Cagliari Film Festival

Cagliari Film Festival La manifestazione Cagliari Film Festival è organizzata dall'Associazione culturale Tina Modotti di Cagliari.

Cagliari Film Festival è un progetto di promozione della cultura cinematografica, organizzato dall'associazione Tina Modotti di Cagliari con una rassegna di film i libri la fotografia e la musica e gli incontri con autori e autrici L'associazione è stata costituita e registrata nel gennaio del 2006. L’associazione Tina Modotti aderisce da subito alla Ficc, Federazione Italiana Circoli del Cinema,

mitica federazione costituita nel novembre del 1947, che ha lo scopo di promuovere la conoscenza critica del cinema e della comunicazione audiovisiva ,il lavoro di studio di ricerca di sperimentazione e di formazione in ambito cinematografico. Ma anche la circolazione del cinema in quanto bene culturale e patrimonio della collettività e soprattutto contribuire lo sviluppo della cultura in tutte le sue forme ed espressioni. Dal Marzo 2019 l'associazione aderisce alla Federazione Italiana Cineforum - FIC

La nostra prima iniziativa si è svolta nel mese di Febbraio 2006 con l’organizzazione della Mostra fotografica Pablo Volta Sguardi sul mondo, dedicata a Pablo per il suo compleanno i suoi ottanta anni, furono giorni mitici accompagnati da alcuni eventi collaterali molto emozionanti, era la prima esposizione che comprendeva anche opere mai esposte di Pablo Volta

Poi l’anno seguente, nel 2007, fu organizzata una mostra dedicata all’ artista cagliaritano Igor Tuveri, in arte Igort un’ istituzione per il fumetto italiano. Insomma si partiva con due progetti molto importanti. Nel tempo sono state organizzate tantissime attività sia proiezioni cinematografiche che corsi di formazione sul linguaggio cinematografico. Le prime attività hanno avuto luogo soprattutto a San Sperate dove i soci fondatori risiedevano. Voglio ricordare in particolare le quattro edizioni del progetto di promozione del cinema di interesse culturale Campidano Film Festival dal 2008 al 2012 rese possibili da una positiva collaborazione tra l’amministrazione Comunale e l’Associazione. Nel 2011 Pablo Volta è venuto a mancare lasciando un grande vuoto per la grande amicizia che ci legava da circa vent’anni e per il suo impegno attivo nella programmazione, che ci ha consentito di realizzare tante iniziative di altissimo livello, tra le quali vogliamo ricordare quelle legate alla presentazione del film “Il cielo cade”, tratto dal romanzo omonimo di Lorenza Mazzetti, sua cara amica. Dal 2013 abbiamo trasferito le nostre attività a Cagliari. Dove in continuità con il progetto Campidano Film Festival abbiamo fondato il Cagliari Film Festival. Con questa iniziativa si è voluto favorire la diffusione e la promozione del meglio del cinema del reale, un cinema capace di mettere insieme finzione e documentario e di cui è stato sancito il successo in alcuni dei più importanti festival. A Venezia e ora anche Cannes sono state premiate opere con un chiaro retroterra politico, opere di cui è stato apprezzato l’impegno civile, la capacità di raccontare la realtà, la memoria dei gesti della storia. La manifestazione Cagliari Film Festival intende quindi proporsi come uno strumento di crescita culturale per il pubblico. Storicamente i festival del cinema hanno svolto, soprattutto in ambito urbano, un importante ruolo formativo e di stimolo intellettuale, presentandosi come un circuito alternativo aperto alla eccellenza artistica. Il Cagliari Film Festival è una rassegna senza competizione e premi, anche se in qualche edizione abbiamo deciso di dare un premio, lo abbiamo fatto premiando due talentose registe Irene Dionisio e Annarita Zambrano. La manifestazione è rivolta a un pubblico di cinefili, a un pubblico pronto per film meno conformisti e tradizionali. Accanto al cinema più impegnato e di ricerca, a quello civile e politico, non mancherà il cinema di genere, tra cui il biografico, e verranno proiettati film in gran parte inediti nella nostra città. Dando spazio alle produzioni e distribuzioni indipendenti e ai giovani autori e autrici. Verrà proposto agli spettatori un itinerario di scoperta e di riflessione, che aiuti soprattutto gli spettatori più giovani a comprendere il nostro presente. Alessandra Piras, Ideatrice della Rassegna Cagliari Film Festival

Spazio e visibilità per il documentario"Carla Lonzi. Dentro e fuori dal mondo" è un documentario scritto e diretto da Fr...
26/08/2026

Spazio e visibilità per il documentario"Carla Lonzi. Dentro e fuori dal mondo" è un documentario scritto e diretto da Francesca Archibugi prodotto da Fandango con Rai Cinema, in associazione con Luce Cinecittà. di

● «Non lascio i festival per non essere spazzata via, ma quei luoghi sono la messa in scena della grandiosità degli artisti. Maschi», sostiene una delle voci più originali della filmografia italiana.

Sarà a Venezia con il documentario sulla vita della femminista rivoluzionaria Carla Lonzi, scomparsa nel 1982, «che oggi ha tantissimo da dire».

Il documentario sarà presentato nella sezione Giornate degli Autori e sarà nelle sale italiane il 26-27-28 ottobre.

di Daniela Monti
Corriere della Sera
24 ago 2026
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«Io questo documentario proprio non lo volevo fare, nel senso che mi sembrava una materia troppo prossima, troppo vicina. Soprattutto pensavo che non ne sarei stata in grado: Carla Lonzi l’ho conosciuta quando ero giovanissima, le devo così tanto», dice Francesca Archibugi e sullo sfondo si sentono due bambine giocare, l’ex ragazza favolosa del cinema italiano ha 66 anni ed è nonna.

«Poi però, dopo la ripubblicazione da parte della Tartaruga dei suoi scritti, da Fandango mi hanno detto: guarda Francesca che se non lo fai tu, il documentario sulla Lonzi lo farà qualcun altro...».

Due anni di lavoro – anche se in mezzo c’è stato un film, "Illusione", uscito a maggio –, materiale d’archivio inedito e bellissimo, in casa non un consulente qualunque, ma “il” consulente perfetto per questo lavoro (Archibugi è sposata da decenni con Battista Lena, figlio unico di Carla Lonzi): è nato così "Carla Lonzi. Dentro e fuori dal mondo", che sarà presentato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Giornate degli Autori e sarà nelle sale il 26-27-28 ottobre.

Nei primi anni Settanta Lonzi fonda, con Carla Accardi e Elvira Banotti, il gruppo Rivolta femminile, che diventa anche casa editrice e pubblica i suoi primi scritti, fra cui "Sputiamo su Hegel". "La donna clitoridea e la donna vaginale" e il diario "Taci, anzi parla".

«Alla fine mi sono decisa perché avevo un obiettivo chiaro: raccontare Carla nella sua complessità», riprende la regista.

«È conosciuta come critica d’arte e poi come femminista radicale e integerrima. Ed è senz’altro così. Però la mia esperienza di lei è stata anche diversa, era una persona fragile e piena di contraddizioni, attentissima alle relazioni, su cui ha lavorato l’intera esistenza. Una donna molto colta che stava sempre con un libro e una matita in mano, sempre alla macchina da scrivere. Volevo restituirle una statura da femminista non rigida, raccontare quanto in realtà fosse inclusiva. Se non fosse morta quasi mezzo secolo fa, a 51 anni, oggi sarebbe tutto il contrario delle femministe escludenti, stile Rowling per intenderci. A casa nostra ha continuato a vivere anche quando non c’era più. Lei al centro mette la sessualità, lo smascheramento del culto del coito inventato dagli uomini. È una grandissima intuizione, con un lato anche scabroso».

(La scrittrice e storica Giulia Siviero nel documentario lo riassume cosi: «Carla ha una posizione originale sull’aborto perché va alla radice del problema. E la radice è: una sessualità che è stata imposta nel sistema patriarcale alle donne, in cui piacere e riproduzione sono stati falsamente legati fra loro, perché nelle donne esiste la clitoride che permette, a differenza degli uomini, di separare piacere e riproduzione. Così sull’aborto Carla capisce che la domanda da fare è: perché le donne sono costrette ad abortire?»).

L' I N T E R V I S T A

Quando vi siete conosciute?

«Avevo 13 anni, ero compagna di classe di suo figlio Battista e la rivedo nel corridoio di scuola vestita così elegante, alla moda, ma non una moda borghese, aveva sempre qualcosa di creativo addosso. Con le ragazze, anche molto giovani, riusciva ad avere relazioni intense. Ricordo che mi ero entusiasmata per "La Storia", di Elsa Morante, uscito una decina d’anni prima. Lei era stata molto critica verso quel libro, eppure ha compreso il mio fervore e alla fine ha detto: mi stai facendo cambiare idea. A me, che ero una ragazzina che non sapeva niente delle cose, niente del mondo».

Il documentario si chiude con l’ultimo video, girato in casa, Lonzi è già malata, ha metà del volto coperto da un cerotto, immagini che non si erano mai viste.

«Ci abbiamo pensato tanto se introdurlo o no. Poi una sua amica di Rivolta femminile mi ha fatto riflettere: Carla non aveva nessun pudore a mostrarsi aggredita, sfigurata dalla malattia, perché la considerava un’esperienza importante della sua vita e quindi continuava a lavorare, a leggere con un occhio solo, a fare riunioni, senza ritrosia. Non c’era una Carla sana e poi una Carla toccata dalla malattia: erano la stessa persona, ha continuato a essere totalmente sé stessa. Mostrare il filmato è stato restituirle il modo in cui aveva deciso di attraversare una prova così devastante».

Erano gli anni 70, le femministe dicevano che il privato doveva diventare politico. Quella lezione ha ancora senso oggi, in cui ogni azione ed emozione viene tracciata e monetizzata?

«Carla cercava sempre l’autenticità. Tutto il contrario del fasullo di cui sono pieni oggi i social. Carla rendeva politica una cosa reale, vera, a cominciare dai difetti che riscontrava in sé stessa e che analizzava con grande profondità. Penso che un approccio all’esistenza più critico e più autocritico sarebbe veramente un beneficio per tutti, perché è proprio questa falsità, questa terribile inautenticità nella quale siamo costretti a rappresentarci, uno dei drammi dei nostri giorni».

E forse un altro dramma è che non sappiamo più davvero dialogare.

«Anch’io credo che il dialogo oggi sia del tutto mortificato. Il gruppo di Rivolta femminile metteva al centro la parola e io non posso non pensare che sia la cosa più giusta e più alta da fare. Carla ha scritto poesie, diari, testi filosofici. La parola è stata la sua espressione e la parola dovrebbe sempre essere la nostra espressione».

(Carla Lonzi nel documentario: «Io risolvo tutto nel dialogo!». E poi: «Godevo della relazione, e mi espandevo»).

C’è una parte della sua produzione che predilige?

«Il diario, Taci, anzi parla, perché lì ha fatto convivere livelli temporali diversi, utilizzando una forma di scrittura che definirei avanguardistica. Nella stessa pagina racconta di quando era bambina, poi fa un salto nel futuro per mostrare cosa ne sarebbe stato di quelle idee, una volta diventata grande, e poi torna al presente, perché aspetta un’amica e deve decidere cosa cucinarle. Ha il senso di un’esistenza fatta di piani temporali, ogni “qui e ora” si porta dietro tutto quello che siamo stati e quello che saremo. Senza tirarla troppo lunga: ha fatto un’opera rivoluzionaria».

Vede affinità con la sua poetica di regista?

«Non lo so, io mi interrogo molto poco, sono del tutto incapace di fare esegesi. Sono una manovale, mi viene in mente una storia e mi metto a raccontarla, facendo tutte le ricerche possibili. Ma non penso mai, mai, ai massimi sistemi. Racconto solo una storia a qualcuno e la mia voce si modula come se fosse sempre un po’ una favola».

Questo documentario che posto ha nel suo percorso professionale?

«Ho evitato di guardare troppi documentari, anche se ne conosco di meravigliosi. Ho cercato di lavorare sul triangolo fra me, la Carla che non c’era più e il ricordo che avevo di lei, a cui si somma la testimonianza di Battista, che è stato molto importante durante tutto il lavoro. Il documentario è stata una prova completamente nuova, che non sapevo fare. Ma è sempre un bene fare nuove esperienze».

Si fa una citazione da un diario inedito di Lonzi, chiamato "Gelosia", di cui si vociferava l’esistenza, ma senza certezze. Presto la pubblicazione?

«Non so, sarà Battista a decidere. Contiene delle cose così private che ti domandi se ha senso renderle pubbliche».

Con Battista Lena vi siete conosciuti al liceo. Come si riesce a far durare tanto una relazione?

«Non ci siamo messi subito insieme, anzi non avevo nemmeno una particolare simpatia per lui. L’amore è arrivato dopo, in concomitanza a fatti molto drammatici: verso la fine del liceo, le nostre madri si sono ammalate, contemporaneamente, e sono morte a poca distanza l’una dall’altra. Innamorarci è stato forse il nostro modo per proteggerci dalla paura del mondo. Entrambi non avevamo grandi rapporti con i nostri padri, quindi abbiamo perso le uniche persone di riferimento e questo sicuramente, ripensandoci dopo tanti anni, è stato un collante, un collante abbastanza misterioso. Abbiamo anche avuto momenti bruttissimi, siamo stati a un passo dal lasciarci, qualche volta per colpa mia, qualche volta per colpa sua, però c’è stato un elastico che non si è mai rotto. Non voglio essere retorica, ma se nelle relazioni non ci sono momenti brutti, non è possibile avere momenti belli e bellissimi».

«Il femminismo non è teoria, ma un’esigenza vitale», diceva Lonzi. E per lei?

«Carla non avrebbe approvato che io portassi un mio lavoro a Venezia, oppure a Cannes, o in tutti gli altri festival del cinema in cui sono stata: li riteneva posti dove si celebra la cultura maschile, mentre alle donne resta solo il ruolo delle ancelle. È passato mezzo secolo, ma ancora siamo allo stesso punto: ancelle di questa, come dire, di questa messa in scena della grandiosità dell’artista maschio, mentre la nostra arte è confinata in un recinto. Forse Carla aveva ragione: non bisogna andare da nessuna parte, bisogna rifiutarsi e combattere con l’estromissione. In 40 anni di carriera mai ho sentito un critico o un selezionatore o un direttore di festival interrogarsi e dire: davvero i film delle donne non sono all’altezza o non sarà piuttosto il mio sguardo a essere sbagliato?».

(Carla Lonzi : «L’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione». «Non dobbiamo chiedere di essere uguali all’uomo, perché l’uomo è il termine della nostra esclusione»).

Eppure ai festival continua ad andarci.

«Se non fossi andata, se non fossi stata sul palco con il mio premio in mano, sarei stata cancellata dalla faccia del cinema. Sono ancora qui perché mi sono ritagliata uno spazietto d’ancella. Avrei dovuto fare una lotta più radicale, tutte avremmo dovuto farla, perché una lotta non la puoi fare da sola. Non si vince con le quote rosa, ma dicendo: fatevela fra voi la vostra mostra. Negli anni ho visto aprirsi e chiudersi spazi per le donne, in un alternarsi legato all’andamento della società e questo c’entra poco con il percorso femminista, purtroppo».

(Laura Lepetit, editrice scomparsa nel 2021: «Io mai nella vita avrei osato sputare su Hegel e invece si poteva fare un salto a lato, oppure produrre, come diceva Carla, un imprevisto nella storia e cambiare prospettiva. Cambiare prospettiva allora era un terremoto gigantesco, ma è come se lei ignorasse i pericoli. Lo faceva. E le altre? Potevano farlo»).

Lei è un’attivista?

«Non nel senso comune, però sono molto attiva nel creare le mie relazioni. Nel non retrocedere, non accettare l’inautenticità: con le mie amiche, con Battista, con i miei figli. Fino alla sgradevolezza di dirci le cose come stanno. Non è facile, ma sono convinta che questo crei legami molto, molto più profondi».
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Il documentario

"Carla Lonzi. Dentro e fuori dal mondo" è un documentario scritto e diretto da Francesca Archibugi prodotto da Fandango con Rai Cinema, in associazione con Luce Cinecittà.

Accanto alla figura pubblica di Lonzi di primissimo piano nel femminismo italiano per il suo pensiero radicale e originalissimo, il documentario racconta anche la figura privata, affascinante e contraddittoria. Attraverso archivi preziosi e inediti, la regista, che ha un forte legame personale con Lonzi avendone sposato il figlio, Battista Lena, porta per la prima volta sullo schermo il suo pensiero e la sua eredità.

I libri

Grazie anche alla ripubblicazione dei suoi libri per opera della Tartaruga (La nave di Teseo, a cura di Annarosa Buttarelli), si è tornati a studiare e discutere il pensiero di Lonzi, così radicale da mettere in crisi le gerarchie e i fondamenti della cultura patriarcale.

“Con il suo documentario “Castello - storie di un quartiere città” Alessandra Piras esplora il cuore antico e medievale ...
24/08/2026

“Con il suo documentario “Castello - storie di un quartiere città” Alessandra Piras esplora il cuore antico e medievale di Cagliari. L’opera dà voce a chi ha vissuto quel centro storico giorno per giorno, a chi lo ha scelto come casa e a chi oggi ne rimpiange l’antica vitalità.
Il racconto spazia tra i diversi strati sociali della roccaforte:
I sottani: gli scantinati dei palazzi nobiliari, densamente abitati dai meno abbienti fino agli anni Cinquanta.
Le dimore aristocratiche: simboli del potere e della storia nobiliare del quartiere.
La vita quotidiana: le strade popolate da bambini, le fontanelle pubbliche come punto di incontro, le scuole e gli uffici.
L’autrice restituisce così la parola alle persone, svelando il fascino profondo della Cagliari fortificata.
Tra palazzi storici, torri e cortili, emerge il ritratto di uno spazio un tempo a misura d’uomo, dove la gente camminava, dialogava e faceva festa insieme. Una dimensione comunitaria oggi indebolita dal fenomeno dello spopolamento e della gentrificazione, guidata da un turismo stagionale che ha trasformato molte abitazioni in strutture ricettive.
Il documentario offre così una preziosa testimonianza e una riflessione su una porzione di città sconosciuta a molti. Più di altri quartieri, infatti, Castello ha subito una profonda metamorfosi che oggi richiede di essere governata attraverso una rigenerazione urbana sostenibile, capace di tutelarne il valore autentico e il significato storico.”

Pubblichiamo con piacere le parole dell’amica Irene Melis sul documentario “Castello, storie di un quartiere città”, diretto da Alessandra Piras. Stiamo lavorando per portarlo in sala, seguiteci per tutti gli aggiornamenti.

“Castello, il quartiere di Castello, ha alle sue spalle una storia secolare che studiosi e studiose arricchiscono ogni g...
19/08/2026

“Castello, il quartiere di Castello, ha alle sue spalle una storia secolare che studiosi e studiose arricchiscono ogni giorno. A raccogliere la memoria, anche recente, della vita del quartiere ha pensato Alessandra Piras attraverso un bel documentario che non solo restituisce una parte delle opere e dei giorni vissuti a Castello da quei “castellani’ che hanno voluto raccontarle non solo la loro personale vicenda nel quartiere, ma anche il sentimento di appartenenza che, al di là delle differenze sociali, li legava ai loro vicini, il sentimento di sé del quartiere. Un lavoro quello di Alessandra e dei suoi collaboratori che non solo si apprezza per il piglio sicuro ma per il suo valore documentario. Anche su questo piano, questo lavoro di documentazione e di raccolta della memoria merita di essere continuato”.
Riceviamo e pubblichiamo le parole del prof. Luciano Marrocu sul doc “Castello, storie di un quartiere città”.

Continuano ad arrivare pensieri e riflessioni sul documentario “Castello, storie di un quartiere città” e ne siamo davve...
16/08/2026

Continuano ad arrivare pensieri e riflessioni sul documentario “Castello, storie di un quartiere città” e ne siamo davvero entusiasti.
Queste sono le parole di Simona M., abitante del quartiere: “L’autoproduzione ne evidenzia l’autenticità e le testimonianze raccontano efficacemente la trasformazione di un quartiere che ha rivestito tanta importanza per la città. Come vi ho espresso dopo la visione al Ghetto, è stato per me emozionante rivivere attraverso le testimonianze la storia recente a me nota di un quartiere che è stato tanto vivace, dotato di tutti i servizi necessari alla numerosa popolazione allora residente e che oggi ha un altro volto, certo più elegante, ma tanto meno a misura d’uomo. Riguardo a ulteriori interviste sarebbe interessante anche la testimonianza di qualche commerciante (... ) Le botteghe erano anche luogo di incontro e di socializzazione”.

Ritengo importante la realizzazione del  docufilm -Castello Storie di un quartiere città - in relazione alla memoria sto...
16/08/2026

Ritengo importante la realizzazione del docufilm -Castello Storie di un quartiere città - in relazione alla memoria storica del quartiere; l'autoproduzione ne evidenzia l'autenticità e le testimonianze raccontano efficacemente la trasformazione di un quartiere che ha rivestito tanta importanza per la città. Come vi ho espresso dopo la visione al Ghetto, è stato per me emozionante rivivere attraverso le testimonianze la storia recente a me nota di un quartiere che è stato tanto vivace, dotato di tutti i servizi necessari alla numerosa popolazione allora residente e che oggi ha un altro volto, certo più elegante, ma tanto meno a misura d'uomo. Riguardo a ulteriori interviste sarebbe interessante anche la testimonianza di qualche commerciante, a parte la farmacia, credo che ancora viva in Castello il figlio di Sig. Efisio Manca che aveva da una vita il negozio di frutta e verdura proprio di fronte alla farmacia, a fianco dell'edicola. Le botteghe erano anche luogo di incontro e di socializzazione. (Simona M. -castellana )

Aspettando l'eclisse in Via del Cammino Nuovo☺️
12/08/2026

Aspettando l'eclisse in Via del Cammino Nuovo☺️

03/08/2026

Nel documentario "Castello, storie di un quartiere città”
I luoghi, le strade, le testimonianze, le memorie dei residenti del quartiere Castello hanno ritrovato la loro voce.
Grazie a Marco Desogus, Carlo Garau e per la preziosa collaborazione.
Ci vediamo presto in sala 🎥

In via Emilia accadono cose importanti con uno dei nostri film preferiti🎞️oggi dalle ore 18
29/07/2026

In via Emilia accadono cose importanti con uno dei nostri film preferiti🎞️oggi dalle ore 18

Diamo il via a “Oltre lo Schermo” – Cineforum Democratico, il nuovo ciclo di appuntamenti presso la Fondazione Enrico Berlinguer, promosso dal Partito Democratico e dai Giovani Democratici della provincia di Cagliari.
Quattro serate per guardare insieme film che raccontano la storia, interrogano il presente e ci aiutano a discutere di politica, democrazia e società. Perché il confronto non finisce con i titoli di coda.
📽️ Primo appuntamento: Berlinguer – La grande ambizione di Andrea Segre.
📅 Mercoledì 29 luglio 2026�🕕 Ore 18.00�📍 Fondazione Enrico Berlinguer – Via Emilia, 39.
Vi aspettiamo per vivere insieme questi momenti d’incontro e confronto.

Riflessioni 🎞️
27/07/2026

Riflessioni 🎞️

☺️🎞️🎷🎻🎺📷
21/07/2026

☺️🎞️🎷🎻🎺📷

Indirizzo

Cagliari
09124

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