15/08/2026
Domenica 16 Agosto - ore 21.15
Francesco Guccini Night / Il film concerto in Piazza Maggiore del 1984
Augurando a tutte e tutti un buon Ferragosto, vi ricordiamo l’appuntamento di domani con l’omaggio al Maestrone e cogliamo l’occasione per condividere un breve pensiero con voi cercando di stare nelle 2000 battute poco più che ci concede questo social.
La mattina di Ferragosto, Guccini ce lo immaginiamo nella sua Pavana, in attesa di un lauto pasto, qualche amico intorno al tavolo e l’immancabile fiasco di vino. Un’immagine che sembra uscita da un suo libro, “Macaronì”, ambientato nel 1938, che comincia proprio a Ferragosto e che ce lo fa immaginare un po’ come il suo Don Quinto Magnanelli: uomo d’Appennino, d’appetito, storie e parole.
Guccini è stato uno di quegli artisti capaci di parlare anche alle generazioni venute dopo. Quando una canzone poteva servire a capire il presente, metterlo in discussione e ricordarci di stare dalla parte dei vinti quando tutti scelgono i vincitori.
Andava oltre ogni appartenenza politica: andava ascoltato a prescindere, perché arrivava alle emozioni. E se un cantante ti vende una canzone, un cantautore ti consegna un mondo. Il suo era fatto di Pavana e dell’Appennino, di sentieri, carpinete e memoria contadina. E poi di Bologna: Via Paolo Fabbri 43, le osterie, le notti bagnate dal vino e un fermento culturale irripetibile.
Dietro le sue canzoni c’erano storia, letteratura e poesia. Il Maestrone era uno che, prima ancora di cantare, aveva bisogno di raccontare. Oggi siamo sommersi da streaming, visualizzazioni e algoritmi. Abbiamo tutta la musica del mondo e forse non abbiamo mai ascoltato così poco.
Guccini, invece, chiedeva una cosa preziosa: il nostro tempo. Domani glielo concederemo, rivedendo al Light il famoso concerto di Bologna. Migliaia di persone tutte assieme ad ascoltare. Senza pubblicare, senza scrollare. Non per dire che una volta fosse tutto meglio, tutt’altro. Ma per ricordarci di quanto sia importante dedicare del tempo alle parole.
E soprattutto per dire grazie a un uomo che, putroppo e meravigliosamente, avrà ancora e sempre qualcosa da dirci sul mondo in cui viviamo.
Simone