20/08/2018
Oggi sul Quotidiano di Puglia un interessante intervento di Alfredo Foresta sullo sconvolgente caso del Ponte Morandi di Genova.
Avremo modo di affrontare anche questo argomento stasera dalle 20.30, presso il convento delle Clarisse in Piazza Galluccio a Galatina
Nuovo Quotidiano di Puglia _ Lecce, 20.08.2018
TORNARE A INVESTIRE PER RISCOPRIRE LA CULTURA DEL PROGETTO
In questi giorni, a seguito del dramma di Genova che ha colpito l’intero paese, tra le tante, troppe e inopportune considerazioni, all’indomani della sepoltura di quei “morti di Stato”, a cui non siamo stati capaci neanche di rendere il doveroso silenzio, pongo una mia riflessione :
La strage sul ponte di Morandi può essere ricercata nell’ignoranza di un intero paese che ha perso l’etica e il valore di una nobile arte, in favore di un offerta economicamente più vantaggiosa?
Un domanda che vuole indicare un’alternativa al vuoto di un paese senza più prospettiva, confuso, nel ginepraio giuridico amministrativo, in un tempo futuro scandito dal ritmo dei tribunali.
Lo sviluppo di un paese non può passare dalle aule di giustizia pronte a giustificare una verità giusta, ipocrisia dell’attuale sistema Italia.
Il vuoto di quella campata racconta una verità “vera”, il valore dell’opera del Morandi (architetto-ingegnere) un capolavoro dell’ingegno umano, crollato per “incuria di Stato” incapace di avere cura del proprio valore.
Da questo valore dobbiamo traguardare una nazione matura che non rimpiangere l’Italia che volava nel “cielo blu dipinto di blu”.
L’architettura e l’ingegneria, misurano la civiltà di un popolo, materializzano l’azione politica di un paese, un’arte imposta, una responsabilità che investe nel futuro di altre generazioni, oltre i tempi delle costruzioni, che nessun perito di parte può confutare.
La politica italiana deve ritornare ad investire nella cultura del progetto, valore antico e morale, svincolato dalle dinamiche di produzione che condiziona gli appalti, le gestioni delle produzioni o ancora neutra rispetto alle logiche processuali. Una azione più profonda, che riguarda l’innovazione culturale dell’intero paese, che nessun perito di parte potrà confutare.
Un’innovazione che deve interessare persino il costume delle future generazioni, il loro agire, la loro morale; un umanesimo di Stato dove l’imprenditore deve rappresentare quell’uomo saggio, coraggioso capace di realizzare un sogno, compiere un’impresa; un modo di essere che diventa stile di vita, responsabilità, rispetto, riconoscenza, etica.
Una nuova dimensione dove lo Stato favorisce e tutela i valori della filiera, scuola, ricerca, mondo del lavoro; un punto di riferimento che diventa certezza, equità, giustizia di un sistema sociale integrato e progressista.
Le nove opere pubbliche dovranno rappresentano la ricerca e innovazione a cui i giovani devono ambire a partecipare.
Le infrastrutture e lo spazio pubblico dovranno favorire rifioriture urbane dove tutti i cittadini possono godere del loro valore e crescere con nuovi valori.
Quel ponte dev’essere ricostruito “com era dove era” come nel 1902 quando per la prima volte l’istanza psicologica di una cittadinanza prevalse sulla ricostruzione del campanile di San Marco a Venezia, icona di una città, che scelse di ricostruirlo in stile.
Quel ponte dev’essere ricostruito in tempi certi e veloci, lo rivendicano qui morti, la nostra storia, la credibilità verso i nostri figli.
L’architettura misura la civiltà dei popoli.
Alfredo Foresta, architetto