22/05/2024
Paolo Sorrentino prosegue con la celebrazione di Napoli. Se in E' stata la mano di Dio il discorso era autobiografico, in Parthenope la disamina è molto più estesa e antropologica, diventa epos. Tutto è vissuto da una giovane ragazza, Parthenope appunto il nome, nella mitologia sirena-dea protettrice di Napoli, condannata e salvata dalla sua stessa bellezza. Parthenope è metafora dell'anima napoletana e al tempo stesso occhio esterno che scopre la napoletanità in un processo continuamente autoriflessivo. Parthenope osserva e viene osservata, desidera e viene desiderata, si nega alla concupiscenza per essere sedotta. Capri, Camorra, Quartieri Spagnoli, San Gennaro, un percorso di formazione, un caleidoscopio di personaggi unici, per poter dire "vivo, questa sono io". È un film di Sorrentino e presenta tutti gli stilemi (per alcuni sono difetti) suoi propri, come se il regista sia rimasto sigillato in un'eterna Grande Bellezza e non riesca ad uscirne completamente. Detto questo è un autore di cui sentiamo intimamente bisogno. È stato il nostro ultimo film al Festival per quest'anno, ci vediamo sicuramente quest'estate nell'arena estiva e dita incrociate per il prossimo anno in sala. A bientôt!