Cinema Le Grazie Bobbio

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Cinema Le Grazie Bobbio cinema L'unica sala cinematografia di tutta la val trebbia.
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vi aspettiamo a Bobbio al 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐋𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐁𝐨𝐛𝐛𝐢𝐨𝐍𝐀𝐙𝐀𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟓: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎 𝐖𝐈𝐋𝐃𝐖𝐎𝐎𝐃 - 𝐈 𝐒𝐄𝐆𝐑𝐄𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎 ...
20/10/2026

vi aspettiamo a Bobbio al 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐋𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐁𝐨𝐛𝐛𝐢𝐨

𝐍𝐀𝐙𝐀
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𝐖𝐈𝐋𝐃𝐖𝐎𝐎𝐃 - 𝐈 𝐒𝐄𝐆𝐑𝐄𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐈𝐁𝐈𝐓𝐎
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟐𝟑: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎
𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟐𝟒: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟔:𝟏𝟓 – 𝟐𝟏:𝟎𝟎
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𝐓𝐇𝐄 𝐁𝐈𝐁𝐈 𝐅𝐈𝐋𝐄𝐒
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𝐔𝐍 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐐𝐔𝐈𝐋𝐋𝐎 𝐅𝐔𝐍𝐄𝐑𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
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𝐍𝐀𝐙𝐀𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟓: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎  Girato di notte sui tetti di Tel Aviv durante la guerra a Gaza, il film ricostr...
20/10/2026

𝐍𝐀𝐙𝐀
𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟓: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎


Girato di notte sui tetti di Tel Aviv durante la guerra a Gaza, il film ricostruisce i sistemi e le procedure alla base di quella che descrive come una campagna di uccisione di massa di civili palestinesi.

Al centro della narrazione c’è il termine "NAZA", un acronimo militare che, secondo le inchieste delle testate israeliane indipendenti +972 Magazine e Local Call, viene utilizzato dalle forze armate israeliane per indicare il numero stimato di civili che potrebbero essere uccisi in un determinato raid aereo su Gaza.

Attraverso testimonianze, il documentario mette in luce i meccanismi attraverso i quali gli attacchi vengono pianificati e sostiene che le decisioni del governo e dell'apparato militare israeliano abbiano avuto un ruolo determinante nell'uccisione su larga scala di civili palestinesi nel corso del conflitto.

NAZA è un film documentario del 2026 scritto e diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor (già co-registi di No Other Land nel 2024) e denuncia il genocidio palestinese commesso dai soldati delle forze israeliane attraverso 24 interviste con fonti anonime e servizi segreti.

La pellicola è stata presentata in concorso all'ottantatreesima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria. Si tratta dell'unico documentario in concorso ed è stato selezionato solo il 24 agosto, in quanto si temeva per la sicurezza riguardo alla proiezione del film.

Prodotto in condizioni di grande segretezza nel corso di tre anni, con le interviste condotte dai due registi sui tetti di Tel Aviv di notte per proteggere i testimoni, il film ha iniziato la sua produzione dopo le ritorsioni subite dal co-regista Hamdan Ballal dopo il successo di No Other Land. Il docu-film è stato prodotto da The Guardian con James Wilson e vede Jonathan Glazer (La zona d'interesse) tra i suoi produttori esecutivi. In comune con il film di Glazer, NAZA ha anche Mica Levi, che ha composto la colonna sonora.



Genere: Documentario



Regia: Yuval Abraham, Rachel Szor



Durata: 80 min



Critica: Un'opera Analitica E Razionale Nel Cuore Di Tel Aviv. Un Atto Necessario Di Resistenza.

Di notte, sui tetti di Tel Aviv, vanno in scena le registrazioni di testimonianze anonime da parte di operatori dell'intelligence e membri dell'esercito israeliano, che dal 2023 hanno preso parte ai sistematici spionaggio, sorveglianza e uccisione di civili palestinesi a Gaza. Prodotto dal The Guardian e dalle pubblicazioni israelo-palestinesi "+972 Magazine" e "Local call", il documentario fa un resoconto delle tecnologie - dalle intercettazioni all'hackeraggio, per arrivare all'intelligenza artificiale - usate per il monitoraggio della popolazione e di come esse agiscano in diretto supporto a una campagna pluriennale di bombardamenti, droni e cecchini che hanno prodotto decine di migliaia di morti in tutta la Cisgiordania negli ultimi anni.

Dopo il successo globale ottenuto con No Other Land, la "metà" israeliana del collettivo di quattro registi del documentario premio Oscar sposta l'obiettivo dai territori occupati della Cisgiordania fino al cuore di Tel Aviv.

Lo fa adattando per lo schermo in modo lucido ed essenziale il lungo processo di giornalismo investigativo che a partire dal 2023 ha raccolto le incendiarie testimonianze di israeliani che hanno preso parte al genocidio palestinese.

Composto esclusivamente di immagini notturne della skyline cittadina, con una macchina da presa che scruta fino all'interno dei salotti e delle stanze nei quali la popolazione vive indisturbata il proprio quotidiano (grande enfasi è posta sulle TV accese con i proclami di un onnipresente Netanyahu e di altri esponenti governativi e mediatici), il lavoro di Yuval Abraham e Rachel Szor si gioca tutto sulla distanza tra lo sfondo e il primo piano, in cui nasconde volti e voci di persone sui tetti mentre confessano di una progressiva realizzazione di ciò a cui stavano partecipando.

La loro è un'ideale contro-programmazione televisiva, una versione a specchio del rituale collettivo del TG della sera messo in scena nell'oscurità fuori alla finestra. "È come avere gli ormoni impazziti" confessa un soldato, in un misto di spersonalizzazione digitale, euforia collettiva da propaganda, delirio di onnipotenza oltre ovviamente al più classico dei "questi erano gli ordini". Molti i numeri e le cifre che si rincorrono nel documentario, spesso a quantificare i cosiddetti "naza" (vittime collaterali uccise assieme a un obiettivo originario) che vengono ritenuti accettabili per ogni singola operazione militare.

Grazie all'inclusione di materiali d'archivio si ripercorre l'installazione di reti di comunicazione a Gaza negli anni Settanta, fatte interamente da Israele e quindi simbolo di una sorveglianza built-in. Da lì si arriva fino all'uso dell'intelligenza artificiale che analizza i big data di sorveglianza, li incrocia e decide chi e dove colpire. Nel racconto di uno degli operatori, la chiosa arriva come un macigno: "è meglio che sia l'AI a deciderlo piuttosto che una persona a cui Hamas ha ucciso un amico la settimana scorsa".

Un certo stile matter of fact è chiaramente alla base dell'operazione, che tende nelle interviste ad ancorare il più possibile quanto emerge nel reale e nelle basi di senso comune ("ciò che descrivi non è forse un omicidio di massa?"). Soprattutto l'attenzione è volta a illuminare la natura sistemica ed endemica delle operazioni israeliane, più che alla colpa individuale; tutto allo scoperto, tutto consapevole. All'astrazione delle mortifere tecnologie discusse si cerca di opporre il gesto analogico, con una serie di disegni e diagrammi su fogli di carta con cui i soggetti aiutano (forse più loro stessi che lo spettatore) la comprensione dei meccanismi in atto.

Con la produzione esecutiva di Jonathan Glazer e la consulenza di Laura Poitras, l'opera di Abraham e Szor si configura come un atto necessario di resistenza e di responsabilità che viene dall'interno della società israeliana, giusto correlativo di un'opinione pubblica globale ed europea del 2026 che (troppo) lentamente e dolorosamente ha preso coscienza sul tema, e che per il cinema è passata attraverso il ruolo giocato da altri titoli come il sopracitato No other land e il più controverso La voce di Hind Rajab. A loro - e ai tanti altri documentaristi che in questi anni stanno componendo una galassia di ricchissimi materiali - Naza fa seguito con un approccio più analitico e razionale, benché ugualmente sconvolgente.

𝐖𝐈𝐋𝐃𝐖𝐎𝐎𝐃 - 𝐈 𝐒𝐄𝐆𝐑𝐄𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐈𝐁𝐈𝐓𝐎𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟐𝟑: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟐𝟒: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟔:𝟏𝟓 – 𝟐𝟏:𝟎𝟎𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟓: 𝐨𝐫𝐞...
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𝐖𝐈𝐋𝐃𝐖𝐎𝐎𝐃 - 𝐈 𝐒𝐄𝐆𝐑𝐄𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐈𝐁𝐈𝐓𝐎
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Wildwood – I segreti del bosco proibito nasce dai visionari creatori di Coraline. Lo studio d’animazione LAIKA presenta una nuova, straordinaria avventura epica che prende vita oltre i confini del mondo conosciuto.

Prue è una ragazza di tredici anni, intelligente e determinata. La sua vita a Portland viene sconvolta quando una sinistra nube di corvi rapisce il fratellino Mac e lo trascina oltre i confini della città. Il piccolo è prigioniero nel cuore dell’Impenetrabile Bosco Proibito, un luogo misterioso e cupo da cui, secondo la leggenda, nessuno è mai tornato. Prue, però, non è disposta ad arrendersi e decide di affrontare l’ignoto per salvarlo.

Insieme al compagno di classe Curtis, attraversa il confine segreto ed entra in un universo nascosto, ricco di magia. Qui incontra animali parlanti, banditi ed enigmatiche fazioni in lotta.

Quella che inizia come una missione di salvataggio si trasforma presto in un viaggio di coraggio e scoperte inattese. A ogni passo, l’ombra degli alberi millenari metterà alla prova il loro legame e li costringerà ad affrontare paure profonde. Solo così potranno riportare a casa Mac e proteggere un mondo fragile sull’orlo del baratro.

Nella versione italiana, la protagonista Prue è doppiata da Arianna Craviotto.



Genere: Animazione, Avventura



Regia: Travis Knight



Attori: Peyton Elizabeth Lee, Jacob Tremblay, Carey Mulligan, Mahershala Ali, Awkwafina, Angela Bassett, Jake Johnson, Charlie Day, Jemaine Clement, Tom Waits, Maya Erskine, Tantoo Cardinal, Richard E. Grant

Arianna Craviotto, Andrea Fratoni, Eva Padoan, Alberto Angrisano, Emanuela Rossi



Durata:132 min



Critica: Impeccabile stop-motion che si muove tra lutto, violenza e guerra. Solenne, introspettivo e sontuoso, è tra le scommesse più riuscite dello studio Laika.

Alla fine, la guerra è tornata con prepotenza anche nell'animazione per famiglie occidentali. Come se, in questi tempi fortemente bellicosi, pieni di odio e di ingiustizie compiute alla luce del sole, nemmeno ai bambini sia concesso il lusso della pace. Eppure, cominciare a riflettere, fin dalla tenera età, sulla violenza pianificata e sistematica e sulle sue implicazioni potrebbe essere la strada migliore per le generazioni future. Di certo non era la meno rischiosa da intraprendere per un film come Wildwood – I segreti del bosco proibito , realizzato con la massima artigianalità da uno studio – Laika Entertainment, lo stesso di Coraline e la porta magica – che da anni naviga in acque finanziarie precarie. Tuttavia, il regista (nonché presidente di Laika) Travis Knight tratta la materia con assoluta consapevolezza del medium e del pubblico di riferimento, ed è da qui che l'opera trae gran parte della sua forza. Prue (Peyton Elizabeth Lee, o Arianna Craviotto nella versione italiana) ha tredici anni e vive a Portland, in Oregon, con i genitori e il fratello Mac. Un giorno, quest'ultimo viene rapito da uno stormo di corvi e trascinato nelle profondità della foresta, che nasconde un mondo magico fatto di animali parlanti e fazioni in lotta, protetto da una barriera impenetrabile. Non per Prue, che per qualche misteriosa ragione riesce a entrarvi e, accompagnata dal compagno di classe Curtis (Jacob Tremblay), dovrà lasciare tracce del fratello e salvarlo da una sorte tragica.

Ammaliato da una storia ambientata nella sua città natale, Knight fa di nuova coppia con il sodale sceneggiatore Chris Butler – già dietro Kubo e la spada magica e Masters of the Universe – per dare vita al romanzo di Colin Meloy nel film più ambizioso dello studio. Da Le cronache di Narnia a Il signore degli anelli , da Alice nel paese delle meraviglie a Il mago di Oz , dentro Wildwood c'è tutto l'immaginario fantasy (applicato al romanzo di formazione) della letteratura novecentesca e degli omonimi adattamenti per il cinema. Si respira la stessa aria di epicità e meraviglia, la stessa voglia di crescita, di scoperta ed esplorazione di una realtà di magnifica bellezza ma avvolta da un'oscurità latente, celata e ambigua.

In questo, Wildwood funziona in primis come esperienza immersiva, al pari di un videogioco dalla struttura open world o di una lunga e intensa campagna di Dungeons & Dragons, con tanto di maestosa battaglia campale conclusiva. E allora, fin dalla durata insolita di oltre due ore (laddove raramente si superano i novanta minuti), Knight e Butler accolgono a pieni polmoni la narrazione ad ampio respiro tipica del genere di appartenenza, in contrapposizione alla frenesia inarrestabile di tanto cinema d’animazione odierno, costretto a fare i conti con la drastica diminuzione della soglia di attenzione dei giovani spettatori. Laika sembra invece non porsi il problema, forte di un’ormai impeccabile tecnica in stop-motion e di una messa in scena sontuosa e solenne che, insieme alla colonna sonora di Dario Marianelli, ben si sposa con il registro più maturo dell’opera.

Libero di spaziare da quadri mozzafiato a sequenze adrenaliniche e immagini di grande potenza drammatica, Knight lascia più spazio all’introspezione dei personaggi principali – tutti ben delineati – e meno all’umorismo, che sopravvive principalmente in forma slapstick, ma fino a un certo punto. Qui, infatti, gli accurati pupazzi in miniatura fabbricati dagli animatori avvertono maggiormente il dolore, le ferite, le conseguenze di un colpo da arma da fuoco o di un’esplosione. Pur senza ricorrere a una violenza troppo grafica, Wildwood mostra comunque una certa efferatezza e brutalità, soprattutto quando entra nel pieno nei suoi discorsi (anti)bellici, inevitabilmente punteggiati dei temi spesso associati ai conflitti che attualmente ci circondano: emarginazione, oppressione, dislocazione etnica, occupazione forzata.

Forse questa aumentata sensibilità fisica deriva anche dal fatto che il cuore dell’intreccio di Wildwood è la perdita di un affetto e il tentativo disperato di ricostruire il suo corpo. Come nell’episodio di Black Mirror intitolato Torna da me, il tormento interiore provocato da un improvviso lutto si trasforma nell’assenza di una presenza materica, e la mancanza di affetto diventa colmabile solo con l’abbraccio di un surrogato artificiale. Un’idea che oggi, tra social media e chatbot “innamorati” e amichevoli in costante evoluzione, non sembra più così fantascientifica né inattuabile; e sulla quale è dunque bene mettere in guardia anche i più piccoli, ricordando come a volte sia necessario lasciare che la natura faccia semplicemente il suo corso.

Wildwood - I segreti del bosco proibito è un film d'animazione in stop-motion del 2026 diretto da Travis Knight e sceneggiato da Chris Butler. Basato sul romanzo omonimo del 2011 di Colin Meloy illustrato da Carson Ellis, il film è prodotto da Laika.

Il progetto è stato avviato già nel 2011, poche settimane dopo l'uscita del romanzo, quando la casa di produzione ha annunciato l'intenzione di trasformare il libro in un film. La produzione è diventata ufficiale nel 2021, con il coinvolgimento di Knight e Butler. Il cast di doppiatori in lingua originale è stato annunciato nel 2022. Il film è stato realizzato negli studi di Laika a Hillsboro, Oregon, con Caleb Deschanel come direttore della fotografia. La durata di 132 minuti rende Wildwood - I segreti del bosco proibito il film in stop-motion più lungo mai realizzato.

La pellicola viene presentata in anteprima al BFI London Film Festival a ottobre 2026. La colonna sonora del film è stata composta da Dario Marianelli, alla sua terza collaborazione con Laika come compositore di un film d'animazione e con Travis Knight (dopo Kubo e la Spada Magica e Bumblebee).

𝐏𝐀𝐋𝐄𝐒𝐓𝐈𝐍𝐀 𝟑𝟔 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟐𝟒: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖:𝟑𝟎  Palestina 36 - Quando tutto ebbe inizio, il film diretto da A...
20/10/2026

𝐏𝐀𝐋𝐄𝐒𝐓𝐈𝐍𝐀 𝟑𝟔 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨
𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟐𝟒: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖:𝟑𝟎


Palestina 36 - Quando tutto ebbe inizio, il film diretto da Annemarie Jacir, è ambientato in Palestina nel 1936, sotto il dominio coloniale britannico. In un’epoca segnata da profondi cambiamenti, seguiamo la storia di Yusuf (Karim Daoud Anaya), un giovane che si muove tra la calma apparente del suo villaggio rurale e la tensione caotica della Gerusalemme mandataria. Yusuf sogna un futuro diverso, ma si trova presto coinvolto in un mondo in rapida trasformazione. Con lo sfondo della rivolta araba del 1936, la più lunga e significativa insurrezione palestinese contro il dominio britannico, il film intreccia storie personali con eventi politici. L’arrivo di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo europeo, il tramonto dell’Impero Ottomano e la crescente tensione tra sogni di autodeterminazione e imposizione coloniale.

Oltre a Yusuf, c'è anche Afra (Wardi Eilabouni), giovane donna che affronta il cambiamento con la guida amorevole della nonna Hanan (Hiam Abbass). Poi incontriamo Khalid (Saleh Bakri), un lavoratore portuale disilluso trascinato suo malgrado nel cuore della ribellione e infine l’algido funzionario britannico (Jeremy Irons), simbolo di un impero in declino che fatica a contenere il fermento popolare.

Non è solo il racconto di un’epoca, ma anche una riflessione sul presente, un’opera visivamente potente che illumina un nodo fondamentale della storia contemporanea con uno sguardo umano e profondamente empatico.



Genere: Drammatico, Storico



Regia: Anne-Marie Jacir



Attori: Jeremy Irons, Liam Cunningham, Billy Howle, Robert Aramayo, Hiam Abbass, Christopher Villiers, Sam H***e, Yumna Marwan, Yasmine Al Massri, Saleh Bakri, Dhaffer L'Abidine, Sofia Asir, Adam Lawrence



Durata: 118 min



Critica: Palestina 36. Quando tutto ebbe inizio non è solo una rievocazione storica ma una lezione sul senso di appartenenza e l'obbligo della memoria. Bisogna partire dal presente per guardare il film di Annemarie Jacir. Racconta l'inizio della prima grande rivolta palestinese di massa contro l'occupazione britannica e il movimento sionista, avvenuto nel 1936 e che ha portato alla condizione attuale, al presente.

Yusuf è un giovane palestinese diviso tra il suo villaggio e il lavoro a Gerusalemme: emblema della frattura tra il mondo rurale dedito alla tradizione e alla comunità e quello raffinato sotto l'autorità del governo britannico. La sua figura lega tutti i personaggi della storia: le persone del suo villaggio, schiacciati, piedi in testa, dal colonialismo britannico, intensificato dall'arrivo dei rifugiati ebrei, e chi perpetra questo sopruso con ferocia e arroganza, tra cui c'è Jeremy Irons nel ruolo dell'Alto Commissario Arthur Wauchope.

Molti sono i fili del racconto ed è avvincente perdersi tra i personaggi. Il valore è duplice: oltre ad accrescere una trama speziata e stimolante, i personaggi offrono la possibilità di ampliare lo sguardo storico. Così, tra chi imbraccia fucili, chi indice scioperi e chi si prende cura dei rivoluzionari si percepisce che non c'è alternativa alla resistenza. Emerge anche la figura di Khouloud, coraggiosa giornalista, parte della resistenza palestinese non armata e moglie di un ricco palestinese che non disdegna di mantenere contatti con i colonizzatori. Khouloud oppone la penna alle violenze britanniche e risveglia un senso di appartenenza forse perduto. Di fronte agli orrori compiuti dall'esercito, l'indifferenza diventa un lusso inaccettabile e la sua lotta un monitor universale.

L'ultima scena è un atto di appartenenza e un invito al tempo stesso. Mentre sfila un corteo di protesta, Khouloud risponde al marito, che propone di tornare a casa per pranzo, lasciandogli la fede tra le mani e raggiungendo il corteo. L'invito a sentire ed appartenere ad un ideale al punto da mettere in discussione tutto il resto è commuovente e forse irripetibile. E in questo punto il film apre nuovamente al presente. È possibile oggi avere un senso di appartenenza simile verso qualcosa?

Palestina 36. Quando tutto ebbe inizio è efficace nelll'alternare le immagini di repertorio e le riprese di Jacir, che ha molto insistito per tornare in Palestina, ritenendo importante l'autenticità dei luoghi. Questo perché anche la realizzazione del film si è confrontata con il presente. Dopo gli avvenimenti del 7 ottobre 2023, la produzione è prima stata sospesa e poi trasferita in Giordania. Nonostante le difficoltà e le pressioni per filmare altrove (come Cipro o Malta), Jacir è voluta tornare in Palestina dove per quattro volte ancora le riprese sono state interrotte, ma dove infine ha ritrovando i colori e il calore di un paese sano ed autentico. Questa condizione ha portato la regista ad interrogarsi circa l'importanza di questo film di cui, afferma, se ne sia accorta una volta finito, quando ha realizzato che per capire il presente bisogna conoscere il passato. Palestina 36 racconta il passato, il finale è qui ed ora.

Diretto da Annemarie Jacir, una delle voci più importanti del cinema palestinese contemporaneo, il film racconta la Grande Rivolta del 1936 contro il Mandato britannico, un momento decisivo nella storia della regione e alle origini della resistenza palestinese moderna.

PALESTINA 36 - Quando tutto ebbe inizio è un film fondamentale perché ci ricorda che il presente non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici nella storia. Solo attraverso la conoscenza e la memoria possiamo provare a comprendere la complessità del mondo che ci circonda.

Grazie a chi sceglierà di accompagnarci in questo percorso.

Perché alcuni film non si limitano a essere visti: hanno bisogno di essere condivisi, discussi e vissuti insieme.

Vogliamo ringraziare di cuore tutte le persone e le realtà che hanno scelto di sostenere questo percorso e di dare voce al film: Fabrizio Gifuni, Francesca Albanese, Luisa Morgantini, Riccardo Noury, Amnesty International Italia, Nazra Palestine Short Film Festival, Assopace Palestina, Cultura è Libertà e tutti coloro che, con le loro parole e il loro impegno, hanno contribuito a far arrivare questa storia a un numero sempre maggiore di persone.

𝐓𝐇𝐄 𝐁𝐈𝐁𝐈 𝐅𝐈𝐋𝐄𝐒𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟓: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖:𝟑𝟎 Il film vietato in Israele che Netanyahu ha cercato di fermare arriva in Italia all...
20/10/2026

𝐓𝐇𝐄 𝐁𝐈𝐁𝐈 𝐅𝐈𝐋𝐄𝐒
𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟓: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖:𝟑𝟎


Il film vietato in Israele che Netanyahu ha cercato di fermare arriva in Italia alla vigilia delle elezioni.

A poche settimane dalle elezioni che potrebbero decidere il futuro politico di Netanyahu, arriva nei cinema italiani THE BIBI FILES, l’esplosivo documentario diretto da Alexis Bloom e prodotto dal premio Oscar Alex Gibney. Al centro del film ci sono immagini straordinarie e mai viste prima: le registrazioni degli interrogatori della polizia israeliana a Benjamin Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair, ai suoi collaboratori e ad alcuni dei più potenti uomini d’affari del Paese, realizzate nell’ambito delle indagini per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro israeliano.

Centinaia di ore di materiale riservato, trapelato fuori da Israele, permettono per la prima volta di osservare Netanyahu lontano dai comizi, dalle conferenze stampa e dalla comunicazione ufficiale: non il leader davanti alle telecamere, ma l’uomo interrogato dalla polizia, chiamato a rispondere delle accuse che da anni accompagnano la sua carriera politica. Sigari, ch*****ne, regali di lusso, favori, rapporti con miliardari e pressioni sul sistema dell’informazione. Ma THE BIBI FILES va molto oltre l’inchiesta giudiziaria.

Attraverso testimonianze, materiali d’archivio e gli interrogatori segreti, il film ricostruisce il sistema di potere costruito intorno alla famiglia Netanyahu e pone una domanda molto più inquietante: fino a che punto la necessità di sopravvivere politicamente e giudiziariamente può condizionare le decisioni di un leader?

Il documentario segue così il filo che unisce le accuse di corruzione, il progressivo avvicinamento di Netanyahu all’estrema destra israeliana, lo scontro sul sistema giudiziario e la trasformazione politica di Israele, fino alla tragedia del 7 ottobre e alla guerra a Gaza.

Non è soltanto il ritratto di Benjamin Netanyahu. È un’indagine sul rapporto tra potere, giustizia e sopravvivenza politica, e su ciò che può accadere a una democrazia quando il destino personale di un leader finisce per intrecciarsi con quello di un intero Paese.



Genere: Documentario



Regia: Alexis Bloom



Durata: 83 min



Critica: Il potere logora anche chi ce l'ha. Benjamin Netanyahu primo ministro di Israele dal 1996 a 46 anni, ha attraversato un trentennio mantenendo il comando ma subendo una serie di indagini e accusa che ne hanno minato la credibilità e modificato la sua politica che si è spostata in tempi recenti verso l'ala ultradestra del parlamento.

Il documentario della regista sudafricana Alexis Bloom ( Catching Fire: The Story of Anita Pallenberg , Divide et Impera: La vera storia di Roger Alies, Bright Lights: Starring Carrie Fisher and Debbie Reynolds ) mostra gli interrogatori di Netanyahu (dagli amici soprannominato “Bibi”) negli uffici della polizia israeliana tra il 2016 e il 2018. Non si sa come questo materiale sia pervenuto al produttore Alex Gibney, ma quello che si vede e si sente è perturbante. Vengono mostrate le prove di regali (sigari di marca/ch*****ne/gioielli di lusso), vengono sospettati favoritismi al produttore cinematografico americano Arnon Milchan ( Revenant , LA Confidential ), viene formulata l'accusa di tentativo di orientare l'opinione pubblica con l'aiuto dell'editore Arnon Mozes (presidente del quotidiano Yedioth Ahronoth) e l'appoggio di Shaul Elovitch proprietario di Bezeq ed Eurocomgroup la principale compagnia di telecomunicazioni in Israele (il sito Walla ! è sotto il suo controllo).

A questo incandescente materiale di repertorio si inframezzano le interviste del giornalista Raviv Drucker ai più fidati collaboratori di Bibi tra i quali spicca l'ex ministro delle finanze Yair Lapid che denuncia il conflitto di interessi. Nel frattempo, montano le proteste di gran parte dell'opinione pubblica che scende in piazza a manifestare: l'immagine più significativa è quella ripresa dall'alto di un'enorme bandiera israeliana con scritto SOS, in un assembramento di decine di migliaia di persone. Formalizzate le accuse nel 2019, il processo ha inizio nel marzo 2020 ma tra l'epidemia del Covid e lo scoppio del conflitto israelo-palestinese che si è inasprito dal 7 ottobre 2023 per l'attacco terroristico di Hamas, non è tuttora arrivato a un primo grado di giudizio. Mentre Benjamin Netanyahu si dichiara innocente e risponde alle domande degli investigatori con grande sicurezza e amnesie improvvise, la moglie Sara e il figlio oltranzista Yair reagiscono verbalmente in maniera accesa, accusando la polizia di volere complottare per fare crollare la leadership del primo ministro. Il documentario prende una piega preoccupante quando osserviamo la comparsa nei quadri dirigenziali apicali di personaggi ultranazionalisti come Bezalel Smotrich (Ministro delle Finanze) e Itamar Ben-Gvir (Ministro per la Sicurezza Nazionale) che non hanno alcuna remora in Parlamento a negare l'esistenza dello stato palestinese. Alcune battute del premier (“fatti più vicini i nemici” citazione da Il Padrino. Parte II ) e alcune operazioni finanziarie canalizzate attraverso il Qatar, suggeriscono l'ipotesi che la forza distruttiva di Hamas possa essere stata alimentata proprio dalla parte israeliana.

Vietato in Israele dove circola attraverso lo streaming illegale, The Bibi Files è un documentario sconvolgente che suggerisce che l'inasprimento del conflitto tra Israele e Palestina sembra sia scaturito dal tentativo del premier Benjamin Netanyahu di spostare l'attenzione dalle inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto, inasprendo i livelli di violenza e provocando, con indiscriminati bombardamenti a tappeto, un enorme lascito di morte e distruzione (oltre 72000 palestinesi deceduti nella Striscia di Gaza). La sensazione, guardando queste immagini terribili e sentendo le testimonianze di chi ha subito la violenza nei territori occupati, è che si sia varcato un punto di non ritorno. “Il tempo passa velocemente quando ci si diverte” (è la frase raggelante con cui si chiude il Found Footage degli interrogatori della polizia) ma per tanti bambini e civili innocenti il tempo si è fermato e non si può che piangere il loro cielo scomparso. Come dice Wajdi Mouawad nel suo celebre romanzo Anima: “Il cielo non ha mai visto niente di più bestiale dell'uomo”.

𝐔𝐍 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐐𝐔𝐈𝐋𝐋𝐎 𝐅𝐔𝐍𝐄𝐑𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟗, 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟑𝟎, 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟑𝟏, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟕, 𝐝𝐨𝐦...
20/10/2026

𝐔𝐍 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐐𝐔𝐈𝐋𝐋𝐎 𝐅𝐔𝐍𝐄𝐑𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟗, 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟑𝟎, 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟑𝟏, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏: 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎
𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟕, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟖: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖:𝟑𝟎


Nel giorno del funerale del patriarca della famiglia Mancuso, i fratelli Daria e Riccardo si ritrovano dopo anni di lontananza, costretti a confrontarsi con un passato mai davvero risolto.

Tra rancori, segreti rimasti troppo a lungo nascoste e forti tensioni familiari pronte a esplodere, quella che dovrebbe essere una solenne cerimonia d'addio degenera rapidamente in una girandola di rivelazioni inattese, equivoci grotteschi e rivelazioni sconvolgenti. Mentre il fragile equilibrio della famiglia va in frantumi, ogni personaggio è costretto a fare i conti con le proprie responsabilità, le proprie omissioni e le ferite che il tempo non è riuscito a rimarginare.

A metà strada tra commedia e dramma, il film mette in scena un ritratto ironico e amaro di una famiglia imperfetta, dove anche il momento del commiato diventa l'occasione per riscoprire ciò che unisce, oltre tutto ciò che divide.

Basato sul cult movie di grande successo Funeral Party scritto da Dean Craig e diretto da Frank Oz, vincitore del Premio del Pubblico al Locarno Film Festival 2007



Genere: Commedia



Regia: Massimiliano Bruno



Attori: Claudia Pandolfi, Pietro Sermonti, Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli, Stefano Fresi, Beatrice Arnera, Edoardo Ferrario, Alessandro Mauthe, Giulia Vecchio, Dino Abbrescia, Carlo Buccirosso, Carlo Amleto, Giovanni Iovino



Durata: 98 Min.



Critica: Dal 29 ottobre, in tempo per chiudere in bellezza (e con molte risate) la Halloween Season, arriva nei cinema italiani Un tranquillo funerale di famiglia, la nuova commedia di Massimiliano Bruno, da lui ideata e scritta con Edoardo Falcone, tratta da Death at a Funeral, pellicola tragicomica del 2007 di Frank Oz, scritta da Dean Creig che ha sceneggiato anche il remake del 2010 di Neil LaBute che in Italia è uscito col titolo Il funerale è servito.

Come per il cult con Matthew Macfadyen anche qui il cast è folto e ricco di facce note.

Nella versione italiana ci sono Claudia Pandolfi, Pietro Sermonti, Diego Abatantuono e Stefania Sandrelli, come volti di spicco di un cast che conta molti altri nomi, tra cui alcuni degli attori comici più amati della scena nazionale.

Non tutti i funerali sono mesti, alcuni sono delle avventure così assurde da somigliare a veri e propri incubi.

Un tranquillo funerale di famiglia, per esempio, è il racconto di un servizio funebre pieno di situazioni implausibili, al limite dello spassoso.

La storia segue il giorno del funerale del patriarca della famiglia Mancuso, quella che dovrebbe essere una solenne cerimonia di commiato, che presto si trasforma in un imprevedibile susseguirsi di rivelazioni inattese ed equivoci grotteschi.

Al centro della vicenda, i due figli del defunto, Daria e Riccardo, alle prese con rivelazioni familiari e rancori mai sopiti.

Indirizzo

Contrada Dell'ospedale 2
Bobbio
29022

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