il racconto rallenta e alcune dinamiche narrative risultano prevedibili, "Lady Nazca – La Signora delle Linee" riesce a coinvolgere grazie alla forza del suo immaginario e alla capacità di trasformare un grande enigma archeologico in una riflessione sul rapporto dell'uomo con la memoria, il tempo e il mistero. Più che un semplice film d'avventura, è un invito a guardare con occhi nuovi uno dei più affascinanti patrimoni dell'umanità, ricordando che non tutte le domande sono destinate a trovare una risposta. Ed è forse proprio questo il fascino più autentico delle Linee di Nazca: continuare a interrogare il presente attraverso il silenzio millenario del deserto.
VENERDI’ 17/07 21,00

LA FESTA E’ FINITA
Regia di Antony Cordier
Genere Commedia, - Francia, Belgio, 2025,
durata 96 minuti

"La festa è finita": Antony Cordier firma una feroce commedia sulla guerra di classe
Con "La festa è finita" (Classe moyenne), il regista francese Antony Cordier realizza una commedia nera che, dietro i toni del grottesco e della satira, mette a n**o le contraddizioni della società contemporanea. Presentato alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2025 e distribuito in Italia nel 2026, il film è un affilato ritratto della borghesia francese e del fragile equilibrio che separa privilegiati ed esclusi. La storia prende avvio da una vacanza estiva in una lussuosa villa nel Sud della Francia. Mehdi, giovane avvocato di origini modeste e fidanzato con la figlia di un'influente famiglia borghese, spera di consolidare la propria posizione professionale e sociale. Ma un incidente apparentemente banale tra i proprietari della villa e la famiglia dei custodi innesca una spirale di tensioni, ricatti morali e interessi economici che farà emergere il lato più cinico di tutti i protagonisti. Cordier costruisce un racconto che ricorda la migliore tradizione della commedia all'italiana, evocando lo spirito corrosivo di Dino Risi ed Ettore Scola, ma aggiornandolo alle inquietudini della Francia contemporanea. L'umorismo è pungente, spesso crudele, e serve a smascherare l'ipocrisia di una classe dirigente che predica valori progressisti senza rinunciare ai propri privilegi. Nessuno è davvero innocente: il denaro diventa il motore delle relazioni, mentre le convinzioni morali vacillano davanti alla convenienza personale. Il cast si rivela uno dei maggiori punti di forza dell'opera. Laurent Lafitte incarna con raffinata ambiguità il capofamiglia borghese, affiancato da Élodie Bouchez, Laure Calamy, Ramzy Bedia e dal convincente Sami Outalbali, interprete di un protagonista sospeso tra il desiderio di integrazione e la perdita della propria identità. Gli attori trovano un equilibrio perfetto tra comicità e dramma, dando vita a personaggi sfaccettati che sfuggono agli stereotipi. La regia mantiene un ritmo sostenuto, alternando momenti di ironia corrosiva a improvvise esplosioni di tensione. La villa, elegante e luminosa, diventa progressivamente una sorta di campo di battaglia simbolico dove si consumano conflitti sociali, culturali e familiari. La fotografia, pulita e raffinata, accentua il contrasto tra l'apparente serenità dell'ambiente e il caos morale che travolge i personaggi. Pur muovendosi su un terreno già esplorato dal cinema europeo, "La festa è finita" riesce a distinguersi grazie a una scrittura brillante e a una satira che evita facili moralismi. Cordier non offre risposte semplici né divide il mondo tra buoni e cattivi: preferisce mostrare come il potere, il denaro e l'ambizione possano corrompere chiunque, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. Il risultato è una commedia amara, intelligente e sorprendentemente attuale, capace di divertire mentre invita a riflettere sulle profonde disuguaglianze della società contemporanea. Un film che conferma Antony Cordier come uno degli autori più interessanti del cinema francese recente e che dimostra come la satira possa ancora essere uno strumento efficace per raccontare il presente.
SABATO 18/07 21,00

SORDA - IL SILENZIO DEGLI ALTRI
Regia di Eva Libertad
Genere Drammatico, - Spagna, 2025,
durata 99 minuti

"Sorda – Il silenzio degli altri": un intenso racconto sull'identità e il bisogno di essere ascoltati
Con "Sorda – Il silenzio degli altri", la regista sp****la Eva Libertad firma un'opera prima di straordinaria sensibilità, capace di affrontare il tema della disabilità uditiva con autenticità e profonda umanità. Lontano da ogni retorica o pietismo, il film racconta la quotidianità di una donna sorda che si confronta con le sfide della maternità, della vita di coppia e del rapporto con una società costruita, quasi sempre, a misura di chi sente. La protagonista, Ángela, conduce una vita serena accanto al compagno Héctor, udente. L'arrivo di una figlia, tuttavia, apre interrogativi inattesi e mette in luce fragilità, paure e incomprensioni che investono entrambi. Il film non costruisce il conflitto attorno alla sordità come limite, ma alla difficoltà di comunicare davvero, trasformando un'esperienza personale in una riflessione universale sulle relazioni umane. Eva Libertad dirige con uno stile essenziale e delicato, lasciando che siano gli sguardi, i gesti e i silenzi a raccontare ciò che le parole non riescono a esprimere. La macchina da presa accompagna i personaggi con discrezione, evitando qualsiasi enfasi melodrammatica e privilegiando una narrazione intima, fatta di piccoli dettagli e grandi emozioni. L'interpretazione di Miriam Garlo, attrice sorda anche nella vita reale, rappresenta il cuore pulsante del film. La sua prova è intensa, naturale e mai costruita, capace di trasmettere le contraddizioni di una donna che rivendica il diritto di vivere pienamente la propria identità senza dover continuamente adattarsi alle aspettative degli altri. Al suo fianco, Álvaro Cervantes offre un'interpretazione misurata e convincente, dando vita a un personaggio complesso, sinceramente innamorato ma spesso incapace di comprendere fino in fondo l'esperienza della compagna. Uno degli aspetti più riusciti dell'opera è il raffinato lavoro sul suono. Attraverso un sapiente alternarsi di silenzi, rumori ovattati e cambi di prospettiva sonora, lo spettatore viene invitato a condividere il punto di vista della protagonista, sperimentando in prima persona una diversa percezione del mondo. È una scelta registica che non cerca effetti spettacolari, ma favorisce un'autentica immersione emotiva. "Sorda – Il silenzio degli altri" parla certamente di inclusione, ma soprattutto del bisogno universale di essere compresi. Il film ricorda come la comunicazione non dipenda esclusivamente dalla parola e come l'ascolto sia, prima di tutto, un atto di attenzione, rispetto ed empatia. Presentato con successo nei festival internazionali, il lungometraggio si distingue per maturità narrativa e rigore stilistico, evitando stereotipi e proponendo uno sguardo nuovo sulla rappresentazione della disabilità nel cinema contemporaneo. Il risultato è un'opera intensa, delicata e profondamente emozionante, capace di lasciare un segno senza ricorrere a facili sentimentalismi
DOMENICA 19/07 21,00

PECORE SOTTO COPERTURA
Regia di Kyle Balda
Genere Azione, Commedia, - Irlanda, Gran Bretagna, Germania, USA, 2026,
durata 109 minuti

"Pecore sotto copertura": una commedia brillante che gioca con il genere poliziesco
Con "Pecore sotto copertura", il cinema sceglie la strada della commedia per rileggere il poliziesco attraverso il filtro dell'assurdo e dell'ironia. Il risultato è un film leggero ma intelligente, capace di alternare situazioni paradossali, ritmo sostenuto e una sottile satira sociale, senza rinunciare al piacere dell'intrattenimento.
La vicenda ruota attorno a un'improbabile operazione sotto copertura che coinvolge protagonisti del tutto inadeguati al ruolo di investigatori. Tra equivoci, identità nascoste e continui colpi di scena, il racconto costruisce un meccanismo narrativo che si alimenta soprattutto della distanza tra ciò che i personaggi credono di controllare e ciò che, puntualmente, sfugge loro di mano. È proprio da questa costante perdita di controllo che nasce una comicità efficace, mai eccessivamente sopra le righe.
La regia mantiene un buon equilibrio tra l'azione e il tono umoristico, evitando che il film si trasformi in una semplice successione di gag. Il ritmo resta vivace per tutta la durata della storia e ogni scena contribuisce ad arricchire un intreccio che, pur senza particolari ambizioni, riesce a coinvolgere lo spettatore.
Il cast lavora bene sul gioco corale. I personaggi sono volutamente caricaturali, ma conservano una credibilità che permette al pubblico di affezionarsi alle loro disavventure. I dialoghi sono brillanti, spesso costruiti su doppi sensi e battute fulminanti, mentre le situazioni comiche nascono più dall'interazione tra i protagonisti che dalla ricerca della battuta facile.
Dal punto di vista visivo, "Pecore sotto copertura" adotta uno stile essenziale ma funzionale. La fotografia accompagna il tono della narrazione con colori vivaci e ambientazioni che valorizzano il contrasto tra l'apparente normalità del quotidiano e l'assurdità delle situazioni. Anche la colonna sonora sostiene efficacemente il racconto, sottolineando i momenti di maggiore tensione senza rinunciare a una vena giocosa.
Pur seguendo alcuni schemi tipici della commedia d'azione, il film riesce a distinguersi grazie a una scrittura capace di prendere in giro i cliché del cinema investigativo e, allo stesso tempo, di riflettere con leggerezza sulla goffaggine umana, sull'improvvisazione e sulla capacità di reinventarsi quando tutto sembra perduto.
Non tutte le trovate risultano ugualmente efficaci e qualche passaggio appare prevedibile, ma l'insieme funziona grazie a un ritmo costante e a una comicità che non cerca mai la volgarità. "Pecore sotto copertura" è una commedia piacevole, pensata per divertire senza pretese, ma con sufficiente intelligenza da conquistare anche chi apprezza le parodie ben costruite.
Un film che conferma come il genere comico possa ancora sorprendere quando riesce a giocare con le convenzioni senza perdere di vista i suoi personaggi. Un intrattenimento riuscito, ideale per chi cerca una storia leggera, dinamica e ricca di sorrisi.

MARTEDI’ 21/07 21,00

MIO FRATELLO E’ UN VICHINGO
Regia di Anders Thomas Jensen
Genere Commedia, Drammatico, - Danimarca, Svezia, 2025,
durata 116 minuti

Con Mio fratello è un vichingo (Den sidste viking), Anders Thomas Jensen torna al cinema che lo ha reso uno degli autori più originali del panorama europeo: una miscela di commedia nera, noir, assurdo e profonda umanità. Ancora una volta il regista danese costruisce una storia popolata da personaggi eccentrici e feriti, capaci di far ridere e commuovere nello stesso momento.
La vicenda segue Anker, un ex rapinatore appena uscito di prigione dopo quindici anni, deciso a recuperare il bottino della rapina nascosto dal fratello Manfred. Il problema è che Manfred vive ormai in un universo tutto suo, in cui la memoria si intreccia con fantasie, tra miti vichinghi e identità immaginarie. Quella che potrebbe sembrare la premessa di un thriller criminale diventa presto un viaggio nei traumi familiari, nella fragilità mentale e nella difficoltà di ricostruire i legami spezzati.
Il punto di forza del film è la scrittura di Jensen, capace di alternare dialoghi irresistibili a momenti di autentica malinconia. L'umorismo è spesso spietato, persino politicamente scorretto, ma non scade mai nella gratuità: serve piuttosto a raccontare personaggi incapaci di adattarsi a un mondo che li ha lasciati indietro. Le situazioni grottesche convivono con improvvise esplosioni di violenza e con una tenerezza che emerge senza sentimentalismi.
Straordinaria la prova di Mads Mikkelsen, che offre una delle interpretazioni più insolite della sua carriera. Il suo Manfred è buffo, vulnerabile e imprevedibile, un uomo smarrito che suscita continuamente il sorriso e la compassione. Al suo fianco Nikolaj Lie Kaas costruisce un perfetto contraltare: più razionale in apparenza, ma altrettanto segnato dalle ferite del passato. La chimica tra i due attori regge l'intero film e rende credibile il rapporto tra due fratelli incapaci di comunicare, ma impossibilitati a separarsi.
Dal punto di vista visivo, Jensen conferma il suo stile asciutto e rigoroso. La fotografia nordica, dai toni freddi, accentua il senso di isolamento dei personaggi, mentre il ritmo alterna scene contemplative a improvvise accelerazioni narrative. La colonna sonora accompagna con discrezione una storia che oscilla continuamente tra commedia e tragedia.
Mio fratello è un vichingo non è un film per tutti. Il suo umorismo surreale e il gusto per l'assurdo possono disorientare chi cerca una narrazione tradizionale. Tuttavia, proprio questa libertà narrativa rappresenta il suo fascino maggiore: Jensen riesce a trasformare una storia di criminali maldestri in una riflessione sulla memoria, sull'identità e sull'affetto familiare.
In definitiva, Mio fratello è un vichingo è una delle opere più riuscite del regista danese, capace di fondere comicità, dramma e poesia con una naturalezza rara. Un film che diverte, sorprende e, senza mai cercare facili emozioni, lascia nello spettatore un senso di dolce malinconia. Per gli amanti del cinema nordico e delle commedie nere intelligenti rappresenta una visione assolutamente consigliata.

MERCOLEDI’ 22/07 21,00

Indirizzo

Via Turati, 42
Pesaro
61122

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