11/07/2026
La strage di Cutro e la strategia dello scaricabarile
Silvio Messinetti
CROTONE
Scaricabarile continuo. Da quando ha avuto inizio il dibattimento, il processo per il naufragio di Steccato di Cutro è caratterizzato da uno stucchevole rimpallo di responsabilità tra corpi dello Stato
Udienza Tribunale di Crotone per il naufragio di Steccato di Cutro – Antonino D'Urso/LaPresse Crotone
Lo scaricabarile continua. Da quando ha avuto inizio il dibattimento, il processo per il naufragio di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023, costato la vita a 94 migranti e a un numero imprecisato di dispersi, è caratterizzato da uno stucchevole rimpallo di responsabilità tra corpi dello Stato. Il giudizio vede imputati 6 ufficiali della Guardia di Finanza e della Capitaneria di porto, accusati a vario titolo di naufragio e omicidio colposo plurimi.
Nel corso dell’udienza di ieri, l’ultima prima della pausa estiva, sono stati escussi diversi testimoni, tra cui l’ex comandante del Roan della Gdf di Vibo Valentia, Alberto Catone. L’esame si è concentrato su questioni di carattere generale riguardanti le procedure di soccorso in mare.
Catone ha riferito che spesso le unità della Guardia Costiera uscivano in mare mantenendosi comunque a distanza dall’evento e ha confermato poi quanto già riferito in sede di indagine, ovvero che: «Quando sono arrivato in Calabria la Capitaneria era molto restia a operare in mare in operazioni Sar laddove non ci fosse una situazione di conclamato pericolo. Questo aspetto dipendeva dall’approccio del ministro dell’Interno dell’epoca».
Al Viminale allora sedeva Matteo Salvini che anche in forza delle dichiarazioni rese da Catone è stato citato come teste a Crotone. Anche gli altri testimoni hanno reso dichiarazioni sostanzialmente in linea con questa ricostruzione. L’andamento delle ultime udienze rende, dunque, più evidente la strategia difensiva adottata dagli imputati e dalle rispettive strutture di appartenenza, fondata su un reciproco trasferimento delle responsabilità tra Guardia costiera e Gdf.
«Ancora una volta abbiamo assistito a uno scaricabarile tra apparati dello Stato. Da una parte e dall’altra si cerca di spostare il peso delle responsabilità, mentre al centro della vicenda dovrebbero esserci le 94 persone morte sulla spiaggia di Cutro e il diritto alla vita che, in quella notte, non è stato garantito.
Il processo accerterà le responsabilità individuali degli imputati. Ma esiste anche una responsabilità politica e istituzionale che difficilmente entra nelle aule di giustizia, quella di chi ha costruito norme, direttive e modelli operativi che hanno finito per subordinare il dovere del soccorso ad altre priorità», ha detto al manifesto Filippo Sestito, presidente provinciale Arci. Prossima udienza il 18 settembre.