Il MIO Cinema.

Il MIO Cinema. Tanti film, tante vite.

IL LAUREATO -1967 M.Nichols-(mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it).Oggi Iris TV, dopo la "scorpacciata refe...
25/03/2026

IL LAUREATO -1967 M.Nichols-(mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it).
Oggi Iris TV, dopo la "scorpacciata referendaria" ci delizia di una pellicola cult del Cinema americano che da molti viene definita come una commedia di protesta, da inserire tra quelle pellicole agro-dolci che sono nate nel clima rivoluzionario del sessantotto.
A mio avviso, non lo è affatto, a parte il fatto che il 68 è l'anno in cui si aggiudico' l'Oscar alla regia.
Io il laureato me lo ricordo, soprattutto per le musiche di Simon & Garfunkel, per il duetto Alfa Romeo e per la storia di "iniziazione" al sesso di un ragazzo della media-borghesia di quelli anni (oggi completamente "scomparsa", almeno in America).
Le generazioni che hanno vissuto il sessantotto, come lo conosciamo noi, hanno altri ricordi, dove la "commedia", narrata del film, è quasi inesistente.
C'è chi si ricorda di Hoffmann giovane, basso come da "adulto", ma giovane: diciamo che a ricordarselo sono soprattutto le signore. C'è, ancora, chi si ricorda della Bancroft (Anne), attrice qui nella veste della "strega" ammaliatrice, con molti problemi di alcol e poi per il fatto che si porti a letto l'imberbe Hoffman, all'inizio imbranato, (salvo poi diventare quasi indifferente al sesso) innescando una relazione quanto mai pericolosa, che ha mostrato qui, come in molte altre pellicole, la sua immensa bravura di attrice, ancora giovane (nemmeno quarantenne), in un ruolo che la fa apparire con un'età d' immensa decadenza.
C'è infine l'aria di Berkeley e delle Università americane, fino a quell'epoca ancora piene di giovani rampolli "borghesi", che solo più tardi si sarebbero trasformate in campi di battaglia e nuclei centrali delle proteste giovanili.
Ma sostenere, come fa qualcuno che si sente l'aria del 68...proprio no.
Comunque sia, parecchia nostalgia per questa chicca che ci riporta agli anni della nostra giovinezza.

16 NOMINATIONS a noi sembrano troppe...(mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)" I Peccatori" (Sinners) è un ...
16/03/2026

16 NOMINATIONS a noi sembrano troppe...
(mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)

" I Peccatori" (Sinners) è un film del 2025 scritto, diretto e co-prodotto da Ryan Coogler. La pellicola ha come interpreti principali Michael B. Jordan (in un doppio ruolo), Hailee Steinfeld, Miles Caton, Jack O'Connell, Wunmi Mosaku, Jayme Lawson, Omar Benson Miller, Buddy Guy e Delroy Lindo.
Se qualcuno pensasse che questo film sia solo un thriller, non sa cosa lo aspetta.
Quello che è certo che in Italia la pellicola non è piaciuta, mentre negli States l'adorano, il motivo nessuno lo sa, ed anche le tante candidature agli Oscar, a noi europei sono incomprensibili, ma il film certamente "di colore" più premiato proprio in quell' America di Trump, che da noi risulta incomprensibile, senza una trama filante per noi, è, invece, uno splendido affresco di un periodo storico passato (anni 30), ma nelle intenzioni di chi lo ha scritto, indefinito, forse eterno; per chi ama il blues, quello "vero" e antico dei neri, da non confondere con la vetusta immagine retorica dei Gospel, troppo "religiosi" e inadatti alla crudezza, ostentata in ogni frame e che accompagna ogni sequenza di questa immensa pellicola, non si può capire...forse solo ascoltare o meglio "sentire".
Solo verso la fine, lo sceneggiatore fa comprendere che, in fondo, si tratta di un film sui vampiri; ma non sono parenti del "pallido" conte Dracula, anche se il Diavolo tentatore "per l'amore eterno" assume le sembianze di un bianco...che parla cinese.
I Peccatori saranno tutti puniti dalle sue tentazioni di immortalità, tranne il protagonista che si salverà grazie proprio al blues ed alla forza della sua chitarra che sconfiggera' il demone anche dopo 60 anni.
BUONA VISIONE E...SOPRATTUTTO "ASCOLTO" (Ludwig Goransonn).

19/02/2026

Consigliato ad un pubblico 14+Una storia d’amore tinta di giallo: indizi, false piste, digressioni, tutto narrato in prima persona. Ma anche un racconto s[...]

Paris, Texas (1984) di Wim Wenders- (mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)Un “road movie” ambientato tra Ca...
23/01/2026

Paris, Texas (1984) di Wim Wenders- (mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)
Un “road movie” ambientato tra California e Texas, ma penso sia molto di diverso e di più di questo.
Travis crolla stremato nel deserto della Califoria, Wenders pone la macchina da presa ad altezza bambino e viaggia da Los Angeles ad Houston con questo particolare punto di vista: le insegne al neon, i tramonti rosso fuoco, le nuvole basse...
Suo fratello lo porta a casa, dove l'uomo ritrova suo figlio di otto anni. Poco a poco Travis esce dal silenzio e stabilisce un buon rapporto col bambino
É una storia famigliare complessa, con un finale che lascia un senso di amara incompletezza.
Il protagonista Travis,
all’inizio del film, lo vediamo vagare nell’immenso deserto del Mojave. Non dorme, non parla, cammina e basta.
Solo andando avanti nella visione del film, fino all’iconica scena della confessione al telefono, capiamo davvero chi é, e cosa ha fatto.
Sarà un caso che si chiama anche lui Travis, come il Travis Bickle di Taxi Driver (Scorsese) di De Niro-qualcuno infatti ne ha ravvisato anche altre similitudini- Nastassja Kinski, che interpreta Jane non è solo lì per eredita' paterna: è una vera Star a tutto tondo.
Poi c'è il piccolo Hunter, che all’epoca delle riprese aveva sette anni ed era al suo esordio cinematografico.
Un bambino che é quasi un piccolo adulto, con la saggezza di un grande filosofo.Wenders pone la macchina da presa ad altezza bambino in questo suo road movie sraordinario anche grazie ad immagini perfette.
Un Grande film, tra i migliori del regista, forse anche più interessante di Il Cielo sopra Berlino.

17/01/2026

Il Cinema attuale è in crisi, forse, perché si è perso in qualcosa che non ha niente a che fare con la settima arte. Quello che ho scritto, tempo addietro sul Cinema francese ( in particolare su Godard, il caposcuola de la Nouvelle Vague, o su Melville, Truffaut, Deray, Clement o Sautet) vale per tutto il Cinema, quando era espressione di vite complete, vissute in pochi minuti, (nella realtà, ciò non può accadere, le vite "non" possono essere raccontate, ma solo vissute.. ).
I film onirici di Fellini, che diceva sempre: "i sogni che ho girato non si devono interpretare, vanno solo visti". Ma i critici continuavano e continuano a cercarci i più disparati significati...e, così avveniva nel cinema americano, del secolo scorso, dove si rappresentava sempre uno spettacolo da gustare, senza secondi significati. Sarebbe come spiegare la bellezza di un Caravaggio, o, del giallo paeticolare dei girasoli di Van Gogh, o di un semplice, ma stupendo brano musicale (pensate a Yesterday...); chi lo fa, non capisce niente del concetto di Arte ...o, ad esempio, perché Delon si muove in un certo modo, seguendo una specie di istinto naturale, (come diceva di lui, Clement) o gli occhi di Sordi, che esprimono da soli "Una vita difficile", il racconto è secondario... la bellezza del Cinema come Arte sta proprio in questo: immagini in movimento da guardare, sequenza dopo sequenza. I dialoghi ? Giusto che ci siano, ma senza sovrapporsi alle immagini, i commenti li facciamo dopo, ognuno a modo suo, secondo la propria sensibilità. Il cinema attuale, invece, eccede nei dialoghi, spesso "urlati", come si usa oggi: hanno poco a che fare col Cinema, che, altrimenti, sarebbe Teatro.
Il Cinema è nato "muto", (Chaplin o Harold Lloyd), poi è diventato sonoro, imparando anche a parlare, ma sottovoce...oggi è "urlato", e così ha perso la sua vera essenza e il suo fascino.

Questa pellicola non tanto per la sua "bellezza", ma perché mi ricorda un periodo della "mia stessa vita" di giovane sog...
17/01/2026

Questa pellicola non tanto per la sua "bellezza", ma perché mi ricorda un periodo della "mia stessa vita" di giovane sognatore disilluso in una società, dove i poeti si confondono nelle nebbie esistenziali di una provincia di mare nel letargo invernale, dove regna la noia...

Mia recensione di "La Prima Notte di Quiete"-1972 di V.Zurlini-gia' assistente alla regia con F.Fellini- autore de "!Il Deserto dei Tartari" (sceneggiatore insieme a Medioli).

Una Rimini invernale, sferzata dalla pioggia e dalla nebbia; un uomo affondato in un cappotto di ca****lo marrone (prestato all'attore dal regista), l’aria dimessa e trasandata, la barba incolta, che cammina da solo lungo il molo, avvolto dalla foschia, mentre scorrono i titoli di testa. Queste prime scene riassumono i temi di questo film cult, diretto da un maestro come Valerio Zurlini (1926-1982) nel 1972. Il protagonista è un uomo dall’esistenza sospesa, che non sembra voler più nulla dalla vita, che non spera nulla e che si lascia vivere mollemente, annegato in una caligine indistinta nella quale sfumano i contorni delle case, dei sentimenti, delle persone.
Un affascinante Alain Delon dà il volto al personaggio principale, il professore Daniele Dominici, supplente di lettere in un liceo di Rimini. È un poeta, un uomo che ha dietro di sé un passato oscuro e che vive stancamente una relazione con una donna, Monica (interpretata da Lea Massari). Il grigiore e il tono dimesso del film sono interrotti dall’incontro del protagonista con un’allieva, bella e malinconica, Vanina Abati (Sonia Petrova). La ragazza è fidanzata con un ricco giovane, Gerardo, che gira con una macchina fuoriserie e che è il tipico bullo di provincia.
Sarà proprio grazie alla somiglianza del nome dell’allieva con quello della protagonista del romanzo Vanina Vanini di Stendhal, che il professore riuscirà ad avere un primo contatto con la studentessa, allorché le regalerà il libro. L’eroina del libro di Stendhal è di nobili origini e ama un carbonaro. La Vanina del film di Zurlini non è nobile, né materialmente né spiritualmente. Il suo volto pallido, il suo viso accigliato, la bellezza perlacea, creano attorno a lei un’aura di mistero che spinge Dominici a invitarla a uscire con lui.
Nel film non esistono demarcazioni nette tra i personaggi. Infatti, il professore, benché sia un disincantato intellettuale, non esita a frequentare un circolo di vitelloni di provincia che si trovano la sera per giocare d’azzardo oppure per celebrare festini nei quali il sesso è solo una tra le diverse droghe che vengono assunte per godere il più possibile dell’istante. Lo stesso fidanzato di Vanina partecipa a questi festini, gioca a carte e frequenta mignotte d’ogni genere.
Dominici alla fine riesce a fare breccia nel cuore di Vanina. I due si baciano dopo un pomeriggio passato assieme; hanno visitato a Monterchi il quadro di Piero della Francesca, la Madonna del Parto: il professore, davanti a questo quadro, perde la sua aria dimessa e offre un’interpretazione poetica del dipinto (nobilitata dalla recitazione del celebre incipit del canto ###III del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri) che colpisce la sua allieva che, per la prima volta, sta vicino a un uomo che le parla da pari a pari e che non è attratto solo dalla sua bellezza.
Tuttavia, dopo il bacio, Vanina deve scappare a casa. E allora il professore s’incontra con i soliti vitelloni di provincia che lo invitano in discoteca per festeggiare il compleanno di uno di loro, un tale detto Spider (interpretato da Giancarlo Giannini), un uomo all’apparenza cinico e vacuo, ma che nasconde una grande sensibilità. In discoteca Dominici incontra Vanina e Gerardo; la ragazza, che balla abbracciata al fidanzato sulle note della canzone Domani è un altro giorno cantata da Ornella Vanoni, è turbata quando scorge il professore. La scena è molto bella: il regista, sulle note della canzone, inquadra alternativamente il volto del professore, che fissa Vanina con un’espressione di stupore inerte, e il viso di Vanina, illuminato dalle luci stroboscopiche, che diventa sempre più cupo, nonostante stretti gli abbracci del fidanzato.
Poi Gerardo invita tutti a casa sua e, per mettere alla berlina il turbamento della fidanzata, proietta un filmato la cui protagonista è Vanina stessa, ripresa a Venezia durante una gita e poi mentre si trova nuda sul letto. La provocazione è riuscita: la compagnia si scioglie imbarazzata, Vanina fugge via e sparisce per un po’. Anche Daniele è turbato.
Il professore la cerca invano per diversi giorni; si reca a casa di lei, dove è cacciato in malo modo dalla madre. A casa sua, intanto, la sua compagna riceve lettere anonime sulla relazione di Daniele con Vanina. Ma non ci sono scene di gelosia, anzi; il loro rapporto appare spento e anche quando fanno l’amore sono lontanissimi l’uno dall’altro, entrambi intenti a pensare ad altre persone o a godere in solitudine. Ora che Daniele ha perduto Vanina, l’illusione e il disincanto salgono in lui al massimo grado: tornano le scene di pioggia e di nebbia, in una Rimini in cui gli alberghi per le vacanze deserti e le spiagge vuote simboleggiano la desolazione morale dei protagonisti.
Un pomeriggio, quasi per caso, Daniele conduce Spider a visitare una casa abbandonata, raccontandogli che lì era vissuta una ragazza che si era suicidata giovanissima per amore. Poi quella sera stessa, sentendosi sempre più smarrito, Daniele partecipa al solito festino, durante il quale sta per abbandonarsi alle carezze di una donna, ma Vanina all’improvviso torna a cercarlo e, dopo una notte d’intenso amore in una casa messa a disposizione da uno dei vitelloni (interpretato da Renato Salvatori), avviene l’agnizione. Infatti, la mattina l’ormai ex fidanzato di Vanina ha un confronto durissimo con lei davanti a Daniele e agli altri amici. La ragazza gli confessa che non l’ha mai amato e che stava con lui solo per i soldi. Gerardo allora, adirato, racconta che la madre di Vanina, quando questa aveva 15 anni, l’aveva venduta al gruppo di vitelloni di provincia, facendole avere rapporti con tutti loro, comprese alcune donne. Lo squallore di questa confessione, un gesto di vendetta che svela la desolante esistenza di Vanina e del gruppo di uomini che anche Daniele conosce bene, non muta il destino del film. Il professore decide di stare ugualmente con Vanina: forse crede di poterla redimere, di renderla migliore o forse spera, proprio grazie a lei, di poter salvare se stesso dalla consunzione, dall’indifferenza, dall’inerzia. Non sarà così: il naufragio è alle porte.
Il film tratteggia in modo mirabile il sentimento della noia contemporanea; una noia che non consiste nel non far niente, bensì nel fare qualunque cosa pur di non rimanere soli con se stessi (un richiamo al divertissement di Pascal?). L’inquietudine del protagonista non si traduce in un’esistenza solitaria e dedita alla poesia, ma nell’immersione nel mondo di corruzione e di degenerazione umana che alberga nelle notti invernali riminesi. La stessa poesia sembra non appartenergli più e l’entusiasmo che gli dona Vanina non traspare mai dall’espressione del suo volto che, durante il film, permane quasi sempre cupa e disincantata. Il disorientamento, la stanchezza e la disillusione dell’uomo contemporaneo creano un film bellissimo, che alterna poesia e azione, senza mai acquisire un ritmo deciso.
Al suo funerale si vede l’anziana madre con altri parenti attempati e si capisce che Daniele apparteneva a una nobile famiglia da cui, giovane inquieto, anni prima era fuggito. Tra i suoi “amici” vitelloni, è presente il solo Spider, che ha scoperto che Daniele era un poeta e che un suo libro s’intitola "La prima notte di quiete" (si tratta di un verso di Goethe), dedicato a una ragazza di quindici anni (quella della casa abbandonata visitata con Spider) che lui amava e che s’era uccisa quando s’era accorta, come Daniele, che i suoi sogni non si sarebbero mai realizzati. La prima notte di quiete, afferma il protagonista durante il film, è la morte, perché è la prima notte in cui si dorme senza sogni.

16/01/2026

The Game-1997 D.Fincher (mia recensione completa pubblicata su Mymovies.it)
Nicholas Van Oiton (Micheal Douglas) è un ricco operatore finanziaro. Un uomo freddo e piuttosto insopportabile, ossessionato dalla morte del padre, suicidatosi quando lui era molto piccolo. Nel giorno del suo compleanno gli viene regalato dal fratello Conrad (Sean Penn) una partita ad un particolare gioco che gli cambierà la vita. Poco, anzi quasi nulla gli viene spiegato, ma spinto dalla curiosità accetta di partecipare e la sua vita ben presto diventerà un incubo.
David Fincher dirige questo buon thriller psicologico, con maestria nel creare momenti di ansia e angoscia, riuscendo a far immedesimare lo spettatore nella visione lucida di questo incubo che sta vivendo Nicholas, fino alla fine, veramente spettacolare.
Forse proprio nel finale il regista poteva trasformare un action in un noir, che sarebbe stato un vero "colpo da maestro" degno del miglior Hitchcock.
Infatti, ammesso che tutto, fino allora fosse un gioco preordinato, sarebbe stato geniale far finire il film non in una commedia, ma in una tragedia, con la morte del fratello di Nicholas, che per la sua aridità di yuppie, così sarebbe stato punito da "un gioco finito male" (se la pi***la usata da Nicholas fosse davvero sfuggita dal preventivo controllo degli organizzatori del gioco...)
Invece la sceneggiatura preferisce optare per una felice conclusione alla Capra.
Per quanto riguarda un giudizio sulla pellicola, questa appare molto scorrevole ed avvincente, ma purtroppo con troppa esagerazione di "finzioni" troppo impossibili da realizzare.

16/01/2026

Chi non lo ha visto al cinema, prima del lockdown, può vederlo su SKy: Gli anni più belli, il film diretto da Gabriele Muccino, è la storia di un gruppo di quattro amici, formatoda Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo (Kim Rossi Stuart) e Riccardo (Claudio Santamaria). La loro amicizia dura da ben 40 anni, esattamente dal 1980 ad oggi, attraversando l'adolescenza fino all'età adulta. I tre uomini sono cresciuti insieme sin da giovanissimi per poi incontrare, durante gli anni del liceo, Gemma - unica donna del gruppo - di cui Paolo s'innamora immediatamente.
La piccola comitiva ha affrontato cose belle, come speranze e successi, e momenti brutti, dovuti a delusioni e fallimenti. Ma al racconto di amicizia e di amore si intreccia inevitabilmente quella che è stata la storia d'Italia e di conseguenza degli Italiani in questi ultimi decenni. Le vicende di Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo, ambientate in epoche diverse, diventano un modo per ricordare da dove veniamo, per dire chi siamo oggi e per intuire chi saranno i nostri figli; quello che rivela è che apparteniamo tutti a un cerchio della vita nel quale le dinamiche non fanno altro che ripetersi generazione dopo generazione.
Riuniti dopo anni, nel corso dei quali hanno preso strade diverse, i quattro si ritrovano ancora una volta insieme per ricordare i momenti di gioia e quelli che hanno messo duramente alla prova la loro amicizia, come la delusione di Paolo o i rimpianti di Giulio.
Dopo A casa tutti bene, dramma familiare di ambientazione isolana che apparteneva in pieno al territorio del melò, Gabriele Muccino dà corpo a un progetto a cui pensava da un po’ e che ha la sua più importante fonte di ispirazione nel capolavoro di Ettore Scola C'eravamo tanto amati, chiaramente citato in una scena al ristorante con i tre protagonisti che si ritrovano dopo diverso tempo e ricordano i giorni andati, giorni che tuttavia non c'entrano nulla con quelli dell'Italia del film con Stefania Sandrelli, Vittorio Gassman e Nino Manfredi e Satta Flores, (anni molto più duri- dal 1940 al 1980) ma forse più comprensibili e profondi di quelli dall' 80 ad oggi. D'altra parte, il film di Scola, nel suo complesso, è di ben più alto livello, sia per la regia che per il cast insuperabile
di Gli Anni Più Belli del pur bravo Muccino. La pellicola nasce dalla riflessione del regista, ormai cinquantaduenne, sulle sue aspirazioni giovanili, sui sogni che si sono avverati e sulle speranze che invece non si sono concretizzate. Per questo Muccino, per la prima volta, non si è concentrato sul presente ma ha narrato una storia che parte dagli anni 80 e arriva ai giorni nostri, seguendo l'adolescenza e l'età adulta di quattro amici inseparabili: Gemma, Giulio, Paolo e Riccardo. Le loro vicende hanno sullo sfondo la storia del nostro paese e dei suoi mutamenti spesso in peggio, con il passaggio dall’opulento e superficiale decennio degli yuppies fino alla dura e contemporanea epoca della crisi economica. I toni del racconto sono agrodolci, perché i bilanci che si ritrovano a fare i personaggi non sempre sono positivi e il rimpianto prende spesso il posto della gioia. Dei quattro interpreti principali, due sono attori feticcio di Gabriele Muccino. Claudio Santamaria ha lavorato con il regista per Ecco fatto, L'ultimo bacio e Baciami ancora, mentre Pierfrancesco Favino ha recitato ne L'ultimo bacio, Baciami ancora e A casa tutti bene. Nel cast del film ci sono anche la cantante Emma Marrone, Francesco Acquaroli (il Samurai di Suburra - La Serie) e Nicoletta Romanoff, già diretta da Muccino in Ricordati di me. I ragazzi che interpretano i protagonisti da giovani sono invece Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo Del Buono e Alma Noce. Come già aveva fatto per A casa tutti bene, Muccino ha affidato la colonna sonora del suo film a Nicola Piovani. Il titolo della sua ultima fatica, però, è lo stesso di un brano inedito di Claudio Baglioni che racconta di quanto le emozioni e i ricordi del passato possano ancora avere un impatto sul presente. La canzone è una delle dodici tracce del nuovo album del cantante, in uscita nel 2020. Il regista non credeva alle proprie orecchie quando Baglioni l'ha messa al servizio del film. D'altra parte anche nel film si vivono un'atmosfere più degli anni 70 e successivi che non degli 80: Muccino era andato a trovarlo per chiedergli di utilizzare due suoi pezzi celebri, che infatti troveremo ne Gli Anni Più Belli, e invece ne ha ottenuti tre. Poi ha commentato: "Con la sua meravigliosa canzone inedita Claudio Baglioni è il rappresentante più evocativo degli ultimi quarant’anni raccontati nel film e della storia d'Italia che scorre alle spalle dei protagonisti come un fiume, inesorabilmente". Gli Anni Più Belli racconta anche Roma e suoi mutamenti nel tempo. La capitale ha ospitato quasi tutti i film italiani di Gabriele Muccino: Ecco fatto, Come te nessuno mai, L'ultimo bacio, Ricordati di me, Baciami ancora. La sceneggiatura del film è stata scritta dallo stesso Gabriele Muccino insieme a Paolo Costella, già suo collaboratore per A casa tutti bene e regista della commedia con Massimo Boldi Matrimonio al Sud.
E' una summa dell'intera filmografia di Gabriele Muccino Gli Anni più Belli, e insieme la prima incursione in una tematica che gli sta molto a cuore in questa fase della sua carriera: il passaggio del tempo. Raccontando trent'anni di vita di quattro personaggi, il regista parla di errori di gioventù, di sogni che non si sono mai avverati e anche di speranze naufragate, senza però negare ai suoi protagonisti una seconda e una terza possibilità. E' ritmato, fluido e travolgente il film, e appassionato. Migliore nella parte in cui i ragazzi lasciano il posto a Favino, Rossi Stuart, Ramazzotti (che, senza nulla togliere agli altri 3 protagonisti, risulta, a mio avviso, la più brava e convincente) e Santamaria, è anche una riflessione sulla storia d'Italia, che forse resta troppo in sordina.
Raccontando 40 anni d'amicizia, il film ripercorre la storia d'Italia, ma anche quella mondiale e diventa quindi uno spaccato della vita del popolo italiano e non solo.
Il titolo del film riprende il brano inedito di Claudio Baglioni.
Il film dopo il lockdown è tornato al cinema il 15 luglio 2020.
Comunque anche se, come detto, non raggiunge le vette del capolavoro di Scola, merita la visione, in quanto induce a riflessioni profonde.
Come questa personalissima: Ma se alla mia età verrebbe spontaneo pensare che gli "anni più belli" sono quelli spensierati e spericolati della gioventù...io penso che si "possono FORZARE i ricordi"...e citando Gassman nel suo capolavoro ("Bruno" ne Il Sorpasso di D.Risi) quando Trintignant ricorda l'infanzia spensierata dice una "grande verità": " Coso, da' retta a Bruno: l'età più bella è quella che uno c'ha...".

COLLATERAL-2004 Mann-(mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)Un Noir coi "contro-fiocchi" tra i migliori degl...
16/03/2025

COLLATERAL-2004 Mann-(mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)
Un Noir coi "contro-fiocchi" tra i migliori degli ultimi 20 anni.
Uno di quei casi in cui ti accorgi che , come il vino buono, i più bravi attori, col tempo, migliorano: é quello che mi viene in mente, rivedendo la performance di Cruise in questa superba pellicola da definirsi Noir, non solo per la sceneggiatura ma per l'ambientazione, assolutamente notturna della città degli angeli (coprotagonista del film di Mann).
Cruise appare, ma solo all'inizio, l'esatto opposto di Foxx (il tassista); ma, alla fine, sembra che anche lui, meticoloso ed onesto, acquisisca da Cruise, killer spietato, la sua stessa determinazione.
Nel personaggio del killer, Cruise crea una vera icona, di profondo cinismo, ma non del tutto autentico, cercando nelle affermazioni del suo nichilismo fatte, non tanto per giustificarsi davanti a Foxx, quanto a sé stesso.
Max Durocher, un autista di taxi, dopo aver accompagnato il procuratore distrettuale Annie e avere avuto il suo numero, viene ingaggiato da un passeggero di nome Vincent (Cruise) affinché lo porti in giro tutta la notte in cambio di un lauto compenso. Max accetta, ma scopre che Vincent è un sicario ingaggiato per uccidere, nell'arco della notte, cinque testimoni collegati ad un'inchiesta su un gruppo di narcotrafficanti, perciò viene preso in ostaggio dal killer e diventa involontariamente suo complice.
Max tenta di convincerlo a desistere sottolineando l'atrocità dell'uccidere altre persone, ma Vincent risponde a tono spiegando a modo suo, la sua filosofia nichilista.
Ma, come ho accennato all'inizio, c'è un' altra protagonista del film: la metropoli, Los Angeles, in una cupa, interminabile notte, dove, come dice Vincent, una persona può vivere o morire senza che nessuno ci faccia caso
Il finale lo confermerà...

Sky Cinema, oggi trasmette "Io Sono Leggenda"-2007 Francis Lawrence- (mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it)...
08/03/2025

Sky Cinema, oggi trasmette "Io Sono Leggenda"-2007 Francis Lawrence- (mia recensione completa pubblicata su MyMovies.it).
Brillante virologo militare, il dottor Neville (Will Smith) si è barricato nella sua casa di New York dove ha costruito un laboratorio sotterraneo in cui conduce degli esperimenti su animali infetti per trovare una cura alla pandemia, che ha trasformato gli infetti in zombie, assetati di sangue che escono, come i vampiri, allo spirare del giorno. Quindi, solo nelle ore con la luce del sole, può aggirarsi per le strade in cerca di cibo e rifornimenti, dato che gli infetti rimangono nascosti nel buio all'interno degli edifici abbandonati, poiché se si espongono alla luce solare il loro corpo brucia. La sua unica compagnia sono la c***a Sam e dei manichini coi quali parla. Assalito dai ricordi della moglie e della figlia che sono morte 3 anni prima per un incidente in elicottero durante l'evacuazione, passa ore a guardare DVD e programmi televisivi registrati, e attende che qualcuno risponda al suo continuo messaggio radio che invita ogni sopravvissuto a raggiungerlo al porto: ogni giorno Robert si presenta al luogo stabilito nel messaggio aspettando inutilmente qualcuno.
Un giorno, mentre Robert e il suo cane cacciano un cervo per le strade, Sam si addentra in un magazzino oscuro e decadente, dove probabilmente si nascondono umani infetti, e il suo padrone entra per cercarla, riuscendo a trovarla. I due, però, vengono scoperti dagli infetti e scappano, buttandosi da una finestra dell'edificio. Robert, dato che una delle sue cure sperimentali era risultata efficace con una cavia, prepara una trappola davanti alla tana e riesce a catturare una femmina infetta, ma una volta nel laboratorio la cura porta la donna vicino alla morte.
Il film prosegue con un solo interprete quasi fino alla fine: ma non resterà solo, il suo appello lanciato per radio a chi fosse sopravvissuto viene raccolto, alla fine, da una ragazza, Anna ed un bambino.
Purtroppo però le cose si mettono al peggio, gli zombie riescono a scovare la casa di Robert e non c'è scampo.
Per fortuna, nel frattempo, rifugiati nel laboratorio sotterraneo, la scoperta: la ragazza zombie che credeva morta, grazie al suo vaccino, risulta quasi guarita dal virus, con quello Anna ed il bambino si mettono in salvo, raggiungendo un centro di raccolta; l'umanità, grazie al vaccino si salverà ma Robert, per fermare l'orda degli zombie userà un estremo rimedio, "broken arrow", si farà esplodere per fermare gli infetti.
Una pellicola veramente straordinaria che si rifa' al vecchio film "occhi bianchi sul pianeta Terra" del 1975, ed al romanzo di Richard Matheson.
Il film ebbe un grande successo, anche se, quando usci era solo "fantascienza"...fino all'esperienza vera e drammatica, che, purtroppo abbiamo vissuto 5 anni fa, del Coronavirus, (tuttora presente, anche se, fortunatamente pare superata la sua fase critica), solo una decina di anni dopo.

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