15/07/2026
Ci sono interventi che durano pochi minuti.
E poi ci sono interventi che valgono una lezione di storia.
Ieri, durante il Consiglio comunale di Bologna, il consigliere di centrosinistra Giacomo Tarsitano ha preso la parola dopo le polemiche per la commemorazione a Palazzo d’Accursio di Marcello Bignami, storico dirigente del MSI e padre di Galeazzo Bignami.
All’evento Ignazio La Russa aveva ironizzato: “Posso chiamarlo camerata il mio amico Marcello?”.
Il solito vittimismo postfascista, secondo cui persino pronunciare la parola “camerata” sarebbe ormai diventato proibito.
Nella stessa sala erano risuonate anche le parole di Giorgio Almirante, firmatario del bando che ordinava la fucilazione dei renitenti alla leva della Repubblica di Salò.
Tarsitano ha risposto raccontando la storia di suo nonno. A un certo punto si è alzato, si è spostato fisicamente dall’altra parte del banco e ha indicato lo scranno appena lasciato, per mostrare quale sarebbe stata la conseguenza di quell’ordine: lui non sarebbe mai esistito.
Questo è il suo intervento integrale:
“Ecco, il loro sarcasmo a me non fa ridere e vi spiego il perché mettendomi per un attimo da questo lato del banco.
Vedete questo scranno? Ecco, sarebbe vuoto, io non esisterei, non sarei qui in quest’aula e non ricoprirei questo incarico se mio nonno non fosse stato molto bravo a scappare.
Ecco, mio nonno Pino Businarolo, come i suoi coetanei, fu chiamato alle armi dall’esercito repubblichino dopo l’armistizio. Mio nonno si rifiutò e per questo sulla sua testa c’era una taglia e un ordine di esecuzione sul posto nel caso in cui fosse stato trovato.
Quell’ordine aveva una firma, Giorgio Almirante.
Ecco, questo è il rispetto, e torno al mio posto, perché ci tengo ad occuparlo, questo è il rispetto dell’avversario politico di una certa destra: il suo annientamento.
E allora, Bignami e amici, permettetemi almeno di criticarvi per la vostra sfacciataggine e di ricordarvi chi siete veramente: certamente non grandi statisti, bensì omuncoli che non meritano neanche l’intitolazione del corridoio di casa propria.
E se ancora oggi qualcuno può millantare la vostra grandezza, questo è solo il riflesso della grandezza di chi ha concesso a voi e ai vostri padri politici l’opportunità di continuare a parlare”.
92 minuti d’applausi.