CineLuca: La Biblioteca del Grande Schermo

CineLuca: La Biblioteca del Grande Schermo Tutto sulla settima arte

Ci sono dei film che ti fanno tornare la voglia di scrivere e discutere di cinema. È il caso di Hamnet, un'opera tutt'al...
27/02/2026

Ci sono dei film che ti fanno tornare la voglia di scrivere e discutere di cinema. È il caso di Hamnet, un'opera tutt'altro che banale, anzi di straordinaria intensità. Il film è un crescendo introspettivo dell'animo della famiglia di Shakespeare. Si entra in sordina nella loro natura e si rafforza di metafore e simulacri negli intrecci, fino ad esplodere nei raccordi paralleli finali dove si carpisce la forza della rappresentazione delle emozioni di Shakespeare e la presa di coscienza della moglie, la qualle gioca il ruolo di spettatrice dinanzi alla messa in scena del dolore. La natura taumaturgica e simbolica si contrappone alla forza drammaturgica e mondana della città e la messa in scena decisa ma allo stesso tempo delicata per il modo in cui affronta la concezione della morte a quell'epoca e nel suo chiaroscuro della Zhao ci raccontano Shakespeare entrando nel suo intimo da un'altra prospettiva quasi tralasciando la componente narrativa del prestigio dell'autore ma scandagliando i suoi malesseri nel vivere nella realtà e valorizzando la forza terrena della protagonista. Film magnetico

La seconda parte della collezione audiovisiva. Diamo dignità al tangibile e alla fatica di uscire e ragionare per creare...
29/01/2026

La seconda parte della collezione audiovisiva. Diamo dignità al tangibile e alla fatica di uscire e ragionare per creare associazioni e tematiche affini.

Nyd de videoer og den musik, du holder af, upload originalt indhold, og del det hele med venner, familie og verden på YouTube.

02/11/2025
Festa del cinema di Roma 2025, giorno 11, vincitore: ‘Left handed Girl’ ( Shih-Ching Tsou)Prima di recensire il film pre...
26/10/2025

Festa del cinema di Roma 2025, giorno 11, vincitore: ‘Left handed Girl’ ( Shih-Ching Tsou)

Prima di recensire il film premiato alla Kermesse romana è doveroso appoggiare il grido d’aiuto sentito dagli addetti ai lavori non appartenenti alla cerchia intoccabile dello spettacolo. I giovani sono la speranza per una ricostruzione o creazione da zero di un’industria checché se ne dica ai minimi storici, dove chi guadagna lo fa a fondo perduto senza rischi, raccontando sempre le stesse storie e gli altri, emarginati da questo alveo, costretti a reinventarsi continuamente per lavorare nel settore per cui hanno studiato, rischiando e finendo per perdere quasi sempre. Queste considerazioni vengono in luce dal sottoscritto, il quale non ha mai ottenuto una lira dal percorso cinematografico ed è stato quasi obbligato a cambiare rotta lavorativa ma sono sicuro che come me ci sono tanti altri disillusi come me che continuano (sognando) a voler dissertare e produrre anche senza raccimolare denaro prodotti su una passione che pulsa sempre, anche quando ci viene detto dai trincerati dello spettacolo che va tutto bene e l’audiovisivo nostrano va a gonfie vele, (si come no?!) Ma veniamo al film, una benedizione, un’impronta autoriale necessaria nel periodo attuale costellato dal risveglio della coscienza femminile a tal punto che una storia potente come quella vista ieri in concorso a Roma, finisce per avere un sapore globale, internazionale, il quale purtroppo nel nostro cinema diviene un topos agiografico, distante dalle punte neorealiste e moderne toccate da questo ‘Left handed Girl’. Ci tengo a porre il focus della forza di questo film sulla creazione di personaggi femminili e maschili realistici, sofferenti, vividi, i quali rispecchiano le difficoltà di un ceto basso soggiogato da istinti primordiali e cannibali a livello capitalistico. Pensiamoci un attimo, il cinema europeo e quello statunitense sono in grado di mostrarci senza retorica e cerchiobottismo le paure assieme alla forza finanche l’impulsività dell’essere umano? Difficile, perché noi siamo soliti dare giudizi ultimamente, cosa che qui la regista Shih Ching Tsou non si sogna minimamente di dare, anzi tramite un uso sapiente della macchina da presa, attraverso carrellate, p.o.v a mo di criceto, grandangoli e campi medi ristretti, ci immerge in una bolla apparentemente luccicante (anche i colori trasmettono emozioni), in cui si percepisce l’egemonia del potere tradizionale maschile, la nonna della famiglia preferisce lasciare tutto al primogenito e di rigetto, la tensione e l’angoscia delle protagoniste femminile sembrano esplodere da un momento all’altro. Includere richiami preponderanti al neorealismo e alla novelle vague francese, sapendoli mischiare alla tradizione del cinema orientale visivo, poetico e tesa tipica dei loro drammi familiari, ha elargito un ibrido volto a raccontare ancora una volta l’incomunicabilità tra classi sociali (anzi forse peggiorata), la necessità che si fa virtù delle classi meno abbienti (i 400 colpi docet) oltre a mostrare evoluzioni e sentimenti puri di personaggi femminili in contrapposizione ai loro rispettivi affetti maschili. Tre immagini chiavi sintetizzano questa capacità straordinaria nel mostrare il loro arco narrativo: l’asse disallineato delle tre protagoniste, ove il disallineamento rappresenta l’incomunicabilità delle tre correnti femministe; la scena dell’aborto volontario il quale assume una connotazione politica non strumentalizzata, bensì diegetica, (semmai noi spettatori potremmo vederci lo schiaffo morale dato alla nonna che voleva solo figli maschi); e la chiusura del cerchio finale dove mostrare il ritorno alla normalità della famiglia composta da sole donne e da un nuovo maschio sensibile e premuroso, ci invita a riflettere sulla forza della famiglia che si sceglie e non si impone. Un plauso anche a come si è gestita l’innocenza della bambina la quale è intenta a nascondere la mano sinistra perché quel nonno tradizionalista le ha detto che la mano sinistra è la mano del diavolo e la capacità con cui la regista riesce a rendere allo stesso tempo sensibile, leggero e dolce la sua reazione è puro cinema universale. Non penso sia un caso che a capo della giuria ci fosse un’artista attenta all’evoluzione della scrittura dei personaggi femminile come la regista di ‘c’è ancora domani’ e spero che un giorno anche le nostre autrici o autori possano regalarci storie scevre da apologie e piaggerie o e che questi film possano essere visti anche da tutto il pubblico tout court, il quale ieri ahimè era quasi esclusivamente formato da un target specifico.

5 Registi che hanno immortalato e ispirato la mia adolescenza:Coppola, Craven, Cronenberg, Carpenter e Cimino, 5 autori ...
20/10/2025

5 Registi che hanno immortalato e ispirato la mia adolescenza:
Coppola, Craven, Cronenberg, Carpenter e Cimino, 5 autori con una costante: la lettera C nel cognome.
La politica degli autori di questi geni hanno segnato le mie letture i miei punti di vista sempre agli antipodi dal mainstream, con capolavori come ‘Apocalypse Now’, ’Nightmare’’, ‘Jack’, La zona morta’, ‘Videodrome’, ‘Inseparabili’, ‘Il padrino’, nonché ‘Il cacciatore’, ‘ The existenz’ o ‘L’anno del dragone’ e ’Scream’, fino ad arrivare a ’Essi vivono’, ‘il seme della follia’ e infine ‘La cosa’.
Autori, i quali attingendo a generi considerati naif , riescono a far emergere testi e sottotesti legati a controculture visionarie dove un messaggio sociale può scaturire milioni di congetture ideologiche da parte dello spettatore. In conclusione, generi considerati di serie B portano in luce, attraverso regie montaggi e colonne sonore che si prendono il tempo giusto e assumendo l’agape nella loro intensità, mostrano elementi politici contro il sistema che risvegliano l’occhio anestetizzato dello spettatore Consiglio tutta la loro filmografia.

Ci sono dei film destinati a rappresentare una generazione o ad anticipare temi e tendenze insite nei cambiamenti cultur...
03/10/2025

Ci sono dei film destinati a rappresentare una generazione o ad anticipare temi e tendenze insite nei cambiamenti culturali dell'epoca. Queste opere mondo dopo tanto tempo, dopo averle riviste, fanno riaffiorare profumi e idee da analizzare di quel periodo.

Intenso, imprevedibile, decostruttivista, salace ed emotivo, utopico e caleidoscopicamente magico.Rispecchia la gravitas...
30/09/2025

Intenso, imprevedibile, decostruttivista, salace ed emotivo, utopico e caleidoscopicamente magico.
Rispecchia la gravitas e l'immaginario di Stephen King

Quando si individua un capolavoro o un caposaldo generazionale, si mettono in luce alcuni elementi necessari a far si ch...
26/08/2025

Quando si individua un capolavoro o un caposaldo generazionale, si mettono in luce alcuni elementi necessari a far si che la visione dello spettatore si traduca in un viaggio empatico in soggettiva verso un'epifania legata al mostrare un'ossimorica realtà fantastica del quotidiano. Questo punto essenziale è l'humus dell'opera audiovisiva de 'L'ultimo turno' (Heldin), diretto da Petra volpe, nel quale al centro vi sono le risorse quelle umanitarie, sempre più latitanti o poco appetibili ai giovani lavoratori. Ad esser lo specchio animato dei nostri giorni sono la tenacia e la professionalità dei pochi rimasti ad accettare questo controverso nuovo patto sociale e la costante pressione derivata dalla sperequazione lavoratori/strutture. Proprio perché ad esser centrale nel 2025 è la superficie, lo sfarzo o l'esser eternamente giovane, a farne le scarpe è proprio l'esser d'aiuto o apportare quel capitale umano sempre meno umano. Ergo, un infermiere si trova ad operare in una struttura piena di mezzi e sfavillante ma vuota nel suo organico, scaturendo la rabbia, il senso del rammarico per aver lasciato qualcuno indietro fino al conflitto delle classe sociali, rappresentato magistralmente con i piani sequenza che seguono la protagonista nei suoi tentativi di rendere dignitoso ciò che tanti aspiranti infermieri hanno già abbandonato. La ciliegina sulla torta di questo film è il gioco di sottrazione nel far emergere nella sceneggiatura, attraverso quei 5 minuti cada uno a paziente, il mondo sofferto e il bisogno di ogni persona, senza enfatizzazioni del genere medical drama, bensì mostrando in maniera cruda e semplice un turno di un'infermiera. Raramente mi sono trovato ad immedesimarmi con un personaggio, segno che qualcuno che prova a rappresentare il disagio attuale dell'eterno mondo infantile, il quale si trova con mille difficoltà a superar un turno di lavoro senza modelli e ideali, c'è.
Recensione a cura di Luca Saponaro

05/08/2025

LA COLLEZIONE DEFINITIVA DI FILM, TRA FILM, SERIE, LIBRI, CD E VIDEOGIOCHI, UNA CURIOSITA’ TRAMUTATA IN GRANDE PASSIONE VENTENNALE IN CONTINUA EVOLUZIONE.

Come rappresentare al meglio l'ipertrofica noia che pervade il desiderio di ogni essere umano in quest'era ultra tecnolo...
23/07/2025

Come rappresentare al meglio l'ipertrofica noia che pervade il desiderio di ogni essere umano in quest'era ultra tecnologica? La cinematografia italica sopita nella rassicurante agiografia potrebbe solo sognare di raggiungere vette utopiche sia legate alla messa in scena che alla narrazione, quanto questa ucronia si schizofrenica ma che riesce ad essere anche riflessiva ed edificante. 'La belle epoque' è (senza rischiare d'essere apodittici) il capolavoro del decennio precedente, proprio in seno alla sua capacità di fotografare un senso di vuoto legato alla possibilità di poter raggiungere qualsiasi nostro sollucchero oltre ad essere incapace nel restituire quella convivialità e tattilità tipica del secolo precedente. Tra tourbillon di emozioni sensoriali, il nostro protagonista rivive un'epoca che in superficie pare essere migliore, ma che vivendola di nuovo, elargisce una consapevolezza su quanto la nostalgia influenzi le percezioni e quanto sia necessario vivere il momento di ogni epoca alla nostra velocità al fine di poter essere felici. Infine aggiungo la duttilità della produzione tecnica nel destare sempre l'attenzione attiva nello spettatore attraverso espedienti narrativi e extra diegetici inseriti sapientemente e di come questo saper fare è ciò che rende il cinema francese universale e maestra di vita rispetto alla nostra produzione audiovisiva chiusa sui propri solipsismi.

Recensione a cura di Luca Saponaro

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