01/09/2024
https://jacobinitalia.it/siamo-ai-titoli-di-coda/
Di fatto il ministero, dovendo far fronte a troppe richieste di tax credit, decide di alzare delle barriere per rendere inaccessibile l'utilizzo di questo strumento vitale per la produzione a molti soggetti. Chi davvero ha creato il problema sono le grandi società che di fatto non sono indipendenti ma controllate da gruppi esteri che si sono mangiate la maggior parte delle cospicue fette della torta del credito di imposta con progetti ad alto budget, talvolta gonfiati in maniera anche sospetta. Queste non avranno nessun problema a continuare ad operare mentre ad essere escluse saranno le piccole società e i piccoli progetti coraggiosi, uccidendo definitivamente la diversità del mercato. Una ulteriore restrizione è poi introdotta dall'obbligo di uscire con una delle venti principali società distribuzione, aumentando ancora di più il potere di un oligopolio già assodato che occupa tutti gli spazi distributivi e soffocherà ulteriormente qualsiasi possibilità per gli indipendenti di emergere. La nuova legge di fatto non introduce nessun principio di progressività che potrebbe proporzionalmente andare ad aiutare, andando ad intervenire con una aliquota percentualmente diversificata, i progetti con un basso budget rispetto a quelli con un alto budget che, tra l'altro, contribuiscono maggiormente all'esaurimento delle risorse disponibili, i progetti cinematografici indipendenti dovrebbero avere un contributo diverso da una serie televisiva completamente coperta da una televisione o da una piattaforma. Questo provvedimento introduce principi discriminatori che dovrebbero essere impugnati e combattuti, per un risparmio tutto da dimostrare visto che favorirà le grandi società e i progetti ad alto budget. Basterebbe riconsiderare la definizione di produttore indipendente che può avere accesso ai fondi per creare uno sbarramento che potrebbe far risparmiare al ministero molte risorse in quanto molte società e molti progetti, di fatto non lo sono.
Minacciato dai processi monopolistici e dalla crisi del settore, la produzione cinematografica italiana subisce l'attacco del governo