Tutte le recensioni del Leo

Tutte le recensioni del Leo Questa pagina è stata creata con l'intento di manifestare e condividere con voi tutto l'amore che nutro per il cinema.

Questa è la mia storia

"C'era una volta a... Fiesole" un ragazzo che scoprì "La grande bellezza" del cinema e ne rimase folgorato. Poi arrivò "La dolce vita" fiorentina e tra un Cuba libre e un Long Island non smise di andare al cinema assieme ad altri "Vitelloni". Esso si iscrisse anche alla "Scuola Nazionale di cinema indipendente" dove insieme ai suoi nuovi "Compagni di scuola" visionò innumer

evoli capolavori. Sì, sembrava proprio di essere al "Nuovo cinema Paradiso" di Tornatore. Questa "Folle passione" portò inoltre il ragazzo a divenire un accanito lettore di "Ciak" che compra regolarmente da anni. Il giovane ama in particolar modo Carlo Verdone, a suo parere è veramente un artista "Troppo forte"!. Sosterrà fino alla morte che guardare film è e sarà per sempre "Un sacco bello".

Senza pelle - Il disagio mentale raccontato da Alessandro D'Alatri.Uscito nelle sale italiane nel 1994, "Senza pelle" è ...
13/07/2026

Senza pelle - Il disagio mentale raccontato da Alessandro D'Alatri.

Uscito nelle sale italiane nel 1994, "Senza pelle" è il secondo film del compianto Alessandro D'Alatri. Dopo aver affrontato il tema del fascismo in "Americano rosso", la sua opera prima, l'eclettico regista romano decise di trattare il disagio mentale portando sul grande schermo una vicenda in cui una coppia avrà a che fare con un giovane affetto da una malattia di natura psicologica. Riccardo (Massimo Ghini), Gina (Anna Galiena) e il loro bambino costituiscono una famiglia di media estrazione sociale che conduce una vita ordinaria. Fino a quando nella loro routine irromperà Saverio (Kim Rossi Stuart), un giovane psicolabile che comincerà ad inviare a Gina lettere d'amore. "Senza pelle" è una pellicola pienamente riuscita che riesce, senza retorica, a porre l'attenzione sulla malattia psichiatrica, una tematica già ampiamente esplorata dal cinema. Nonostante ciò merita sempre di essere raccontata se nel farlo si trovano chiavi inedite e al contempo esaustive come in questo caso. D'Alatri evita virtuosismi tecnici optando felicemente per una fotografia dai colori naturali e dai toni spesso freddi che conferisce il realismo di cui necessitava una storia come questa. Incisivi inoltre risultano i numerosi primi piani, soprattutto nei confronti di Saverio. Questo espediente registico infatti manifesta con efficacia tutto il disagio da cui è afflitto il ragazzo. Per quanto riguarda il montaggio quest'ultimo appare lineare, di conseguenza volto a privilegiare l'intensità emotiva del film. La stessa colonna sonora si rivela discreta allo scopo di non sovrastare la narrazione. Ghini e la Galiena sono perfetti nei panni di queste due persone comuni alle prese con una questione più grande di loro. Il punto di forza però risiede nella monumentale interpretazione di un Kim Rossi Stuart in stato di grazia. Il versatile attore romano infatti offre una delle performance migliori della sua carriera. Il personaggio di Saverio è interpretato in modo misurato ma allo stesso tempo si riesce a toccare con mano tutta la sua sofferenza interiore. Di conseguenza lo spettatore non può fare altro che empatizzare profondamente con lui. Completano il cast bravissimi attori come Paola Tiziana Cruciani, Marina Tagliaferri, Rocco Papaleo e Luca Zingaretti tra i tanti. "Senza pelle" ha il merito di far entrare in connessione il mondo dei presunti "normali" con quello dei cosiddetti "diversi". D'Alatri mostra, tramite una sequenza molto efficace, come nei confronti di quest'ultimi sia presente, da parte di un certo tipo di persone, una severa forma di pregiudizio. Purtroppo, nonostante siano passati più di trent'anni, alcuni individui continuano vergognosamente a discriminare le persone mentalmente instabili. Pertinente a tal proposito si rivela il seguente aforisma del celebre psichiatra ungherese Thomas Szasz: "In passato, gli uomini crearono le streghe; oggi creano i malati di mente".
"Senza pelle" funziona anche perché rifugge qualsivoglia pietismo. Nel lungometraggio in questione, pur con le dovute differenze, risultano vittime sia i personaggi mentalmente sani che quelli insani. Questo accade poiché non è facile per nessuno vivere. Di conseguenza, per poter ambire alla tanto agognata felicità, ogni essere umano, in base alle proprie caratteristiche, deve poter frequentare persone che abbiano qualcosa in comune con il suo modo di essere. È questo il coraggioso messaggio veicolato dal film. Per citare il personaggio di Marco Giallini in "Perfetti sconosciuti", "Siamo frangibili tutti, chi più chi meno". Di conseguenza è necessario che ciascuno di noi si tuteli affinché non rimanga "Senza pelle".

Il principe di Roma - Giallini, Scrooge nazionalpopolare per Edoardo Falcone. Dopo "Io sono Babbo Natale", l'ultimo film...
09/07/2026

Il principe di Roma - Giallini, Scrooge nazionalpopolare per Edoardo Falcone.

Dopo "Io sono Babbo Natale", l'ultimo film in cui compariva l'indimenticato Gigi Proietti, Edoardo Falcone e l'ormai feticcio Marco Giallini tornano rispettivamente nelle vesti di regista e interprete principale per portare sul grande schermo "Il principe di Roma".
Quest'ultimo è ambientato nella Roma pontificia dell' '800 e vede come protagonista Bartolomeo (Marco Giallini), un ricco ed avido borghese che brama il titolo nobiliare più di ogni altra cosa. Al fine di ottenerlo è in procinto di sposare l'aristocratica Domizia, figlia del principe Accoramboni (Sergio Rubini). A quest'ultimo, in cambio del consenso, Bartolomeo ha promesso un ingente quantitativo di denaro. Nel cercarlo il nostro protagonista vivrá un' indimenticabile avventura a cavallo tra il passato, il presente e il futuro.
"Il principe di Roma" è una squisita pellicola che fonde la tradizionale commedia di casa nostra con "il Canto di Natale" di Charles Dickens. Giallini qui interpreta il ruolo della vita, divenendo un indimenticabile Scrooge nazionalpopolare.
Bartolomeo è l'erede naturale di immortali personaggi della commedia all'italiana come il marchese del Grillo, incarnato dall'inarrivabile Alberto Sordi e il conte Tacchia, un giovane falegname con velleità aristocratiche interpretato da un Enrico Montesano in stato di grazia.
Inoltre il regista di "Se Dio vuole" e "Questione di Karma" rievoca i capolavori di Luigi Magni, per altro anch'essi ambientati nella Roma papalina.
Chiaramente il riferimento va ad autentici "classici" del cinema italiano come "In nome del Papa Re", "Nell'anno del signore" e "In nome del popolo sovrano", per citarne alcuni tra i più celebri.
E queste anime inquiete che vagano nella capitale non possono non farci tornare alla mente gli indimenticabili "Fantasmi" di Antonio Pietrangeli.
Fondendo tutti questi ingredienti Falcone realizza una di quelle pellicole che fanno stare bene lo spettatore. Questo non perché "Il principe di Roma" sia uno di quei film ruffiani che mirano all'incasso facile. L' opera in questione infatti non teme di mettere sul piatto anche ingredienti indigesti quali il parricidio, la pena di morte e l'eresia fra i tanti.
Oltre ad un monumentale Giallini sono presenti attori straordinari come il versatile Sergio Rubini nei panni di un cinico principe, una verace Giulia Bevilacqua in quelli della domestica, una deliziosa Denise Tantucci in quelli di Beatrice Cenci, un irresistibile Filippo Timi nel ruolo di Giordano Bruno (si, avete letto bene) e un esilarante Battiston in quello di Papa Borgia (avete letto bene anche questa volta).
Completano il cast i bravissimi Antonio Bannò (visto in "Vita da Carlo"), Andrea Sartoretti, Liliana Bottone e Massimo De Lorenzo.
Falcone, con l'ausilio di Paolo Costella e Marco Martani, realizza una sceneggiatura impeccabile che conferisce spessore a tutti i personaggi e non lesina sui colpi di scena.
"Il principe di Roma" ricorda allo spettatore che è tutta una questione di prospettiva.
Pertinente a tal proposito risulta essere il seguente estratto del romanzo "Il simbolo perduto" di Dan Brown: "A volte, è sufficiente un cambiamento di prospettiva per vedere la luce."
Qualora vogliate ridere, riflettere, emozionarvi e stupirvi "Il principe di Roma" è la pellicola che fa al caso vostro.
E mi raccomando, non impiegate troppo tempo a cambiare il vostro punto di vista! Perché si sa, "La morte sta anniscosta in ne l'orloggi; e gnissuno pò ddi: domani ancora sentirò bbatte Er mezzogiorno d'oggi."
Lo diceva Gioacchino Belli che c'aveva na capoccia così. Avete capito sor Meo?! Principe pardon! Se vi farete il regalo di vedere questo gioiellino capirete le suddette citazioni. Buona visione!

Poveri ma belli - Il triangolo amoroso non banale di Dino Risi.Uscito nelle sale italiane nel lontano 1957, "Poveri ma b...
02/07/2026

Poveri ma belli - Il triangolo amoroso non banale di Dino Risi.

Uscito nelle sale italiane nel lontano 1957, "Poveri ma belli" è considerato oggi un classico intramontabile del nostro cinema.
Diretto con mestiere da Dino Risi, uno dei padri fondatori dell'imperitura commedia all'italiana, il film in questione racconta le vicende amorose di Romolo (Maurizio Arena) e Salvatore (Renato Salvatori), due impenitenti scapoli di borgata che passano il loro tempo a correre dietro alle ragazze.
Essi sono amici da una vita e abitano nello stesso palazzo situato in piazza Navona.
La loro goliardica routine avrà fine quando Romolo e Salvatore si innamoreranno entrambi di Giovanna (Marisa Allasio), una ragazza avvenente e solare che li farà capitolare.
Renato Salvatori e Maurizio Arena sono perfetti nei panni di questi due maschi alfa di provincia. La stessa Allasio incarna egregiamente questa giovane donna che simboleggia chiaramente l'emancipazione femminile.
Meritevoli di una menzione speciale risultano inoltre gli esilaranti Memmo Carotenuto e Mario Carotenuto. Quest'ultimi contribuiscono in maniera significativa alle sequenze più spassose del lungometraggio.
Completano il cast Ettore Manni, Lorella De Luca, Alessandra Panaro e Virgilio Rento.
Selezionato tra i 100 film italiani da salvare, "Poveri ma belli" lo si può definire come un gioioso affresco generazionale degli anni '50.
Periodo storico che si affacciava al cosiddetto "Boom economico" del decennio successivo.
Risi, con la collaborazione di Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa in fase di sceneggiatura, tratteggia in modo sublime individui ottimisti e fortemente inclini alla felicità. Non è un caso che i protagonisti della pellicola in questione siano di bassa estrazione sociale.
Il regista de "Il sorpasso" e "Profumo di donna" infatti si serve del suddetto espediente per mostrare allo spettatore che anche senza essere benestanti si può ambire alla gioia di vivere.
Pertinente a tal proposito risulta essere il seguente aforisma del celebre poeta libanese Khalil Gibran: "Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno."
Romolo, Salvatore, Giovanna e il resto dei personaggi, pur vivendo in uno status di indigenza, hanno una voglia contagiosa di vivere la vita a trecentosessanta gradi non rinunciando talvolta ad una sana dose di egoismo.
"Poveri ma belli" mise d'accordo sia pubblico che critica.
Sull'onda di questo straordinario successo Risi realizzò due sequel intitolati rispettivamente "Belle ma povere" e "Poveri milionari".
Nel secondo e terzo capitolo di questa vera e propria trilogia verranno mantenuti sostanzialmente gli stessi protagonisti e assisteremo alla loro evoluzione.
Il pluripremiato regista milanese diresse addirittura nel 1996 una sorta di pallido remake intitolato "Giovani e belli" che aveva nel cast Anna Falchi, Carlo Croccolo e Ciccio Ingrassia fra i tanti.
Il risultato fu deludente.
Meno banale di quanto sembri, "Poveri ma belli" è un'efficace critica di costume garbata e romantica che non scivola mai nel pecoreccio.
Qualora non l' abbiate vista dunque recuperate questa commedia giovanile che ha anche il grande merito di rievocare una Roma verace e genuina che non esiste più.
Quella stessa città che ispirò Fellini per la realizzazione de "La dolce vita".

Piccolo miracolo - La vita è meravigliosa (se la sappiamo guardare).Dopo la parentesi drammatica di "Per amore di una do...
27/06/2026

Piccolo miracolo - La vita è meravigliosa (se la sappiamo guardare).

Dopo la parentesi drammatica di "Per amore di una donna" Guido Chiesa torna dietro la macchina da presa per dirigere una commedia a tinte drammatiche intitolata "Piccolo miracolo". Dopo aver "unito" artisticamente Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti in "Ti presento Sofia" e la stessa Ramazzotti con Edoardo Leo per "30 notti con il mio ex", Chiesa realizza un film che vede come protagonisti Marco D'Amore e Greta Scarano. L'alchimia tra questa coppia inedita è palpabile. Il primo interpreta Davide Lancia, un arrogante "figlio di papà" amante dell'arte che, arrivato a quarant'anni, dovrà dimostrare al babbo di essere un imprenditore all'altezza dello stimato genitore. Il compito che lo attende è quello di far abbattere uno stabile per un affare milionario. Nella fatiscente palazzina da demolire, situata in periferia, il nostro protagonista incontrerà Ursula (Greta Scarano), un'affascinante giovane donna non vedente che si dimostrerà fortemente decisa a battersi strenuamente per non farsi buttare fuori dalla propria abitazione. Liberamente ispirato al romanzo "La grazia del demolitore" di Fabio Bartolomei, "Piccolo miracolo" è un film pieno di grazia che ricorda, per certi versi, le pellicole di Frank Capra, indimenticato regista statunitense che realizzava opere intrise di speranza in cui spesso si verificava il riscatto sociale dei personaggi principali. Chiesa, rispetto ad altri suoi lavori mainstream, questa volta va più in profondità riuscendo a dosare molto bene gli ingredienti a disposizione. Marco D'Amore è bravissimo nei panni di un uomo che riesce a vedere visivamente ciò che gli sta intorno ma allo stesso tempo non è in grado di guardare chiaramente dentro sé stesso. Tanto che a quarant'anni ancora vive all'ombra del padre, pur non avendo, inconsapevolmente, niente in comune con lui. L'edificio da abbattere è allegorico, simboleggia infatti le mura interne che Davide si è costruito negli anni per non assumersi alcuna responsabilità. Per diventare una persona migliore dovrà provare, nel corso della vicenda, a distruggerle. Greta Scarano, dal canto suo, è superlativa nel ruolo di questa giovane donna che, al contrario di Davide, non vede ciò che gli sta attorno ma riesce a guardare bene dentro sé stessa e a percepire l'intima essenza delle persone che le stanno vicine. Ursula non si fa definire dal suo handicap giacché possiede una personalità molto forte. Completano il cast attori di prim'ordine come Laura Adriani, Giorgio Colangeli, Mariangela D'Abbraccio, Pierluigi Gigante, Francesca Antonelli e Gianmarco Tognazzi. Quest'ultimo è esilarante nei panni di un ex galeotto voglioso di rivalsa. Il rischio per questo personaggio di trasformarsi in macchietta era molto alto ma il versatile figlio d'arte è stato bravissimo ad evitarlo. Il merito va anche alla sceneggiatura scritta da Nicoletta Micheli. Quest'ultima, in generale, ha fatto un ottimo lavoro partorendo uno script che, pur affrontando temi di un certo peso come la disabilità e l'indigenza, rifugge qualsivoglia forma di pietismo. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico Chiesa evita i virtuosismi preferendo soffermarsi spesso sui primi piani dei personaggi e delle ambientazioni. Una scelta, quella del regista, volta a mettere la regia esclusivamente al servizio della storia. Certo, in alcuni snodi narrativi, è difficile sospendere l'incredulità ma, d'altronde, "Piccolo miracolo", sotto certi aspetti, la si può definire come una favola metropolitana che ha come scopo quello di fare star bene lo spettatore facendolo, al contempo, riflettere. Anche la povertà, purtroppo dilagante in alcune zone periferiche di Roma, è raccontata molto bene poiché Chiesa lo fa con quell'ironia intelligente che permette al lungometraggio di non cadere mai nel ridicolo. Operazione analoga, pur con le dovute differenze, a quella fatta da Riccardo Milani con "Come un gatto in tangenziale". Il seguente aforisma del celebre scrittore statunitense Richard Bach risulta decisamente pertinente con il significato più recondito di quest'ultima fatica di Guido Chiesa: “Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”. Se il "grande" Vittorio De Sica aveva compiuto il "Miracolo a Milano", il regista di "Lavorare con lentezza" nel suo "piccolo" lo ha fatto a Roma mettendo alla berlina la speculazione edilizia. Anche se, il vero miracolo di cui parla il film, consiste nel trovare una persona che ti faccia cambiare prospettiva. Proprio come è successo a Davide incontrando Ursula. Infatti, citando i versi di Eugenio Montale presenti in "Piccolo miracolo", "Solamente dando il braccio alla persona giusta si può trovare il senso ad ogni gradino che resta da percorrere nella lunga scala della vita". Menzionando un capolavoro intramontabile di Frank Capra possiamo concludere dicendo che "La vita è meravigliosa" (se la sappiamo guardare).

Disclosure Day - La sorprendente rivelazione di quell' "alieno" di Steven Spielberg.A distanza di quattro anni da "The F...
17/06/2026

Disclosure Day - La sorprendente rivelazione di quell' "alieno" di Steven Spielberg.

A distanza di quattro anni da "The Fabelmans", opera semi-autobiografica in cui Steven Spielberg raccontava in maniera romanzata la sua giovinezza, il regista premio Oscar di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" ed "E.T. l'extra-terrestre" torna al genere fantascientifico con "Disclosure Day". Questo film, ambientato ai giorni nostri, racconta la vicenda di un esperto informatico che, dopo aver trafugato un dispositivo contenente informazioni scottanti, verrà inseguito da un'agenzia segreta il cui intento è quello di evitare a tutti i costi che i dati rubati trapelino. Contemporaneamente questa situazione influenzerà notevolmente anche l'esistenza di Margaret, una meteorologa televisiva che, improvvisamente, comincerà a fare cose anomale come, ad esempio, parlare fluentemente lingue a lei sconosciute. Gradualmente, nel corso della pellicola, allo spettatore verrà rivelato un segreto che rischia di cambiare in modo incontrovertibile la prospettiva di ogni essere umano. Spielberg, arrivato alla soglia degli ottant'anni, dimostra di non aver abbandonato la sua innata voglia di raccontare storie. Dopo la riuscita parentesi intimista torna a cimentarsi con un'opera focalizzata sugli alieni. "Disclosure Day" si può tranquillamente definire come un "blockbuster" autoriale che si prefissa come duplice obiettivo sia quello di intrattenere il pubblico che di farlo riflettere. Il risultato è quello di riuscire in entrambi gli intenti. Il lungometraggio in questione infatti riesce ad amalgamare superbamente la componente adrenalinica, quella thriller, quella fantastica e persino quella politica. Il cast è eccezionale dal momento in cui annovera attori del calibro di Josh O'connor, Colin Firth e Emily Blunt. Quest'ultima spicca su tutti gli altri calandosi egregiamente nei panni di una giovane donna alle prese con un fenomeno che le conferirà dei "doni" difficili da gestire. La versatile interprete, vista di recente nel sequel de "Il diavolo veste Prada", qui sfoggia tutta la sua proverbiale mimica confermando di essere una delle attrici più brave della sua generazione. Ad O'connor si addice perfettamente la parte di giovane "cervellone" alle prese con un fenomeno più grande di lui. Lo stesso Firth è bravissimo ad interpretare il ruolo di un personaggio eticamente discutibile che, nonostante ciò, non arriva mai ad essere realmente un "villain". Spielberg, assieme al fidato sceneggiatore David Koepp, molto intelligentemente non polarizza la moralità dei personaggi. Sia quelli più positivi che quelli maggiormente negativi infatti presentano dei chiaroscuri che li rendono affascinanti e, soprattutto, credibili. In "Disclosure Day" l'alieno non è altro che un espediente per porre l'accento sulla mancanza di empatia che purtroppo imperversa nella società odierna, fatto che ha scatenato ultimamente numerosi conflitti bellici. Pertinente a tal proposito risulta il seguente aforisma del celebre poeta statunitense Henry Wadsworth Longfellow: “Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, noi troveremmo nella vita di ciascuno dispiaceri e sofferenze tali da disarmare tutta la nostra ostilità.”
"Disclosure Day" è l'ennesimo gioiellino di un "maestro" della Settima Arte che non ha perso minimamente lo stupore fanciullesco che da sempre lo contraddistingue. Inutile dire che tecnicamente sia tutto ineccepibile. Spielberg, come al solito, non si perde in moralismi spiccioli bensì si domanda se sia giusto o meno svelare determinate cose agli esseri umani dal momento in cui, citando il Giallini di "Perfetti sconosciuti", "siamo tutti frangibili, chi più chi meno." Ma soprattutto, meritiamo davvero di conoscere la verità? Nell'attesa di trovare una risposta a questo complesso dilemma non ci resta che andare al cinema per scoprire la sorprendente rivelazione di quell' "alieno" di Steven Spielberg.

15/06/2026

Oggi ricordiamo la nascita di Alberto Sordi, un gigante del cinema italiano che con la sua ironia, il suo talento e i suoi personaggi indimenticabili ha fatto ridere, riflettere ed emozionare milioni di spettatori. ❤️

Le sue interpretazioni sono entrate nella storia e continuano a conquistare generazioni diverse, dimostrando che il vero talento non conosce il passare del tempo.

Portobello - Il "caso Tortora" sviscerato da Marco Bellocchio.Dopo aver raccontato in "Esterno notte" il "caso Moro" Mar...
10/06/2026

Portobello - Il "caso Tortora" sviscerato da Marco Bellocchio.

Dopo aver raccontato in "Esterno notte" il "caso Moro" Marco Bellocchio si cimenta nuovamente con la serialità televisiva per narrare in "Portobello" le vicissitudini inerenti al "caso Tortora". Questa miniserie in sei episodi sviscera magistralmente ogni passaggio di una delle pagine più brutte della giustizia italiana. Il regista de "I pugni in tasca" e "Il traditore" racconta, con dovizia di particolari, l'aspetto pubblico e intimo di Enzo Tortora, un uomo di successo che, improvvisamente, verrà arrestato con l'accusa di essere sia un camorrista che uno spacciatore di cocaina. Le fonti vengono ritenute attendibili nonostante provengano da criminali affetti da malattie psichiatriche conclamate. Per il protagonista e i suoi cari comincerà un calvario che si protrarrà dall'inizio degli anni '80 fino al 1987. "Portobello" è un'opera monumentale che non si limita a raccontare pedissequamente i fatti di cronaca. Bellocchio infatti inserisce nella miniserie allegorie e momenti onirici davvero incisivi. Il castello di carte e la maschera di Pulcinella ne sono dei chiari esempi. Il primo simboleggia l'inconsistenza delle accuse mosse nei confronti di Tortora mentre la seconda, rievocata più volte, mostra come la burocrazia, in casi come questo, si possa legittimamente paragonare alla "Commedia dell'arte". Fabrizio Gifuni è immenso nei panni di un uomo, la cui unica colpa, paradossalmente, è quella di essere innocente. Il camaleontico attore romano entra in simbiosi con il personaggio di Tortora, allo stesso modo di come aveva fatto ricoprendo il ruolo di Aldo Moro. Il resto del cast non è da meno. Lino Musella, non nuovo a interpretare individui dalla personalità borderline, è straordinario nei panni di Giovanni Pandico, una sorta di Joker dalle sembianze umane che si rivelerà determinante per il processo attuato nei confronti del popolare conduttore. Meritevoli di essere menzionate risultano anche Romana Maggiora Vergano e Barbora Bobulova. Le due interpreti sono bravissime nelle vesti, rispettivamente, della giovane amante e della sorella del protagonista. Un plauso anche ai talentuosi Gianfranco Gallo, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Tommaso Ragno. Quest'ultimi, pur ricoprendo ruoli marginali, riescono ad essere ugualmente incisivi. "Portobello" ha anche il merito di fotografare lucidamente un periodo storico funestato dalla malavita organizzata in cui si doveva per forza aderire ad una "forte" corrente politica per essere tutelati. È proprio il caso di dire che era necessario fare le cose a "pappagallo", animale che, fra l'altro, aveva una certa rilevanza nel programma condotto da Tortora. Nella miniserie infatti vediamo che quest'ultimo verrà penalizzato dal fatto di essere un liberale. Se avesse aderito a partiti popolari come la Democrazia Cristiana (DC) o il Partito Socialista Italiano (PSI) indubbiamente sarebbe stato maggiormente protetto. Bellocchio inoltre, in questa sua ultima fatica, mostra allo spettatore come essere un personaggio noto possa rivelarsi, talvolta, un'arma a doppio taglio. Tortora infatti, durante la vicenda, pagherà a caro prezzo il suo status di individuo "agiato". "Portobello" è l'ennesimo capolavoro di un "maestro" del nostro cinema che, tramite la figura di Tortora, denuncia un sistema giuridico fallace che, pur di non mostrarsi tale, è disposto a mettere al rogo un innocente. A ottant'anni suonati Marco Bellocchio realizza un'opera "necessaria" da far vedere nelle scuole che rifugge sia il didascalismo che la santificazione di Tortora. Piuttosto l'intenzione del cineasta piacentino è quella di ricordare un fatto intollerabile che non si deve ripetere in futuro.
Solamente evitando errori madornali e insanabili come questo infatti la società può acquisire una credibilità tale da potersi considerare a tutti gli effetti, nei confronti dei bravi cittadini, un porto bello e sicuro.

Il bambino nascosto - Roberto Andò racconta l'infanzia rubata.In questo lungometraggio del 2021, intitolato "Il bambino ...
05/06/2026

Il bambino nascosto - Roberto Andò racconta l'infanzia rubata.

In questo lungometraggio del 2021, intitolato "Il bambino nascosto", Roberto Andò trae liberamente spunto da un proprio romanzo di successo per portare sul grande schermo le vicissitudini di Gabriele Santoro (Silvio Orlando), un professore di musica schivo ed erudito che vive una vita grigia e monotona in un malfamato quartiere di Napoli.
Gabriele è solito passare le giornate nutrendosi di cultura. Esso infatti impiega il suo tempo a declamare poesie e a suonare il pianoforte.
Un giorno inaspettatamente in casa sua entrerà un bambino di nome Ciro (Giuseppe Pirozzi), che si rivelerà essere il figlio di un camorrista.
Santoro, per merito del ragazzino, abbandonerà la sua proverbiale vigliaccheria trovando il coraggio di fare in vita sua, finalmente, una scelta.
Ciro, dal canto suo, sarà per la prima volta libero di essere se stesso grazie al fatto che in casa del maestro si trova in un contesto in cui il giovane non è vessato dai dogmi imposti dall'universo criminale a cui, suo malgrado, appartiene.
Il regista di "Viva la libertà" e "Una storia senza nome" realizza un bellissimo dramma a tinte gialle dallo stile vagamente retrò che trova la sua forza in un Silvio Orlando magistrale. Il pluripremiato attore partenopeo offre una performance ricca di sfumature, dando vita ad un personaggio indimenticabile.
Anche il resto del cast si dimostra all'altezza. Il piccolo Giuseppe Pirozzi se la cava egregiamente, al pari del bravissimo Lino Musella nei panni di un sicario frustrato, del talentuoso Gianfelice Imparato nel ruolo del fratello di Gabriele e del sempreverde Roberto Herlitzka. Quest'ultimo interpreta il padre del protagonista.
Herlitzka risulta superlativo in una delle scene più belle ed emozionanti di tutto il film in cui l'anziano genitore affermerà che tra la legge e l'amore ad oggi sceglierebbe quest'ultimo.
Andò mette alla berlina la malavita meridionale in modo anticonvenzionale.
"Il bambino nascosto" infatti ha il grande merito di non polarizzare i buoni e i cattivi. Al contrario l'ultima fatica del cineasta palermitano unisce questi due emisferi mostrando allo spettatore che il confine tra giusto e sbagliato spesso è molto labile.
Andò inoltre non si dimentica di omaggiare l'indimenticato Antonio De Curtis, "alias" Totò, in una gustosa sequenza del film.
Correlato con il significato più recondito della pellicola in questione risulta essere il seguente aforisma del celebre scrittore italiano Massimo Gramellini: “Le scelte giuste sono quelle che si prendono sulla spinta del coraggio e non della paura. Perché non è la scelta in sé che conta, ma lo spirito con cui la si affronta.”
L' opera in esame solleva palesemente il problema dell'infanzia rubata ai figli dei criminali.
Questi bambini infatti sono delle vere e proprie vittime a cui viene negato il libero arbitrio che permetterebbe loro di poter condurre un'esistenza serena ed appagante.
Consiglio dunque spassionatamente di vedere questo gioiellino tutto italiano dal sapore pascoliano. Esso ricorda allo spettatore che, citando una delle poesie declamate da Gabriele nell'incipit de "Il bambino nascosto", quando si metterà in viaggio per Itaca dovrà augurarsi che la strada sia lunga e fertile in avventure e in esperienze. Espediente allegorico che sprona tutti noi a "vivere" intensamente piuttosto che limitarsi pedissequamente ad "esistere".
Requisito fondamentale per fare in modo che ciò accada è quello di "Nun tener paur e nisciun!", autentico mantra ripetuto dal personaggio di Ciro per l'intero film nonché manifesto stesso di questa imperdibile opera firmata da Roberto Andò.

Tantissimi auguri ad una diva del nostro cinema che conosciamo molto bene. Buon compleanno Stefania 🤩🍾🎬👏
05/06/2026

Tantissimi auguri ad una diva del nostro cinema che conosciamo molto bene. Buon compleanno Stefania 🤩🍾🎬👏

Auguri a Stefania Sandrelli, compie 80 anni. Attrice simbolo del cinema italiano, ha attraversato generazioni di film e di pubblico, diventando una delle icone più amate e riconoscibili dello spettacolo.

Da ragazza prodigio a volto senza tempo del grande schermo 😍🎂❤

Una vita difficile - Il dopoguerra raccontato da Dino Risi."L'idealismo va benissimo, ma quando si avvicina alla realtà ...
02/06/2026

Una vita difficile - Il dopoguerra raccontato da Dino Risi.

"L'idealismo va benissimo, ma quando si avvicina alla realtà il suo costo diventa proibitivo."Il suddetto aforisma del compianto giornalista statunitense William Frank Buckley junior risulta essere fortemente pertinente col significato del film "Una vita difficile". L' opera in questione, diretta da Dino Risi, racconta le vicissitudini del giornalista romano Silvio Magnozzi (Alberto Sordi), un antifascista "convinto" che, dopo essere stato partigiano durante la seconda guerra mondiale, andrà a convivere con l'amata Elena (Lea Massari), una bellissima ragazza che l'aveva salvato precedentemente dalle grinfie di un soldato tedesco. Il romanzo autobiografico, intitolato appunto "Una vita difficile", che Magnozzi nel corso del film tenta invano di pubblicare, costituisce un vero e proprio espediente del quale Risi si serve per raccontare il dopoguerra italiano; in "Una vita difficile" infatti assistiamo a momenti cruciali che hanno segnato ineluttabilmente la storia del nostro paese. Si passerà infatti, nel corso della pellicola, dall'armistizio dell'8 settembre alla liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista, passando per lo storico passaggio dalla monarchia alla repubblica e per il celebre attentato a Togliatti, fino ad arrivare al cosiddetto "Boom economico" che imperversò nella nostra pen*sola negli anni '60. Il regista di veri e propri capolavori come "Il sorpasso" e "I mostri" ci regala un personaggio indimenticabile che rasenta l'utopismo. Silvio Magnozzi infatti incarna un idealista convinto e incorruttibile che, nonostante tutte le avversità, rimarrà sempre fedele a se stesso e alle sue idee politiche. Pertinenti a tal proposito risultano essere le seguenti parole del celebre scrittore Alberto Moravia: "Non rinnegare mai a te stesso ciò per cui hai combattuto. La sconfitta non rende ingiusta una causa." Alberto Sordi, a differenza di tante altre volte, assieme al fido sceneggiatore Rodolfo Sonego, dà vita in questo caso ad un personaggio complessivamente positivo la cui unica "colpa" risiede nel non voler accettare compromessi. La sequenza in cui Magnozzi, dopo essere stato pubblicamente umiliato dal commendatore per cui lavora, con uno schiaffo lo fa volare in piscina è una delle più significative del cinema italiano e simboleggia la lotta di classe. Consiglio dunque spassionatamente la visione di questo vero e proprio capolavoro del cinema italiano che è stato inserito tra i 100 film italiani da salvare. Concludo ponendo a tutti i lettori il seguente quesito: "È meglio vivere una vita facile e fasulla, oppure è preferibile condurre un'esistenza autentica ma difficile?".

Indirizzo

Via Bastianini N. 11
Florence
50014

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