Chiunque in questi ultimi anni abbia scelto un’occupazione nell’ambito cinematografico, o per qualsiasi ragione di operare al suo interno o sia semplicemente consapevole di cosa significhi farne parte, è anche a conoscenza delle criticità strutturali che lo affliggono: il ristagno produttivo, l’estrema difficoltà nel reperimento di finanziamenti per la produzione e di canali per la distribuzione (
soprattutto per quanto riguarda la cinematografia indipendente), il corporativismo delle categorie professionali, la precarietà cronica degli impieghi. Ad una serie di questioni connesse al mondo del cinema come industria e mercato del lavoro, si lega inoltre un non indifferente fattore culturale, dato dalla sistematica standardizzazione delle produzioni, vincolate indissolubilmente alle esigenze del mercato e del cosiddetto “spettatore medio”, che rendono impossibile la trasmissione di contenuti e linguaggi estranei a determinati parametri e tarpano le ali al dibattito culturale e politico che si era riusciti a creare in passato intorno al mezzo cinematografico come veicolo di storie, idee, sperimentazioni linguistiche e critica sociale. Inutile specificare come le suddette dinamiche dominino l’industria cinematografica quanto quella televisiva e le più svariate forme della comunicazione audiovisiva in generale. La formazione all’interno dello spazio di Ri-Make di un collettivo che si occupi specificatamente di cinema e linguaggi audiovisivi nasce dall’esigenza di poter operare in un contesto politico e culturale in cui sia possibile affrontare queste discipline secondo una modalità condivisa, autogestita e libera, accessibile a chiunque ne sia desideroso, con l’obbiettivo di proporre un’alternativa sul fronte produttivo e culturale alle logiche del cinema e della comunicazione audiovisiva istituzionali. In termini pratici il progetto cinematografico si struttura in due punti:
- l’organizzazione a Ri-Make di una serie di proiezioni tematiche;
- la creazione di un gruppo di autoproduzione cinematografica dedicato alla realizzazione di film, documentari ecc., che provi anche a riflettere su cosa significhi opporsi al modello produttivo vigente. I due progetti sono legati alle prospettive e ai temi di cui si occupano i collettivi di Ri-Make e in senso più ampio i soggetti che collaborano nello spazio. Con questo comunicato, proviamo a condividere un progetto all’interno di Ri-Make aperto a chiunque desideri partecipare come fruitore delle iniziative del collettivo cinematografico o costruirle insieme.