20/03/2026
Gent.mi soci & socie,
vi aspettiamo il 25 marzo, mercoledì, sempre alle ore 20.15, nell'aula magna del liceo Classico De Castro, piazza Aldo Moro, fronte tribunale, con la proiezione del quarto film della rassegna " 8 passi nella natura", rassegna nata in collaborazione con l'associazione C.A.I.:
- "Il Ragazzo selvaggio", Regia di François Truffaut, 1969 con François Truffaut, Pierre Fabre, Jean-Pierre Cargol, Françoise Seigner, Paul Villé. Titolo originale: L'enfant sauvage. Genere Drammatico - Francia, 1969, durata 85 minuti.
Trama: Il film, tratto dalla famosa memoria del medico parigino Jean Itard, è palesemente ispirato al pensiero pedagogico del filosofo ginevrino Rousseau. Nella Francia di fine 700 alcuni contadini scoprono nei boschi dell'Aveyron un ragazzo che vive allo stato brado, semi animalesco. Lo catturano e lo affidano agli scienziati di Parigi. Tutto nel ragazzo è bestiale: ha gli artigli, si esprime a grugniti ed è mordace. Il dottor Itard, figlio dei Lumi, non dispera di riuscire a "civilizzarlo" e lo conduce nella sua villa di campagna. Con metodo e pazienza inizia la sua "cura" che si protrae per settimane e settimane, registrando progressi insignificanti. Una notte, il ragazzo fugge per tornare libero nei boschi, ma imprevedibilmente ritorna e il dottore può riprendere la cura, questa volta con significativi risultati. Film di grande lirismo che testimonia dell'amore del regista per l'infanzia e della sua fredda disapprovazione dei metodi educativi invasivi
Regista: Truffaut nasce nel 1932 e già a 16 anni la passione per il cinema lo spinge ad aprire un cineclub che, gestito in maniera imprudente, gli procura la prima condanna di fronte ad un giudice. Bazin riesce a farlo liberare e ad introdurlo nel giro dei Cahiers du cinema. Ma anche questo periodo non dura molto a causa dei suoi obblighi di leva: si arruola volontario per l'Indocina e poi, proprio alla vigilia della partenza, sparisce. Altri guai con la giustizia, altro intervento risolutivo di Bazin. Di nuovo in libertà, Truffaut inizia a collaborare come critico "stroncatore" su diverse riviste. Il suo stile, critico e pungente, suscita non poche polemiche.
Il salto sul set avviene presto: nel 1955 gira La visita e nel '57I monellacci. Il cinema di Truffaut è già chiarito. L'ambiente che sceglie per la lavorazione è uno scenario naturale, gli interpreti sono giovani esordienti, il tema affrontato è l'adolescenza, colta in quell'insieme di solitudine e infelicità che convive con la scoperta dei sentimenti, della donna, dell'amore.
Il successo e i riconoscimenti (miglior regia a Cannes) arrivano con I quattrocento colpi (1959), in cui l'attenzione di Truffaut è ancora su un adolescente vispo e dall'aria un po' triste, che prende il nome di Antoine Doinel.
Questo personaggio sarà il protagonista di diversi film di Truffaut: l'episodio Antoine e Colette del film L'amore a vent'anni (1962), Baci rubati (1968), Non drammatizziamo... è solo questione di corna (1970) e L'amore fugge (1979). Un intero ciclo che descrive prima un corteggiamento timido, poi la fase di maturazione e l'incontro con la donna della vita, di seguito la noia del matrimonio e i sottili piaceri dell'adulterio, infine il divorzio, la professione di scrittore e il racconto, tratto dai film precedenti, della vita passata. Ogni film vede la partecipazione degli stessi personaggi, si svolge sempre negli stessi contesti, prolunga il disagio adolescenziale fino alle sue conseguenze in età più adulta. Tutti insieme sono uniti da una linea di coerenza costituita sia dai richiami che il film successivo fa al precedente, sia da quell'andamento monotematico che miscela stilisticamente i toni della facile commedia con quelli, più latenti del dramma.Altra grande passione di questo critico-regista-produttore sono i libri che forniscono l'ispirazione per le sue opere, quasi mai appartenenti ad una letteratura colta: i giallisti Cornell Woolrich, David Goodis, Charles Williams, o ancora i quasi sconosciuti Jean Itard, Francis Vernon Guille, Henri-Pierre Rochè, che cita direttamente nei film, o che occupano un posto importante all'interno della narrazione. Ne Le due inglesi (1971) il protagonista preferisce la scrittura all'amore, L'uomo che amava le donne (1977) scrive un libro di memorie, così come Isabelle Adjani racconta in un diario la sua progressiva pazzia in Adele H., una storia d'amore (1975). In Fahrenheit 451 (1966), poi, i libri e le contrapposte volontà di distruggerli o di salvarli diventano oggetto esclusivo della narrazione.
Pellicola atipica, che valse a Truffaut un Oscar, è Effetto Notte (1973) dove è il cinema stesso che viene raccontato.
Per la visione dei film occorre essere tesserati alla FICC
Il costo della tessera è di € 5,00 e da diritto alla partecipazione di tutte le proiezioni del NUOVO CINECLUB ORISTANESE per l'anno 2026 basta esibire la tessera di iscrizione.
Inizio Tesseramento ore 19:30
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IL DIRETTIVO del NUOVO CINECLUB ORISTANESE
Daniela, Umberto, Christina, Alessio, Carlo , Gianni