30/01/2026
SENZA SI È GIÀ MORTI
A tre settimane dall'inizio della campagna di finanziamento per Notte di Luce, l'importo raccolto ammonta a 204 euro. Siamo ben lontani dalla possibilità di raggiungere l'obiettivo di 6500 euro entro fine febbraio. E questo obiettivo non è che il primo delle due parti di cui è costituita la campagna.
Eppure il terreno era stato lavorato e seminato, bene e tanto.
Lunghi mesi passati a studiare tutto il materiale messo a disposizione dalle piattaforme per la creazione e gestione di un crowdfunding (prima Indiegogo, poi Kickstarter); a compilare bozze di progetti; a pianificare strategie di lancio e promozione; a simulare preventivi e piani di produzione; a ideare specifici programmi di fundraising; a trovare quanti più accattivanti premi possibili da associare a rispettive quote versate; sino alla progettazione di un sistema originale e unico di raccolta fondi da me personalmente ideato e che, tra le tante, prevede la possibilità di usufruire di sconti per chi fa contribuire altre persone e mostra bene le condizioni per poter accedere agli sconti e spiega le conseguenze in caso di mancato acquisto e informa su molto altro (basta dare un occhio alla pagina del crowdfunding per farsi un'idea dell'immane lavoro alle spalle).
Mesi e mesi trascorsi a preparare al meglio, in maniera assidua e dettagliata, un progetto di finanziamento che per me rappresenta l'ultima spiaggia per vedersi concretizzato un sogno a cui da anni sto dedicando gran parte della mia vita. Anni passati a cercare invano una soluzione che consentisse finalmente di disporre di un budget per avviare i primi passi nella realizzazione di un cortometraggio ancora più ambizioso de LA SCELTA, per il quale ho investito (sin dai tempi de LA SCELTA) e sto tutt'oggi investendo (crowdfunding a parte), insieme a Tatiana Marangon, una quantità incalcolabile di tempo, energie, passione e tenacia, dalla stesura del soggetto e sceneggiatura (risalente oramai ad anni fa e oggi in continuo perfezionamento) alle interminabili prove di inquadratura, dai sopralluoghi per individuare una location che sia comoda, funzionale e a basso costo alla compilazione maniacale delle note di regia utili per agevolare la fase delle riprese, dalla ricerca attenta di musiche e brani adatti al film alla ricerca dei molti caratteristici oggetti di scena, e poi tanto tanto tanto ma davvero tanto altro ancora, che non sarebbe possibile elencare nella sua interezza né per iscritto né a voce, e di cui forse solo Tatiana può testimoniare. In questi anni abbiamo provato di tutto: consultazione di bandi statali; infinite mail alle case di produzione (quelle che mettono i soldi per fare un film, per capirci); richieste di finanziamenti a banche, nonché ad enti locali, territoriali e regionali; contatti con i privati; tentativi di vario genere per ottenere sovvenzioni o appoggi di varia natura; tante letture e studi sul tema, approfondimenti, richieste di consulenze; e poi ancora, accesso a molti video sull'argomento, ascolto di dibattiti, confronti, scontri; consigli e suggerimenti e strategie (più o meno intelligenti) chiesti a e/o dispensati da professionisti del settore (o presunti tali) o individui più o meno consapevoli e informati; eccetera eccetera.
Di una cosa ho avuto conferma: se non hai santi in paradiso - o eventualmente santi in terra travestiti da "il mio papi" - oppure apposite corsie preferenziali oppure un curriculum di lungo corso e con successi di un certo tipo alle spalle oppure una casa di produzione che porti il tuo nome tra i suoi soci oppure non hai frequentato certe scuole di cinema "di peso" (qui il peso non si riferisce alla qualità della formazione e alle competenze acquisite), e via discorrendo, è meglio che il tempo utilizzato ad esempio per scrivere una mail ad una casa di produzione di cortometraggi (che il più delle volte, per non dire sempre, produce cortometraggi realizzati dai suoi stessi proprietari oppure affida la regia a registi "con un nome" oppure produce cortometraggi che abbiano come attori dei volti noti, meglio se trattasi di cortometraggi stucchevolmente retorici, fastidiosamente buonisti, gratuitamente patetici, per lo più con tematiche sociali, insomma quei film che definisco "da parac**i" e che sembrano girati dallo stesso regista, giusto per farvi capire l'appiattimento e l'omologazione) o a leggere un bando per l'ottenimento di fondi statali (giusto per farsi del male, visto che come primo requisito per accedervi è indispensabile possedere una casa di produzione) o a parlare con certa gente che la fa facile (e poi capisci perché la faccia facile), lo impieghi per dedicarti ad altro, a qualsiasi cosa che non sia lo sb****re masochisticamente il muso contro muri di ipocrisia e faciloneria e porte chiuse da dentro.
Quando si dice "il pesce puzza dalla testa"...
Cinque anni spesi per Notte di Luce e ancora il cortometraggio non ha nemmeno il budget necessario per muovere i primi passi.
A volte mi fermo a pensare come sia possibile che ad oggi, con tutti gli ostacoli incontrati per la realizzazione del film, unitamente a tutto quello che nel frattempo è accaduto a livello strettamente personale su più fronti (ultimo ma non ultimo, il processo penale che ci ha visti coinvolti come unica parte lesa e da cui siamo usciti con la condanna, seppur non ancora definitiva, dell'unica imputata), io non abbia ancora gettato la spugna e preferito impiegare in maniera differente le ore non dedicate alla scuola. Deve trattarsi probabilmente di perseveranza, resilienza, quella roba lì; o incoscienza, ingenuità, pura follia; o estremo bisogno di esprimere un mondo, il mondo che vorrei.
I - tanti e, a mio avviso, originali e interessanti - premi (o ricompense, se preferite) per i sostenitori di Notte di Luce non sono che un piccolo riconoscimento in cambio dell'affetto e della sensibilità mostrati da coloro che vedono in un progetto cinematografico di un loro parente stretto/parente allentato/amico/ex amico/conoscente/conosciuto/collega/ex collega/ex compagno di scuola/ex e basta, ecc., qualcosa che va ben oltre la sfera individualistica e che nulla ha a che vedere con la questione dell'hobby o svago personale o sfizio o passatempo o interesse o come preferite chiamarlo; perché non è su ciò che si basa il senso e l'essenza del sostegno di un progetto artistico e culturale, ancor prima che cinematografico. Né è mio compito o intenzione spiegare sino in fondo ciò che contraddistingue lo spirito e il significato di un tale progetto e lo differenzia da, che ne so, una richiesta di contributo economico per la ristrutturazione di un garage privato (un esempio apparentemente stupido che spero possa quantomeno rendere l'idea).
La risposta credo risieda esattamente in una certa inclinazione morale ed etica e in una sensibilità disposta ad ampliare la propria veduta abituale, considerando magari il proprio appoggio come la volontà di sentirsi parte attiva, vitale, solidale e necessaria, e al contempo protagonista diretto di un'opera desiderosa di aprire i propri orizzonti (anche fisici, con l'iscrizione a molti festival nazionali e internazionali), coinvolgere tante figure professionali (collaboratori, attori, tecnici, che percepiranno un compenso per il lavoro svolto sul set e nelle varie fasi di lavorazione), innescare circuiti positivi di scambi culturali, riflessioni stimolanti, dibattiti, presentazioni, e così via.
In un progetto come questo, il singolo finanziatore assume un ruolo decisivo nello stabilire unione e spirito di collaborazione per una giusta causa che diventa comune, di tutti, in quanto ciascuno è di fatto responsabile a tutti gli effetti della buona riuscita di un lavoro di squadra, e ciascun finanziatore sarà di fatto legato in maniera indissolubile - specialmente da un punto di vista umano e affettivo - ad un'opera cinematografica che viaggerà per anni nei festival di tutto il mondo e che sarà per sempre riconoscente a chi ha reso possibile la sua nascita e la sua crescita.
Insomma, qui "sostenitore" non è sinonimo di "benefattore" tout court: nell'aiutare, egli aiuta anche se stesso e il gesto di solidarietà - non a fondo perduto - lo arricchisce almeno tanto quanto il dono intrinseco.
A me in tasca non verrà nulla, nemmeno un euro. Anzi, i soldi per l'iscrizione ai festival (la cosiddetta "distribuzione" del cortometraggio) non verranno presi dal ricavato della campagna (come anche scritto all'interno della pagina di progetto del crowdfunding).
Non è quindi con i cortometraggi che vivo, se con "vivere" si intende (come tanti - e sempre troppi - intendono) "guadagnarsi la pagnotta", "fare i dané". Se invece con "vivere" si intende (come qualcuno - e sempre meno - intende) "essere felici", "sentirsi vivi e realizzati", "sentirsi utile anche agli altri oltre ogni ragionevole lavoro personale", allora posso dire che continuando a fare cortometraggi potrei vivere di rendita.
Se con la cultura non si mangia e non si vive, senza si è già morti.