Casa Famiglia Villa Laura

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Casa Famiglia Villa Laura La casa famiglia Villa Laura accoglie bimbi da 0 a 10 anni allontanati dalle famiglie per gravi motivi di incuria, abusi e maltrattamenti.

La famiglia residente e la sua equipe accoglie e tutela i bambini restituendo loro i diritti

20/09/2026

Vi riporto l' intera omelia di Don Mimmo Battaglia ieri nel Duomo di Napoli. Mi unisco alla sua preghiera

"Sorelle e fratelli, quest’anno vorrei chiedere a San Gennaro una grazia. Ma non per oggi. Per l’anno prossimo. È una grazia strana, lo so. Forse perfino troppo grande.Ma i santi servono anche a questo: a ricordarci che ci sono preghiere che sarebbe vigliacco non avere il coraggio di pronunciare. Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora. Ma fammi questa grazia: quando torneremo qui, il prossimo anno, fa' che l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo. L’unico sangue versato. L’unico sangue che avremo atteso di vedere scorrere. Il tuo. Nessun altro. Perché non voglio più ve**re qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi. Non voglio più dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti. Non voglio più nominare la Palestina. Non voglio più nominare l’Ucraina. Non voglio più aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima città distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia. Non perché voglia dimenticarli. Ma perché voglio che non ce ne sia più bisogno. Sono stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle. Sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili. Sono stanco di vedere l’uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli.

Davanti a te, Gennaro, oggi non voglio abituarmi. Perché forse il male più grande non è nemmeno la guerra. Il male più grande è abituarsi alla guerra. È svegliarsi la mattina, accendere un telefono, vedere una città bruciare e continuare a fare colazione. È ascoltare il numero dei morti e non vedere più i morti. Cinquanta. Cento. Mille. Come se oltre una certa cifra il dolore smettesse di avere un nome. Come se un bambino morto cento volte diventasse una statistica. No. Il sangue non è una statistica. Il sangue ha sempre un nome. Ha una madre. Ha una casa. Ha un odore. Ha qualcuno che quella sera continuerà ad apparecchiare un posto in più, almeno con gli occhi. Ed è per questo che il Vangelo di oggi mi fa paura. Gesù dice: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me». Il mondo. Non questa terra bellissima. Non gli uomini e le donne che Dio ama. Nel Vangelo di Giovanni il ‘mondo’ è anche un meccanismo. È quel sistema invisibile che comincia a funzionare ogni volta che un uomo decide che la vita di un altro vale meno della propria. Il mondo comincia lì. Quando l’altro diventa un ostacolo. Quando l’altro diventa un numero. Quando l’altro diventa un bersaglio. Quando l’altro non è più fratello, ma nemico. E allora tutto diventa possibile. Diventano possibili le bombe. Le rappresaglie. I massacri. Le fosse. I bambini sotto le macerie. Diventa possibile perfino inventare parole eleganti per non chiamare le cose con il loro nome. Ma una madre che perde un figlio non conosce il linguaggio della geopolitica. Conosce soltanto una parola. Figlio. E quella parola dovrebbe bastare a fermare il mondo.Per questo oggi, davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido. Non un comunicato. Non una prudente dichiarazione. Un grido. Fermatevi.Fermatevi. Voi che avete in mano le armi. Voi che date gli ordini. Voi che disegnate confini sulle carte mentre altri li segnano con il sangue. Voi che pensate che una vittoria possa ancora chiamarsi vittoria quando bisogna costruirla sopra il corpo di un bambino. Fermatevi. Perché non esiste bandiera abbastanza grande da coprire la bara di un innocente. Non esiste ragione di Stato capace di restituire un figlio a sua madre. Non esiste vittoria militare che possa trasformare il sangue di un bambino in qualcosa di giusto. La pace avrà certamente bisogno della politica. Avrà bisogno della diplomazia. Avrà bisogno del diritto. Ma prima ancora avrà bisogno di una cosa molto più semplice e infinitamente più difficile: riconoscere nell’altro un uomo. Soltanto un uomo. E dovrebbe bastare. Ma sarebbe troppo facile oggi guardare lontano. Palestina. Ucraina. Le guerre del mondo. Perché il Vangelo non ci permette mai di usare il dolore lontano per non vedere quello che accade sotto casa"..

“La camorra è guerra, è bestemmia”

"E allora devo parlare a te, Napoli. A te, città mia. Perché anche tu conosci il sangue. Lo conoscono i tuoi vicoli. Lo conoscono certe madri che hanno imparato a riconoscere il rumore di uno sparo. Lo conoscono i ragazzi a cui qualcuno ha insegnato troppo presto che una pi***la può dare più rispetto di un libro. Lo conoscono le famiglie che abbassano gli occhi. I commercianti che hanno paura. Gli uomini e le donne a cui viene chiesto di scegliere tra il coraggio e la sopravvivenza. La camorra è guerra. Una guerra senza dichiarazione. Senza divise. Senza trattati di pace. Ma è guerra. Perché ogni volta che un ragazzo viene arruolato dalla strada abbiamo perso una battaglia. Ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia. Ogni volta che una madre teme che suo figlio non torni a casa, abbiamo perso una battaglia.Ogni volta che qualcuno compra il silenzio di un quartiere, abbiamo perso una battaglia. E permettetemi di dirlo con chiarezza: non c’è nulla di religioso nella camorra. Nulla. Non basta una medaglia al collo. Non basta un’immagine sacra sul comodino. Non basta inchinarsi davanti a una statua. Puoi accendere cento candele a San Gennaro: se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce. Puoi portare una Madonna sulle spalle, ma se sulle spalle degli altri hai caricato paura, ricatto e violenza, quella processione non ti assolve. Puoi perfino pronunciare il nome di Dio. Ma Dio non diventa complice perché qualcuno ne pronuncia il nome. La camorra è bestemmia. È bestemmia perché prende ciò che Dio ha creato libero e lo rende schiavo. Prende un ragazzo e gli ruba il futuro. Prende un quartiere e gli ruba la fiducia. Prende il bisogno e ne fa mercato. Prende la paura e ne fa potere. Prende il sangue e ne fa moneta. E allora, Gennaro, anche qui: facci la grazia. Liberaci. Ma non soltanto dai camorristi. Sarebbe troppo comodo. Liberaci dalla mentalità camorristica. Dal favore chiesto invece del diritto. Dalla raccomandazione invece del merito. Dal silenzio quando dovremmo parlare. Dalla convenienza quando dovremmo scegliere. Dall’idea che essere furbi sia meglio che essere giusti. Dal pensare: «Non mi riguarda». Perché è precisamente con milioni di «non mi riguarda» che il male costruisce i suoi regni. Il martire invece è l’uomo a cui tutto riguarda. Gennaro è qui per questo. Non perché il suo sangue faccia spettacolo. Ma perché il suo sangue faccia memoria. Un uomo, un giorno, ha preferito perdere la vita piuttosto che consegnare la propria coscienza al potere. Questo è un martire. Uno che dice al mondo: tu puoi prendere il mio corpo, ma non avrai la mia libertà. E forse per questo il suo sangue continua ancora a inquietarci. Perché noi veniamo qui per vedere se il sangue si scioglie. Ma forse è Gennaro che viene qui per vedere se ci siamo sciolti noi. Se si è sciolta la nostra durezza. Se si è sciolta la nostra indifferenza. Se si è sciolta quella terribile crosta che ci permette di sapere tutto e di non sentire più niente", ha detto l'arcivescovo parlando della città.

“Fammi la grazia per l'anno prossimo”
"Quest’anno però, Gennaro, voglio chiederti di più. Non mi basta domandarti di sciogliere i nostri cuori. Ti chiedo una cosa quasi impossibile. E forse proprio per questo te la chiedo. Fammi la grazia dell’anno prossimo. Fa' che il 19 settembre dell’anno prossimo possiamo entrare in questa Cattedrale senza dover aggiungere un’altra guerra all’elenco. Fa' che nessuno abbia bombardato una casa. Che nessuno abbia sparato a un ragazzo. Che nessuno abbia scavato una fossa. Che nessuna madre abbia dovuto riconoscere suo figlio da una scarpa, da una fotografia, da un brandello di vestito. Fa' che i potenti abbiano avuto finalmente il coraggio di essere più grandi delle loro armi. Fa' che chi vive di guerra abbia scoperto la vergogna. Fa' che chi vive di camorra abbia scoperto che esiste una vita diversa. Fa’ che chi ha paura trovi qualcuno disposto a camminargli accanto. Fa’ che Napoli non debba più seppellire i suoi ragazzi. Fa’ che i bambini della Palestina possano tornare semplicemente bambini. Fa’ che i bambini dell’Ucraina possano imparare il suono della notte senza dover distinguere un tuono da un missile. Fa’ che in ogni terra la parola domani torni a significare qualcosa. E permettimi, Gennaro, di consegnarti anche un desiderio. Un desiderio che vorrei trasformare in una promessa. Vorrei che il prossimo anno, quando torneremo qui a celebrare ancora una volta la tua festa, potessimo ve**re davanti a te non soltanto per chiederti qualcosa, ma per ringraziarti di qualcosa che sarà accaduto nella nostra città. Vorrei poterti dire: grazie, Gennaro, perché Napoli ha finalmente scelto di prendersi cura dei suoi bambini e dei suoi ragazzi. Perché abbiamo imparato a non accorgerci di loro soltanto quando una tragedia esplode, quando un ragazzo muore, quando una periferia diventa il volto di una ferita che avremmo dovuto vedere prima. Grazie perché abbiamo imparato a prenderci cura prima. Prima che una difficoltà diventi abbandono, una fragilità diventi rabbia, la solitudine diventi violenza, un ragazzo smetta di credere di avere un posto nel mondo.Vorrei ringraziarti perché avremo avuto il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro. Non dei discorsi, ma delle scelte. Della politica, della comunità tutta, della nostra città. Perché Napoli non può essere grande soltanto nelle sue piazze, nei suoi monumenti, nella sua bellezza e nella sua capacità di attirare il mondo. Una città è davvero grande quando sa prendersi cura delle persone che quella bellezza la abitano, soprattutto delle persone più fragili. E l’anno prossimo vorrei poterti ringraziare anche per un altro miracolo: quello di una città che ha imparato a unire le proprie forze. Perché Napoli ha tante energie, tante persone generose, tante realtà che ogni giorno si spendono. Ma abbiamo bisogno di imparare a camminare insieme. A fare cordata. Una cordata vera: non una fotografia nella quale tutti stanno insieme per un giorno, ma una responsabilità reciproca. Sapere che se uno scivola, l’altro lo tiene. Che la salita non appartiene al più forte, ma a tutti. Che per andare più in alto bisogna legare la propria vita a quella degli altri. Tra istituzioni e cittadini. Tra scuola e famiglia. Tra Chiesa e territorio. Tra associazioni e servizi. Tra chi ha responsabilità pubbliche e chi ogni giorno vive nelle periferie. Tra chi possiede competenze e chi porta sulle proprie spalle l’esperienza concreta delle ferite. Una cordata nella quale nessuno pensi di poter fare tutto da solo. E nessuno si senta autorizzato a dire: «Non è affar mio». E allora, San Gennaro, se il prossimo anno potremo tornare qui e dirti che Napoli ha cominciato davvero a fare questo, io vorrei ringraziarti. Non perché avremo risolto tutto, né perché saremo diventati una città perfetta. Ma perché avremo scelto una direzione: stare dalla parte dei più piccoli, mettere in comune le nostre forze, non lasciare indietro nessuno. E allora sì, Gennaro. Il prossimo anno torneremo. Apriremo quella cassaforte. Prenderemo l’ampolla. La solleveremo ancora davanti a questa città. E qualcuno domanderà: «Il sangue si è sciolto?» E io vorrei poter rispondere: Sì. Si è sciolto. Ed è l’unico. L’unico sangue versato che oggi ricordiamo. L’unico sangue che abbiamo aspettato. L’unico sangue che scorre davanti ai nostri occhi. Perché fuori da questa Cattedrale nessun uomo ha versato quello di suo fratello.Quello sì sarebbe il miracolo. Non soltanto il sangue di un martire che torna liquido. Ma un’umanità che finalmente smette di versare il sangue dei suoi figli. E una città che diventa una cordata di fraternità. Perciò oggi te lo chiedo. Come figlio di questa città. Come vescovo. Come uomo.

Gennaro, se il tuo sangue vuole sciogliersi, si sciolga ancora. Ma poi basta. Basta sangue. Basta ragazzi uccisi. Basta bambini sotto le macerie. Basta madri senza figli. Basta uomini convinti che uccidere sia una soluzione. Basta mafie. Basta camorre. Basta guerre. Fammi questa grazia, Gennaro. Fa’ che quando torneremo qui, tra un anno, l’unico sangue che avremo visto scorrere sia il tuo. Solo il tuo. E forse allora capiremo che il miracolo, finalmente, non è accaduto nell’ampolla. È accaduto nel mondo. Amen"
Don Domenico Battaglia, Cardinale Metropolita di Napoli

10/09/2026

Buon anno scolastico a tutti i bimbi! Che possiate trovare maestri alla vostra altezza ❤️

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08/09/2026

Quando ti dedicano parole così belle puoi solo ringraziare la vita per quello che ti ha donato... persone, opportunità, giorni belli e giorni difficili. Soprattutto grazie per questa immensa ricchezza che viene dal conoscere persone così immense .

" Esserci..." è una promessa che non si deve mai deludere .
27/08/2026

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21/08/2026

"Carissima Anna, in questi giorni in cui si parla di Castel Volturno, sento luoghi e nomi familiari e l'emozione è fortissima. Il mio pensiero va a questi piccoli, nati tra le stesse mura in cui è nato mio figlio, e spero davvero che il loro cammino possa essere illuminato da persone speciali, come è stato per mio figlio. Perché non c'è alcun dubbio che la sua esuberanza, la sua fiducia nel prossimo, il suo amore per le persone, non sia solo frutto di una innata vivacità, ma anche jl risultato delle cure amorevoli di chi lo ha accompagnato fin dai primissimi giorni di vita. Grazie Anna, nel sorriso di ###X c'è il riflesso di tutto l'amore di cui è stato circondato da te e dal posto speciale che hai costruito "
Dalla mamma di un nostro bimbo molto speciale.
Di suo figlio m' innamorai perdutamente e quando mi dissero che non si sapeva se ce l' avrebbe fatta, sono diventata la sua più grande sostenitrice, l' ho tenuto tra le braccia notti intere sapendo che tutto quell' amore e quella protezione qualcosa doveva fare. E così lui ora è un bimbo che corre incontro alla vita, con una famiglia splendida e ricca di amore e attenzioni per lui.
Ora ho un' altro piccolo miracolo in cui credere , sto lottando per lui e con lui. Lo tengo stretto a me la notte, gli faccio ascoltare Vivaldi, Mozart e lo riempio di parole di baci, perché so che tutto l' amore che si dà non è mai sprecato. Che l' amore è l' unica cosa che in tenerissima eta', stimola le sinapsi, crea connessioni celebrali, e noi, crediamo fortemente nell' amore e nei miracoli

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19/08/2026

Stamattina ho deciso di prendere una mozzarella speciale, ho deciso, come è mio solito, di dare un senso ancora più profondo a ciò chd faccio . Sulla strada che dalla Domiziana verso Mondragone porta verso Cancello Arnone ci sta un cartello, indica una stradina di campagna, molti qui conoscono bene quella stradina perché per tanti anni li' in fondo c' era la Lega Proanimale della dottoressa Fritz. Il cartello dice " Le terre di Don Peppe" , il caro Don Peppe Diana che il 19 Marzo del 94 ha pagato con la vita la sua battaglia contro la camorra. È un bene confiscato ai casalesi che una quindicina di anni fa' rimettemmo in sesto con i ragazzi di Libera, con i ragazzi della Comunità alloggio Don Peppe Diana del ministero, li' ai Colli Aminei, di cui Enzo era il coordinatore. Andammo anche noi con i nostri bimbi e le nostre figlie , tutti a spostare pietre in quel luogo che un tempo era avamposto dei Casalesi. Oggi rivederlo, comprare la loro mozzarella, è stato molto significativo per me. Se potete, andateci, a parte che la mozzarella è buonissima, ma è più che buona, è un gesto di resilienza!

13/08/2026

Una navigata sul Volturno per i nostri monelli , un' esperienza stupenda grazie a Mario Panaro e i suoi ragazzi. Abbiamo scoperto un po' di più della nostra Campania Felix, ammirato le sponde del fiume, gli uccelli e la vegetazione.

Tanti tanti auguri Marika ! Sei  nel pieno delle tue strameritate ferie e sei venuta dai tuoi bimbi a spegnere le candel...
10/08/2026

Tanti tanti auguri Marika ! Sei nel pieno delle tue strameritate ferie e sei venuta dai tuoi bimbi a spegnere le candeline ... per questo i nostri bimbi ti amano così tanto... perché si sentono immensamente amati da te ❤️

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02/08/2026

Cos' è una casa famiglia vera e propria? In un articolo che ho scritto qualche tempo fa' lo spiegai. Non fatevi rendere ignoranti da chi per suo uso e consumo usa le parole solo per avere qualche " like" in più. La parola " casa" , la parola " famiglia" non sono messe per caso, vuol dire che in quella struttura c' è qualcuno che ha messo tutta la sua vita, la sua casa, a disposizione di un progetto, un progetto di vita. È non è poco. Vivere con i bimbi 365 giorni l' anno, esserci tutte le notti e tutti i giorni, mettere la propria famiglia a disposizione di tanti bimbi perché possano sentirsi figli, è qualcosa di non così comune. Nel rispetto di chi questa scelta così totalizzante l' ha fatta, nel rispetto di chi ha fatto della sua vita una missione, nel rispetto anche di sé stessi, perché non ci sta nulla di svalutante a chiamarsi " Comunita' " se lo si è... sono solo cose diverse che operano però nello stesso senso, con le stesse motivazioni ( per la maggior parte delle volte ).
Buona lettura

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