Film in Piazza

Film in Piazza Restate aggiornati sui film e l’atmosfera del Locarno Film Festival! Da oltre 10 anni FIP segue con passione questo e altri festival cinematografici.

con Matteo, Ricki, Gioele, Elia e Teresa.

02/10/2025

Film in Piazza si schiera per una Palestina libera e la dissoluzione dell’entità sionista! Viva la resistenza palestinese e la global sumud flotilla!

Come ogni anno, chiudiamo la nostra copertura del Festival con qualche considerazione critica sull'edizione appena termi...
23/08/2025

Come ogni anno, chiudiamo la nostra copertura del Festival con qualche considerazione critica sull'edizione appena terminata.

La selezione del Concorso internazionale non ci ha convinto molto, soprattutto per la qualità invece ottima dei Cineasti del presente, per cui qualche scambio tra le due competizioni avrebbe giovato alla colonna portante del Festival in quanto evento cinematografico internazionale. Il Pardo d'Oro però è forse il migliore di questo decennio e prosegue sulla buona strada di "Toxic" dell'anno scorso.

La Piazza Grande ci ha stupito in positivo, con degli ottimi film (provenienti da Cannes, va detto), degli ospiti di caratura elevata e grazie al riposizionamento del tappeto rosso, che però necessita ancora di aggiustamenti per garantire il lavoro dei fotografi.

Una questione che ci sta molto a cuore è quella della lingua italiana, non abbastanza valorizzata in tutti gli ambiti del Festival. Il credito supplementare ricevuto quest'anno ha permesso di avere qualche sottotitolo in italiano in più, ma non possiamo dire di aver notato un vero miglioramento, per cui ribadiamo la critica espressa l'anno scorso, soprattutto in riferimento alla Piazza (dove solo la metà delle proiezioni erano sottotitolate anche in italiano).

Un ultimo aspetto che ci teniamo a sottolineare è l'assenza francamente inspiegabile delle proiezioni aggiuntive per i film più richiesti, ad esempio "Gioia mia", che abbiamo consigliato a persone che non hanno avuto modo di vederlo per il sold out anticipato di tutte le poche proiezioni. Una perdita - sia per gli spettatori che per le casse del Festival - evitabile.

Detto ciò, è stata una bellissima edizione e non vediamo l'ora della prossima!

17/08/2025

FIP AWARD 2025

Ecco la nostra classifica dei film più belli di








“Balearic” di Ion De Sosa si svolge su un’isola durante un soleggiato pomeriggio di San Giovanni e intreccia due piani n...
16/08/2025

“Balearic” di Ion De Sosa si svolge su un’isola durante un soleggiato pomeriggio di San Giovanni e intreccia due piani narrativi: quattro adolescenti di estrazione popolare, intrappolati in una piscina da un branco di cani, e un gruppo di adulti privilegiati che, nella villa di un ricco imprenditore, trascorrono ore tra chiacchiere frivole e cocktail, ignorando un incendio che brucia all’orizzonte. La contrapposizione è evidente: chi ha ricchezza e protezione si isola, chi non ha privilegi affronta sofferenza e la morte.

Il film affronta il divario sociale e l’indifferenza delle persone benestanti verso le classi precarie, ma la potenza del messaggio si disperde in un’esecuzione maldestra e monotona. Affrontare un tema rilevante non basta: Balearic lo riduce a una trattazione superficiale, priva di una regia solida e di una scrittura capace di conferirgli un autentico peso.

Dialoghi spezzettati, talvolta ridotti a vuote ripetizioni o battute senza peso, sottraggono tensione e interesse al confronto tra le due realtà sociali. Neppure l’apparato visivo, pur ricercato, riesce a infondere nuova energia alla visione. La sceneggiatura è disomogenea e il ritmo, invece di crescere, resta stagnante. I personaggi mancano di spessore: i borghesi si confondono in un brusio privo di personalità, mentre la voce degli adolescenti rimane confinata alla scena iniziale. Pure sul piano interpretativo il film non convince: le voci piatte e l’assenza di modulazioni emotive appaiono più frutto di inesperienza attoriale che di una scelta stilistica consapevole. La freddezza voluta dalla regia non basta a giustificare una recitazione così spenta che annulla anche i momenti potenzialmente più intensi.

Balearic parte da un’idea potente e attuale, ma non riesce a trasformarla in un’opera capace di coinvolgere davvero. Rimane il ricordo di alcune immagini suggestive, ma anche la sensazione di aver assistito a una prova incompleta, che si perde tra ambizione simbolica e povertà di sostanza.

(Matteo)

15/08/2025

Ultimo consiglio per il Film in Piazza con Une Simple Accident

“Dracula” di Radu Jude è un’opera di tre ore che, pur partendo da un soggetto iconico, naufraga in eccessi e autocompiac...
14/08/2025

“Dracula” di Radu Jude è un’opera di tre ore che, pur partendo da un soggetto iconico, naufraga in eccessi e autocompiacimento. L’idea di esplorare le infinite sfaccettature del mitico vampiro, affidandosi a un’IA per generare “variazioni sul tema”, avrebbe potuto essere all’avanguardia e provocatoria. Invece si riduce a un mero pretesto per un collage visivo disordinato, privo di coerenza narrativa e incapace di catturare l’attenzione dello spettatore oltre la prima mezz’ora.

Tra le capacità fondamentali di un regista o sceneggiatore vi è anche quella di compiere scelte: delimitare un racconto, definire un punto di vista, offrire un filo conduttore visivo o narrativo. Qui, invece, regna un insopportabile miscuglio di stili, citazioni cinefile, momenti storici, figure pubbliche e riferimenti colti che finiscono per annullarsi a vicenda. Il ritmo frenetico, i dialoghi incessanti e la sovrapposizione di immagini e registri narrativi rendono il tutto difficile da seguire e sgradevole.

Non aiuta una fotografia scadente e un montaggio volutamente disordinato, frutto di riprese a basso budget che qui, più che scelta stilistica, è un limite evidente. Se in un’opera precedente (Do Not Expect Too Much from the End of the World), Jude ci aveva convinto per la sua sensata ironia, coerenza e incisività critica, qui non si intravvede nulla di simile. L’ammissione del regista di aver accettato il progetto per compiacere i finanziatori spiega forse il vuoto di visione complessiva.

Ne risulta un film troppo lungo che si apre con una sequenza di immagini erotiche e prosegue accumulando provocazioni fini a sé stesse, intrecciando riferimenti cinematografici, storici e intellettuali con le derive contemporanee dell’IA, senza però sviluppare una riflessione strutturata. Inoltre, le tematiche proposte con sfrontatezza – dai problemi del turismo in Romania legato a Dracula fino alla critica del capitalismo – restano frammenti disorganici, il cui dispersivo accostamento finisce per renderle poco comprensibili e difficilmente accettabili.

Un esercizio di stile sterile e autoreferenziale, più impegnato a mostrare immagini d’impatto scollegate anziché comunicare.

(Matteo)

14/08/2025

Ecco a voi l'attesa CLASSIFICA delle SALE del Festival!

Siamo curiosi di sapere cosa ne pensate, siete d'accordo? 🙈


L'esordio della regista argentina Sofia Petersen ci trasporta in un viaggio al fianco della protagonista all'esplorazion...
14/08/2025

L'esordio della regista argentina Sofia Petersen ci trasporta in un viaggio al fianco della protagonista all'esplorazione della selvaggia Terra del Fuoco, ai confini del continente sudamericano.

Olivia è una giovane ragazza che vive insieme al padre in una minuscola casa sperduta in mezzo al nulla, che Olivia non lascia mai, con degli insetti come unica forma di intrattenimento e compagnia nell'attesa del ritorno del padre, impiegato nel mattatoio locale.

Un giorno il padre non rientra a casa e così la ragazza deve superare i limiti delle mura domestiche ed avventurarsi alla sua ricerca. Olivia (inteso come la protagonista ma anche come il film in sé) si muove sempre su una serie di soglie, sbirciando aldilà di ciò che è conosciuto e famigliare per tentare, cautamente, di vedere oltre. Numerose sono infatti le inquadrature di occhi che osservano e di squarci attraverso cui osservare.

Ma soprattutto le due soglie più evidenti sono quella tra giorno e notte e quella tra vita e morte. Sulla prima viene costruita tutta l'atmosfera del film, che indugia di continuo su un crepuscolo apparentemente infinito, come se fosse stato dilatato in estremo da un potere della protagonista che estende al mondo che la circonda. La regista ha dichiarato di aver potuto sfruttare finestre di appena 10 minuti al giorno per filmare, senza possibilità di rigirare le scene, quasi che l'essenza del viaggio di Olivia potesse essere scovata solo in quegli istanti evanescenti.

L'altro confine esplorato dalla pellicola, quello che separa la vita e la morte, si dirama in parallelo grazie al mattatoio, luogo di morte (attenzione a una scena esplicita e inquietante che potrebbe turbare) ma anche punto di passaggio obbligatorio per Olivia nella sua ricerca disperata del padre.

Il film colpisce per la sospensione onirica che riesce a mantenere per tutta la sua durata, alternando paesaggi da sogno ad anfratti da incubo, amplificati da un impianto sonoro da bridivi.

(Ricki)

11/08/2025

Teresa recensisce "Don't Let the Sun" di Jacqueline Zünd in Concorso dei Cineasti del Presente
⭐️⭐️⭐️





"Gioia Mia" di Margherita Spampinato è un film bellissimo e pieno di affetti, un’opera nostalgica e dolce che celebra la...
11/08/2025

"Gioia Mia" di Margherita Spampinato è un film bellissimo e pieno di affetti, un’opera nostalgica e dolce che celebra la potenza dei legami affettivi in ogni sua forma e omaggia le estati d’infanzia e il mondo delle nonne.

Primo lungometraggio della regista, racconta la storia di Nico, un bambino dall’acuta intelligenza emotiva che, dal Nord Italia, si ritrova a trascorrere un mese d’estate in Sicilia, a casa dell’anziana zia Gela. Niente wi-fi, niente aria condizionata, solo piatti tradizionali mai assaggiati prima, le urla delle nonne che riecheggiano dai balconi e un condominio intero popolato di nonne e nipoti… e forse qualche spirito che abita gli appartamenti all’ultimo piano. Tra Nico e Gela - divisi da generazioni, valori e stili di vita - si accendono frizzanti battibecchi, fatte di botta e risposta comici e sorprendentemente riusciti.

Straordinario il giovane interprete di Nico (Marco Fiore): mimica, voce, relazione con gli spazi sono di rara naturalezza. A rendere profondamente umano il personaggio è la sua malinconia per la baby sitter di casa, al nord, che è partita lasciandogli un vuoto. Un distacco che ha il sapore di una prima e acerba pena d’amore che l’estate, grazie agli sguardi e alle narrazioni che incrocerà, saprà addolcire e trasformare. Costretto ad ingannare il tempo, Nico comincia a frequentare i bambini del quartiere e scoprire il passato di Gela, comprendendo piano piano quanto possano pesare le perdite affettive. Lentamente, tra litigi e confidenze, i due scopriranno di condividere ferite simili, anche legate agli affetti perduti.

La regia accompagna con delicatezza e attenzione lo sviluppo dei protagonisti, sostenuta da una colonna sonora che si accende nei momenti più teneri e romantici. Un’opera che cattura l’essenza della tenerezza infantile e la potenza dei legami affettivi, capaci di farci crescere, comprendere e trasformare. Racconta di quelle estati “smarrite”, lontane dalla tecnologia e dalla fretta quotidiana: pause preziose per consolidare affetti, formare l’identità e sviluppare l’empatia. Un piccolo gioiello di regia e interpretazione, capace di far ridere, emozionare e commuovere.

(Matteo)

Otto anni dopo Canto Uno, Abdellatif Kechiche ci presenta "Mektoub, My Love: Canto Due", seguito diretto del primo capit...
10/08/2025

Otto anni dopo Canto Uno, Abdellatif Kechiche ci presenta "Mektoub, My Love: Canto Due", seguito diretto del primo capitolo. Integrando alcune scene di Intermezzo (altro film della saga, ormai introvabile) la pellicola continua le vicende vacanziere di Amin e amici a Sète, paese marittimo in Francia.

Ambientato negli anni 90, Canto Uno ci aveva fatto conoscere i personaggi della saga, che uscivano a far festa ogni sera e che flirtavano tra di loro in notti estive infinite e spensierate. Da Canto Due ci aspetteremmo quindi un profondo sviluppo dei protagonisti, andando a sfruttare le basi costruite dal capitolo precedente. Questo, però, avviene solo in parte. Il dolce e timido Amin rimane un personaggio enigmatico, forse ancora più di prima, e il suo rapporto con gli altri ha ben pochi risvolti. La vera e nuova protagonista di Canto Due è probabilmente Jess, una giovane e famosa attrice americana che viene in contatto con una sceneggiatura scritta da Amin. Con la scusa di discutere su un potenziale film, i due iniziano ad incontrarsi nella villa di lei, insieme a suo marito e al cugino di Amin, Tony. Le scene in discoteca protagoniste di Canto Uno vengono quindi sostituite da vicende più intime, caratterizzate dai tipici lunghi dialoghi estremamente coinvolgenti e realistici dei film di Kechiche.

Il film è accattivante, ritmato e a tratti divertente, e ha una parte finale con una svolta inaspettata ma ben riuscita. Il "male gaze" del regista (che negli ultimi anni ha suscitato forti polemiche e critiche, anche dalle sue attrici) è meno presente rispetto a lavori precedenti, ma fa comunque giustamente storcere il naso. Inoltre la pellicola, essendo un secondo capitolo di una probabile trilogia, soffre di incompletezza a livello narrativo e si interrompe sul più bello, senza concludere i temi trattati.

Per i suoi dialoghi contagianti, il ritmo accattivante (più di due ore di durata che volano velocissime), le importanti tematiche presentate e le magistrali interpretazioni attoriali, l'opera risulta ben fatta e coinvolgente. Non ci resta che attendere il Canto Tre.

(Gioele)




10/08/2025

Questa sera la Piazza Grande vi aspetta a braccia aperte! ....non come ieri 🤪

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6600

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