11/07/2026
Ci sono scelte che, viste da fuori, possono sembrare rinunce. Noi, che il teatro lo viviamo ogni giorno, sappiamo bene che a volte sono semplicemente atti di responsabilità.
Come Teatro De Rosa sentiamo profondamente la chiusura del Teatro Gelsomino Afragola e siamo vicini a Gianluigi Osteri alla sua scelta e, conoscendolo, soprattutto, al peso umano con cui è stato costretto a prenderla.
In dieci anni Gianluigi ha ridato valore, identità e dignità a uno spazio che aveva bisogno di tornare a vivere. Lo ha fatto con passione, competenza e con quella sana follia che accomuna tutti noi che continuiamo ostinatamente a credere nel teatro.
Ma noi lo sappiamo bene che la passione, da sola, non paga manutenzioni, consumi, personale, tecnici, maestranze e tutti gli obblighi economici e organizzativi che una struttura teatrale comporta. E quando, oltre a tutto questo, gravano condizioni gestionali particolarmente onerose, continuare rischia di diventare imprenditorialmente insostenibile.
Un teatro non può essere considerato soltanto uno spazio da affidare in gestione e dal quale pretendere un ritorno economico.
𝙐𝙣 𝙩𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 è 𝙪𝙣'𝙞𝙢𝙥𝙧𝙚𝙨𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙚 𝙛𝙧𝙖𝙜𝙞𝙡𝙚.
Genera lavoro, cultura, relazioni e comunità, ma ha bisogno di condizioni che ne rendano possibile la sopravvivenza.
Il Teatro De Rosa e il Teatro Gelsomino Afragola, pur distanti pochi chilometri, non sono mai stati concorrenti. Ci ha sempre unito un rapporto di stima, collaborazione e rispetto. E, in fondo, una parte della nostra storia, è legata proprio ad 𝘼𝙛𝙧𝙖𝙜𝙤𝙡𝙖 e agli amici dello storico 𝙎𝙥𝙡𝙚𝙣𝙙𝙞𝙙𝙤 𝘾𝙞𝙣𝙚𝙢𝙖 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 che alla fine degli anni Novanta contribuirono con il loro entusiasmo alla nostra nuova ripartenza.
Con Gianluigi abbiamo condiviso idee, difficoltà e la stessa visione del nostro lavoro. Per questo oggi il dispiacere è ancora più grande.
Sappiamo quanto gli sia costata questa decisione. Ma sappiamo anche che è una scelta lucida, matura e necessaria.
Resta l' enorme rammarico pensare che, con condizioni diverse e più sostenibili, forse oggi non staremmo parlando della chiusura di un teatro.
A Gianluigi va tutta la nostra stima, il nostro affetto e la nostra vicinanza.
𝙋𝙚𝙧𝙘𝙝é 𝙘𝙝𝙞 𝙝𝙖 𝙩𝙚𝙣𝙪𝙩𝙤 𝙖𝙘𝙘𝙚𝙨𝙚 𝙡𝙚 𝙡𝙪𝙘𝙞 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙩𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙙𝙞𝙚𝙘𝙞 𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙝𝙖 𝙛𝙖𝙡𝙡𝙞𝙩𝙤. 𝙃𝙖 𝙧𝙚𝙨𝙞𝙨𝙩𝙞𝙩𝙤. 𝙁𝙞𝙣𝙤 𝙖 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 è 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙪𝙢𝙖𝙣𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙚 𝙞𝙢𝙥𝙧𝙚𝙣𝙙𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙥𝙤𝙨𝙨𝙞𝙗𝙞𝙡𝙚.
𝙀 𝙛𝙤𝙧𝙨𝙚 è 𝙖𝙧𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙧𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙞 𝙩𝙚𝙖𝙩𝙧𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙫𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙨𝙤𝙡𝙩𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙘𝙚𝙡𝙚𝙗𝙧𝙖𝙩𝙞 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙨𝙞 𝙨𝙥𝙚𝙣𝙜𝙤𝙣𝙤. 𝙑𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙨𝙤𝙨𝙩𝙚𝙣𝙪𝙩𝙞 𝙢𝙚𝙣𝙩𝙧𝙚 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 𝙖𝙘𝙘𝙚𝙨𝙞.