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PIETRE MILIARI: I FILM CHE HANNO CAMBIATO IL CINEMA (MUBI)La parola ai giurati (12 Angry Men)Anno: 1957Regia: Sidney Lum...
16/10/2026

PIETRE MILIARI: I FILM CHE HANNO CAMBIATO IL CINEMA (MUBI)

La parola ai giurati (12 Angry Men)
Anno: 1957
Regia: Sidney Lumet

Adattamento di un soggetto scritto per la televisione da Reginald Rose, “La parola ai giurati” segna il folgorante esordio alla regia di Sidney Lumet. Ambientato quasi interamente all’interno di una stanza della giuria, il film mette in scena il serrato confronto tra 12 giurati chiamati a pronunciarsi su un caso di parricidio, con un giovane imputato che rischia la pena di morte. In questo microcosmo, Lumet restituisce un campionario della società americana, in cui convivono il razzismo e la ricerca della giustizia a ogni costo, ma anche una sensibilità progressista che invita a interrogarsi sulla colpevolezza dell’imputato in presenza di un ragionevole dubbio. Sarà infatti l’unico giurato inizialmente contrario alla condanna a cercare di convincere gli altri, portando alla luce una serie di contraddizioni che non possono essere ignorate. Grazie alla brillante scrittura, il film riesce a evocare il retroterra dei personaggi, mettendone a n**o pregiudizi, fragilità e convinzioni. I dialoghi funzionano alla perfezione e danno vita a una f***a rete di relazioni che avvince lo spettatore, mantenendo alta la tensione fino allo scioglimento del caso. Un capolavoro che, ancora oggi, conserva una modernità senza eguali. Ottimo anche il lavoro di casting, con Henry Fonda (anche produttore) in uno dei ruoli più significativi della sua carriera.

🌟🌟🌟🌟1/2 (4,5 su 5)

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Citylife)L’estranea Uscita italiana: 8 ottobre 2026Regia: Paolo StrippoliPresentato in concors...
15/10/2026

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Citylife)

L’estranea
Uscita italiana: 8 ottobre 2026
Regia: Paolo Strippoli

Presentato in concorso a Venezia83 (2026) e scelto per rappresentare l’Italia ai Premi Oscar 2027, “L’estranea” è il film più maturo di Paolo Strippoli, giunto al suo quarto lungometraggio. Dopo il folk horror “A Classic Horror Story” e le variazioni sui generis di “Piove” e “La valle dei sorrisi”, il regista porta avanti un percorso volto a scandagliare il lato oscuro dell’umanità, cimentandosi questa volta con un dramma famigliare dalle forti tinte nere. Suddiviso in quattro capitoli più un epilogo, il film copre un arco temporale che va dal 1999 ai giorni nostri, attraverso la voce narrante di una madre (Jasmine Trinca) che rievoca un passato segnato da una scelta. Gli eventi che hanno coinvolto la famiglia riaffiorano tramite la prospettiva della donna, maniaca del controllo e costantemente preoccupata di ciò che gli altri potrebbero pensare. Strippoli prende un nucleo famigliare dell’alta borghesia barese e lo fa implodere dall’interno, esasperandone l’ipocrisia e costruendo una spirale destinata a corrodere le fondamenta stesse della società. Un’impalcatura stilistica rigorosa e allo stesso tempo coraggiosa consente al regista di mantenere il film in equilibrio, regalando alcune sequenze di grande tensione. Una piacevole sorpresa, che conferma quanto il cinema italiano sia storicamente legato al genere nero, nelle sue declinazioni anche gotiche, e sappia ancora muoversi con efficacia in questi territori. Il personaggio interpretato da Valeria Bruni Tedeschi, grazie anche alla prova dell’attrice, è semplicemente iconico.

🌟🌟🌟1/2 (3,5 su 5)

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Citylife)Her Private HellUscita italiana: 1 ottobre 2026Regia: Nicolas Winding Refn Presentato...
09/10/2026

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Citylife)

Her Private Hell
Uscita italiana: 1 ottobre 2026
Regia: Nicolas Winding Refn

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2026, “Her Private Hell” segna il ritorno al cinema di Nicolas Winding Refn dieci anni dopo “The Neon Demon”, con in mezzo le serie TV “Too Old to Die Young” e “Copenhagen Cowboy”, rispettivamente per Amazon Prime Video e Netflix, in realtà concepite come un lungo film. È ancora una volta la fiaba nera il luogo di elezione, che passa attraverso due storie destinate ad avvicinarsi fino a intersecarsi: quella di Elle, attrice che non si è ancora smarcata dalla figura paterna, costretta a recitare in un film insieme alla matrigna con cui ha diversi conti in sospeso; quella del soldato K, un uomo alla ricerca della figlia scomparsa in un Giappone avvolto dalla nebbia. Il cinema di Refn si sta progressivamente allontanando dal realismo di “Pusher” per abbracciare il surrealismo e la radicalizzazione di uno stile al neon, patinato e capace di alternare l’eleganza delle immagini alla violenza insita nell’umanità. Una direzione più di testa che di pancia, in cui si possono ritrovare momenti di grande ispirazione, contrappuntati da una ricerca estetica talmente spinta da svuotare il racconto di ogni senso logico. Il film, paradossalmente, funziona di più quando resta nel vago, quando non vuole esplicitare la componente psicanalitica, quando lascia allo spettatore un puzzle da comporre e scomporre a piacimento. Mancano le emozioni, annacquate in un profluvio di sequenze che affascinano ma non riescono quasi mai a coinvolgere. Peccato, perché di sostanza ce n’è, ma le sovrastrutture la inabissano.

🌟🌟1/2 (2,5 su 5)

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Palazzo del Cinema)NazaUscita italiana: 28 settembre 2026Regia: Yuval Abraham, Rachel SzorPrem...
07/10/2026

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Palazzo del Cinema)

Naza
Uscita italiana: 28 settembre 2026
Regia: Yuval Abraham, Rachel Szor

Premio speciale della giuria a Venezia83 (2026), “Naza” è un documentario che ricostruisce la pianificazione degli attacchi israeliani su Gaza attraverso le testimonianze di 24 ufficiali, tra soldati e membri dell’intelligence militare. Yuval Abraham e Rachel Szor, che avevano già diretto “No Other Land”, creano un effetto straniante ambientando le interviste sui tetti di Tel Aviv e alternandole alle immagini della quotidianità della città, dove sembra che tutto vada avanti come se niente fosse. A parte un breve segmento finale, il film non mostra nulla e, anzi, rievoca ciò che sta succedendo attraverso le parole e i diversi modi in cui le persone che hanno raggiunto i più alti gradi dell’esercito israeliano percepiscono (o non percepiscono) la propria colpa. Yuval Abraham rifugge ogni forma di protagonismo e si trasforma in una sorta di confessore, intervenendo solo saltuariamente con domande dirette e lasciando agli intervistati la possibilità di esporre il proprio io. Le testimonianze che emergono sono dilanianti e non lasciano scampo, anche senza immagini a certificarle. Il film assolve quindi a una delle missioni del cinema: amplificare un messaggio, scuotere le coscienze, diventare un segno della realtà. Non sorprende il clamore con cui è stato accompagnato, né la reazione del governo israeliano, che lo sta boicottando in ogni modo. Onore a I Wonder Pictures e a “The Guardian” per questo atto di coraggio e libertà, e ai due autori, che hanno scelto di non rimanere in silenzio. E le persone, fortunatamente, lo stanno capendo.

🌟🌟🌟🌟 (4 su 5)

PERSI IN SALA… E RECUPERATI (AMAZON PRIME VIDEO)L’Ultima Missione: Project Hail MaryUscita italiana: 19 marzo 2026Regia:...
29/09/2026

PERSI IN SALA… E RECUPERATI (AMAZON PRIME VIDEO)

L’Ultima Missione: Project Hail Mary
Uscita italiana: 19 marzo 2026
Regia: Phil Lord, Christopher Miller

Tratto dal romanzo di Andy Weir, autore anche de “L’uomo di Marte”, portato sugli schermi da Ridley Scott nel 2015, “L’Ultima Missione: Project Hail Mary” è ambientato in un futuro prossimo in cui il Sole si sta lentamente spegnendo a causa di microscopici alieni detti astrofagi. Ryland (Ryan Gosling) rappresenta quindi l’ultima speranza per l’umanità, nonostante, al suo risveglio, non ricordi il motivo della sua presenza nello spazio e, soprattutto, i dettagli della missione. I registi Phil Lord e Christopher Miller, ormai definitivamente passati al live action dopo “Piovono polpette” e “The LEGO Movie”, rispettano la fantascienza umanista di Andy Weir e costruiscono uno spettacolo per gli occhi capace, però, anche di scaldare il cuore. Lavorando sul montaggio, si muovono tra presente e passato, ricostruendo il senso dell’incarico affidato a Ryland e preparando un incontro destinato a cambiare il destino del protagonista. Da qui in avanti, infatti, il film si trasforma in una storia di amicizia intergalattica intensa, che non si vedeva dai tempi di “ET - L’extraterrestre”: uno slancio di ottimismo sano in un’epoca come la nostra, in cui a trionfare è, purtroppo, la diffidenza. Sebbene costruito sulla base di elementi ricorrenti nel cinema (e nella letteratura), “L’Ultima Missione: Project Hail Mary” riesce a emozionare e a far riflettere, regalando a Ryan Gosling uno dei ruoli più profondi della sua carriera e a Sandra Hüller un personaggio tutt’altro che secondario, interpretato ancora una volta ai limiti della perfezione.

🌟🌟🌟1/2 (3,5 su 5)

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Palazzo del Cinema)Serpenti Uscita italiana: 10 settembre 2026Regia: Roberto De PaolisPresenta...
28/09/2026

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Palazzo del Cinema)

Serpenti
Uscita italiana: 10 settembre 2026
Regia: Roberto De Paolis

Presentato nella sezione “Venezia Spotlight” di Venezia83 (2026), “Serpenti” mescola dramma, commedia e grottesco in un film dai rimandi kafkiani che si interroga sulle dinamiche della società e sui suoi eccessi burocratici. Scritto dai fratelli D’Innocenzo, porta il regista Roberto De Paolis in una direzione opposta rispetto al realismo dei precedenti “Cuori puri” e “Princess”. Il film prende le mosse da un problema tragicamente attuale come quello del femminicidio, lasciato però costantemente fuori campo, per trasformarsi in una satira dei meccanismi della legge. Tre incontri, con un poliziotto passivo e inadeguato (Alessandro Borghi), un avvocato viscido (Pietro Castellitto) e una cartomante bizzarra (Valeria Golino), diventano la metafora del labirinto mentale in cui si incaglia un uomo (Leonardo Lidi), reo confesso di aver assassinato sua moglie. De Paolis riesce a dare ritmo a una scrittura che sembra più teatrale e a valorizzare tutte le interpretazioni, creando un coinvolgimento che alterna il sorriso all’amarezza per le verità di fondo che emergono. Manca, però, uno sguardo veramente feroce sulle ingiustizie del sistema, per colpa di un’architettura che scivola progressivamente nel surreale. Si vede l’impronta dei D’Innocenzo, anche se meno estrema del solito. Forse per questo non lo hanno diretto? Nel complesso, un film che funziona e sa smarcarsi dagli schematismi del nostro cinema.

🌟🌟🌟 (3 su 5)

IL CINEMA… IN ANTEPRIMA! (Fuoricinema)Un bon petit soldatAnno: 2026Regia: Stéphane Brizé Presentato in concorso a Venezi...
15/09/2026

IL CINEMA… IN ANTEPRIMA! (Fuoricinema)

Un bon petit soldat
Anno: 2026
Regia: Stéphane Brizé

Presentato in concorso a Venezia83 (2026), “Un bon petit soldat” si ricollega alla precedente trilogia sul lavoro firmata Stéphane Brizé (“La legge del mercato”, “In guerra” e “Un altro mondo”). Carla (Alba Rohrwacher) è una donna che ha sacrificato la propria vita privata per la carriera, al punto che il regista la inquadra per quasi tutta la durata del film all’interno dell’ufficio. Sono i suoi occhi a mostrarci un ambiente tossico in cui si viene fagocitati, umiliati, continuamente costretti a fare i conti con la propria autostima. In una dinamica in cui esiste solo il profitto e uomini e donne sono intercambiabili, Carla perde gradualmente fiducia in se stessa e viene risucchiata in un vortice in cui, qualsiasi cosa faccia, sbaglia. Ma esiste veramente una retta via? Brizé si conferma ancora una volta impeccabile sull’argomento, costruendo una spirale che avvolge anche lo spettatore e lo porta all’interno di uno scenario molto realistico, quasi documentaristico. Il titolo si riferisce a un ambiente gerarchico simile a quello militare, in cui non esistono alternative all’obbedienza e all’annullamento di se stessi. E, alla fine, Carla finisce per replicare questo modello anche con il figlio, pretendendo da lui la perfezione assoluta. Un altro grande film di Brizé, capace nuovamente di ottenere il massimo dai suoi attori: da un’Alba Rohrwacher intensa nella sua disperazione a un Vincent Lindon perfetto in uno dei personaggi più spregevoli da lui interpretati.

🌟🌟🌟1/2 (3,5 su 5)

PERSI IN SALA… E RECUPERATI (SKY CINEMA)Honey Don’tUscita italiana: 18 settembre 2025Regia: Ethan CoenSecondo capitolo d...
07/09/2026

PERSI IN SALA… E RECUPERATI (SKY CINEMA)

Honey Don’t
Uscita italiana: 18 settembre 2025
Regia: Ethan Coen

Secondo capitolo della Le***an B-Movie Trilogy aperta da “Drive-Away Dolls”, “Honey Don’t” è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2025 nella sezione “Proiezioni di mezzanotte”. Ethan Coen, dopo la separazione professionale dal fratello Joel, ha scelto più o meno deliberatamente di abbassare il tiro del suo cinema e, insieme alla moglie Tricia Cooke, si diverte a esplorare il genere, in questo caso il noir, senza grandi pretese autoriali. Il film si veste quindi di una trama pretestuosa per parlare di una società alla deriva, in cui tutti i personaggi sono alla ricerca di un senso e vige la legge del più forte. Margaret Qualley è un’investigatrice privata che si trova coinvolta in un caso intricato, collegato a un reverendo dissoluto interpretato da Chris Evans e alla criminalità francese. Ma c’è un’altra storia nella storia, che il regista inserisce senza nemmeno crederci troppo. Per gli amanti della serie B ci sono tutti gli ingredienti per accontentarsi; per chi ha amato i fratelli Coen permane invece la sensazione di trovarsi di fronte a un film leggero, un divertissement che si accende soltanto con le virate pulp e con un black humor a intermittenza. Troppo poco per chi ha regalato capolavori, cult movies e un nuovo modo di intendere la settima arte. Leggermente superiore al primo capitolo della trilogia.

🌟🌟1/2 (2,5 su 5)

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Palazzo del Cinema)Sheep in the Box (Hako no naka no hitsuji)Uscita italiana: 27 agosto 2026Re...
31/08/2026

IL CINEMA… IN SALA (Anteo Palazzo del Cinema)

Sheep in the Box (Hako no naka no hitsuji)
Uscita italiana: 27 agosto 2026
Regia: Hirokazu Kore-Eda

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026, “Sheep in the Box” contiene nel titolo un riferimento a “Il piccolo principe”, che si ricollega al potere dell’immaginazione, non a caso citato esplicitamente anche nel film. Hirokazu Kore-Eda torna nuovamente alla famiglia e lo fa in un futuro (quasi contemporaneo) in cui l’Intelligenza Artificiale consente la creazione di umanoidi identici alle persone perdute prematuramente. C’è ancora una volta il tema del legame, non più necessariamente di sangue ma costruito attraverso l’affetto, che il regista giapponese prova a spostare su un piano più ampio, riflettendo anche sul concetto di espiazione della colpa e di surrogato emotivo. Un argomento così profondo avrebbe meritato però una maggiore attenzione ai dettagli, soprattutto in una seconda parte in cui il film segue la costituzione di una nuova famiglia di entità artificiali che trovano una comunione di intenti (perché? È nella loro natura?). Il problema non è nemmeno tanto che si tratti di un tema già dibattuto (“A.I. - Intelligenza artificiale”, qualche episodio di “Black Mirror), quanto la sorprendente svogliatezza con cui Kore-Eda trascura la verosimiglianza, pure in un contesto favolistico-fantascientifico (come cresceranno, ad esempio, gli umanoidi?). E così, nonostante le buone premesse, “Sheep in the Box” diviene uno degli esiti meno felici della sua carriera, pur senza allontanarsi dalla sua cifra autoriale. Un vero peccato!

🌟🌟1/2 (2,5 su 5)

SERIE - NETFLIXDue spicci Episodi: 8Uscita italiana: 2026Degna conclusione di un percorso iniziato con “Strappare lungo ...
26/08/2026

SERIE - NETFLIX

Due spicci
Episodi: 8
Uscita italiana: 2026

Degna conclusione di un percorso iniziato con “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”, “Due spicci” è la terza miniserie animata di Zerocalcare per Netflix. Più intimista e crepuscolare delle precedenti, si concentra sulle vicende personali di Zero e degli amici Cinghiale, Sara e Secco, riducendo la componente politica e ideologica in favore di una riflessione più ampia sulle delusioni e le difficoltà della generazione dei millennial. Non mancano temi importanti come le relazioni tossiche, il bullismo, le conseguenze di una gestione poco oculata del denaro e l’impossibilità di esprimere se stessi in un mondo sempre più caotico. Se a ve**re meno è l’effetto sorpresa, “Due spicci” riesce a mantenere un livello alto di intrattenimento grazie alla capacità di Zerocalcare (Michele Rech) di muoversi con disinvoltura tra i registri colti e popolari, attingendo all’immaginario di chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90. Si ride, ci si commuove e si intravede anche un mondo sommerso che il fumettista tende sempre più a rivelare, senza indulgere nella retorica né ricorrere a facili soluzioni narrative. Una chiusura meno in crescendo delle opere precedenti, ma comunque di notevole fattura. I momenti migliori della miniserie sono quelli collegati al rapporto con la madre.

🌟🌟🌟1/2 (3,5 su 5)

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Legnano

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