14/08/2022
"NOPE" di Jordan Peele.
CONTIENE SPOILER
In un mondo dove l'immagine digitale sembra ormai divorare tutto e raggiungere tutti con le tecnologie di condivisione e fruizione, cosa resta da riprendere, da mostrare? Forse solo ciò che va oltre il conosciuto terrestre, quindi un'entità aliena?
Il film parte da questa idea, e su una struttura Sci-fi-horror costruisce una riflessione sull'immagine, sulla sua storia e sulla sua capacità di acquistare ancora una volta una sorta di potere che agli albori della fotografia e del cinema possedeva, quella facoltà di mostrare le cose come fosse la prima volta, o come in questo caso, per la prima volta.
Nel ridare all'immagine questo potere, Peele segue il procedimento cronologico contrario a quello avvenuto nella storia visuale che conosciamo: partendo dal digitale, finisce con la fotografia analogica, e non quella su carta, ma quella ancora più "antica" su lastra, utilizzata dai primissimi fotografi come Niepce e Daguerre.
I protagonisti del film cercano più volte di riprendere l'oggetto volante alieno. Dapprima cercano di farlo con mezzi elettronici/digitali, ma falliscono nell'impresa perché l'essere volante è capace di disturbare ogni mezzo elettronico si trovi nelle sue vicinanze. Ecco poi che un regista venuto ad aiutarli ci prova con una cinepresa in pellicola. Questa volta l'esperimento funziona, ma il regista non è interessato al potere creativo e generativo dell'immagine, ma dal suo potere distruttivo: è un iconoclasta. Egli infatti muore in una sorta di atto estetico annichilente.
L'ultimo tentativo, quello che finalmente restituisce un'immagine nitida dell'essere alieno, è affidato alla fotografia, che come sappiamo nasce prima del cinema, cioè dell'immagine in movimento.
Ed ecco che forse si spalanca una nuova era dell'arte visuale, un nuovo modo di guardare al mondo, con i nostri occhi, ma soprattutto attraverso l'immagine.
Nasce una nuova era, ma qui il film finisce.